Il 7 Gennaio
Non è una data storica.
Non è il compleanno di qualcuno che conosco.
Non è l’anniversario di questo blog.
Non è nemmeno il giorno del mio arresto.
Quando andavo a scuola, il 7 Gennaio significava solo una cosa: la fine delle vacanze. Mi ricordo che mio fratello, appena mi vedeva, rantolava questa frase:”Lo so, è dura”.
Oggi, dopo 10 anni dall’ultima volta che ho poggiato le mie cotiche su sedie liceali, il 7 Gennaio si fa notare grazie ad un fenomeno del quale sono, per il secondo anno consecutivo, l’indiretta protagonista: l’aiutohopauramania.
L’aiutohopauramania è un fenomeno che interessa, bene o male, tutti quelli che hanno l’emetofobia a periodi alterni: da Settembre al 22 Dicembre sì, dal 23 Dicembre al 6 Gennaio no, dal 7 Gennaio al giorno prima il martedì grasso sì, martedì grasso no, dal giorno dopo martedì grasso al 7 Marzo sì, l’8 Marzo no (solo per le donne), dal 9 Marzo fino al giorno prima di pasqua sì, da pasqua a pasquetta no, dal giorno dopo pasquetta all’inizio delle vacanze estive sì, dalle vacanze estive fino alla fine delle vacanze, a Settembre, no. (Domeniche, compleanni, giorni festivi inframensili e santi patroni: no.)
Periodi alterni, dunque.
Periodi che non coincidono -per puro caso, eh!- con vacanze, vacanzette, gite fuori porta, natali, pasque, sdraio e ombrelloni.
E lo so, quando non si ha la responsabilità del lavoro e dello studio, è normale che l’emetofobia cali di intensità, perché ci sono meno doveri, meno improrogabilità e, diciamocelo, meno rompiture di palle; tuttavia, a questa bella e accomodante spiegazione si associa un comportamento che a me non sta per niente bene.
L’aiutohopauramania, appunto.
L’aiutohopauramania è il mandarmi, ad ogni morte di vacanza, mail e richieste d’aiuto riguardanti l’emetofobia e poi, ricevuta la mia risposta, non dare più segni di vita. Ploff, sparire come lo stipendio di un operaio.
Ciò che mi ha portata a scrivere un post urticante come questo è l’aver letto cotanta idiota frase in una mail mandata da una ragazza alla fine di un periodo di corrispondenza, periodo nel quale io rispondevo sempre a tutti i suoi rigurgiti emozionali e lei rispondeva quando si ricordava di averli, i rigurgiti emozionali:
“Pika, non ti scrivo più perché io sono uscita dall’emetofobia e ho paura che riparlarne con te mi possa far tornare come prima. Io non voglio tornare come prima, adesso ho capito come controllare il vomito. Mi dispiace che tu ancora non sia riuscita a superarla, ma io non voglio tornare indietro. Adesso sto bene, anche se ho il terrore delle influenze intestinali”
(Lo dico subito: io con lei, come con tutti quelli che mi scrivono, non mi sfogo e non mi sono sfogata mai, semplicemente perché mi rendo conto che farlo sarebbe solo uno scambio di urla tra sordi.)
La mia risposta: “curati, ma per bene”.
Questa è l’unica persona che ha avuto la faccia culoforme di dirmelo, gli altri, quelli che non si fanno sentire durante i periodi buoni e poi ritornano a scrivermi pm e mail in cui riversano la loro sciocca speranza di sentirsi dire ciò che vogliono sentire dire, no, quelli si mantengono caldi il letto, spariscono e poi, come se niente fosse, tornano e annullano tutto ciò che io ho già detto loro mesi prima, e cioè che se stanno così male devono chiedere aiuto ad un professionista da scegliere tra: psichiatra, psicologo, terapista, comportamentista, analista, commercialista, santone indiano, mago Otelma e Vanna Marchi.
Ecco le risposte più gettonate:
“Ho già visto tot psicologi ma non mi hanno saputo aiutare perché non conoscevano l’emetofobia”
“Ho il terrore dei virus, ogni volta che qualcuno sta male non lo chiamo nemmeno al telefono per paura del contagio. Ma non ho bisogno dello psicologo”
“Non ho soldi[...] Ma lo sai che quest’anno vado alle Maldive?”
“Ma tu non sai il nome di qualche antiemetico che funziona? Non mi ritare fuori la storia della psicoterapia perché lo sai che non c’è psicologo che possa curarmi”
Lo voglio dire qui, per non ripeterlo ogni volta tramite pm o mail: io non ho la pozione magica per uscire dall’emetofobia, chi ha la convinzione di potersene uscire dai propri problemi schiacciando il bottoncino rosso, eviti molto accuratamente di scrivermi. La mia risposta è sempre la stessa: terapia. Punto. Non do altre risposte. Chi, invece, è animato dalla buona intenzione di parlare così, per puro sfogo, per scambiarsi punti di vista sull’emetofobia o sui rispettivi terapisti o per discutere dell”ultimo mascara con il motore a due tempi, ma anche di pigiamini con i coniglietti, ben venga. Io sono sempre disponibile a parlare di pigiamini con i coniglietti, di mascara a motore e di emetofobia.
Non me la sto tirando (anche perché me la potrei tirare se avessi superato l’emetofobia, ma ancora non è così e anche se fosse, non negerei mai una parola a chi mi scrive), sto solo preservando i miei già deperiti nervi della pazienza. Ho messo a disposizione tutte le mie conoscenze sul tema emetofobia, ho condiviso i miei metodi e discusso sempre molto tranquillamente dei metodi degli altri, lasciando aperta ogni porta. Ma qui non si parla di emetofobia, qui si riparla, purtroppo, di carattere. Non è l’emetofobia a impedire ad una persona di essere corretta nei confronti di chi ha impiegato del tempo nel leggere e soprattutto nel rispondere adeguatamente a pm e mail.
Non è l’emetofobia, è, come già detto almeno un era geologica di volte, il carattere e la convinzione che ad alcune persone tutto è dovuto.
Certe volte leggo dei racconti di individui che si domandano disperati “perché a me?”. Perché a te? Perché tu chi sei, a differenza del tuo vicino di casa, per non dover essere investito dai problemi della vita? Cosa porta un essere umano a ritenersi talmente intoccabile da chiedersi il perché determinate situazioni capitano a lui e non ad un altro? Ma soprattutto, cosa porta lo stesso essere umano a ritenere che chi ha esperienza di un dolore, e dimostra di volerne discutere, abbia il dovere morale di essere sempre disponibile, mentre lui, sommo ed eletto, nemmeno si prende la briga di concedere risposta?
Come ho detto, l’emetofobia non c’entra. E se l’emetofobia non c’entra, automaticamente io me ne tiro fuori, perché non è compito mio ricordare a persone maggiorenni e consapevoli che la vita non è quel cosino rettangolare che si chiama telecomando e che le soluzioni semplici le danno le cartomanti, non persone che, come me, ogni giorno cercano, nonostante tutto, di edulcorare la propria situazione a favore di una comunicazione non vittimistica, non negativa, non demotivante.
La cura, se così vogliamo chiamarla, c’è, ma è necessario dimenticare le vie semplici e considerare, anche solo per un minuto, che noi non siamo divini e gli altri plebei pezzenti, bensì siamo uomini con gli stessi diritti e gli stessi doveri degli altri, con le stesse probabilità del vicino di cadere in qualsiasi buco di fogna puzzolente e meschinamente nascosto dalla vita stessa. Nessuno ci deve niente se siamo noi a non voler accettare ciò che gli altri ci offrono.
La mia “cura” risponde a: impegno (non solo mio, ma anche di chi mi sopporta ogni giorno), soldi, sofferenza e Dr House. Fine, non ho magheggi da consigliare.
Quindi, a fine vacanze, quando ci si ricorda di avere l’emetofobia e magari anche di aver ricevuto risposta da qualcuno che si è dedicato ad una causa sua fino ad un certo punto, è necessario ricordare anche che l’emetofobia ha potere fino ad un certo punto. Può impedire di farci mangiare un panino tranquillamente, ma non ci impedisce di essere educati e, scusatemi, anche un po’ riconoscenti. E’ facile dare la colpa all’emetofobia, difficile è prendersi la responsabilità di azioni e comportamenti nei quali l’emetofobia poco c’entra.
Mi viene in mente una frase di Guareschi (scrittore del quale sono da sempre innamoratissima), pensiero riferito a tutt’altra situazione, sicuramente molto ma molto più drammatica rispetto a quella proposta in questo post, ma che riassume il concetto ampiamente distorto di dare e avere e di sentirsi in qualcosa in più rispetto agli altri, Guareschi scriveva:
“Non val la pena di fare qualcosa per questa gente. Se gli regali qualcosa accampano subito dei diritti.”
E posso dire solo che è proprio così.
Questo Post è stato scritto da:
Pikadilly
4 Commenti
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Data: 10 Jan, 2010 Ore: 17:28
Cavolo ti capisco…e viaggiando un po’ qui e un po’ là tra siti e forum ho visto tante persone che si comportano in quel modo!
A me fa sempre piacere discutere di quel che riguarda l’emetofobia e anche sui pigiamini con i coniglietti(ne ho preso uno bellissimo da oysho XD )
ed evito di vomitarti addosso le mie lamentele perchè purtroppo so che anche tu sei piazzata come me…
Cmq ti stimo tantissimo…sei in grado di discutere di tematiche veramente importanti che io non riesco neanche ad esprimere, mi fa piacere vedere che c’è una persona come me che si è impegnata in una terapia e cerca sempre di migliorare!
continua così!
sei grande!
Lala
Data: 12 Jan, 2010 Ore: 06:10
Ciao Lala,
grazie per le tue parole.
Menomale che non sono solo io a notare il fenomeno che descrivo nel post.
Grazie di nuovooooo!
Ps: Lo sai che io ancora non ce l’ho un pigiama con i coniglietti? Però ho le babucce coniglietto.
Data: 13 Jan, 2010 Ore: 06:30
Prego figurati le penso!:D
hihihi
beh dai se vai da oysho ce n’è a palate!!!!
Ho anche quello di minnie….
il mio ragazzo mi odia!!!ahahaha
Data: 16 Jan, 2010 Ore: 04:23
AAAAAAh, lascialo perdere. Solo noi possiamo capire la sottile arte dell’indossare un pigiamino con decorazioni under 12.