I sillogismi dell’emetofobica disoccupata
Il lavoro è importante. Non l’ho scoperto ora, lo so da sempre, o meglio, da quando – piccolissima- andavo a fare la spesa: al supermercato barattavo soldi per cibo mentre i miei coetanei barattavano He-Man per sbirciare sotto la gonna della Barbie o della padrona della Barbie. Quindi credo di quantificare l’importanza del lavoro soprattutto ora che circola una moneta che chiamano euro, ma che io continuo ad identificare come il locatario che non si vuole schiodare dall’idea generale di economia che funziona.
Il lavoro è fondamentale per poter anche solo pensare di vivere da soli, anzi, di vivere e basta. Quindi mi chiedo:se si soffre di una fobia invalidante, che succede quando ci troviamo davanti un probabile datore di lavoro e lo informiamo del nostro problema?
Semplice, lui riguarda il curriculum vitae per trovare quell’unica virgoletta scritta male, quella particolarità di noi che non si adatta al lavoro, la malagrazietta che lo toglierebbe dall’impaccio, e se non la trova nel Cv arriva addirittura a sconsigliare quel tipo di lavoro per cui lui ci sta(va) assumendo! Questo è capitato a G., S. e Carla: lettrici del blog che mi hanno raccontato la loro esperienza.
Ma allora che fare quando si soffre di una fobia invalidante socialmente considerata una pippa mentale? Quando si hanno difronte due strade – una delle quali prevede lo stare otto-nove ore senza mangiare, e l’altra 24 ore al giorno senza una lira – come ci si deve comportare?
Un’amica, dall’acume pari solo a quella di Topo Gigio, mi ha risposto: “Fai qualcosa per uscire dal tuo problema. Ti curi”.
Nell’incertezza di sputarle in un occhio o di scrivere il suo nome, cognome e numero di telefono nel bagno di qualche Autogrill, ho finito per non dire nulla e non fare nulla.
Mi curo. Già.
Ma se è possibile chiamare la porta d’uscita “cura”, allora dovremmo considerare l’emetofobia una malattia? E se la definiamo malattia, allora dovrebbe anche essere considerata come un vero problema, e non solo come una pippa mentale, no?
No, ovviamente.
Ripensando alla risposta di Topo Gigio, mi è venuta in mente una catena di ragionamenti che è chiamata Sillogismo*:
Il lavoro ti dà i soldi.
Se non lavori non hai i soldi.
Il Dott. House lavora come escavatore psicologico.
Io ho un emetofobia invalidante e mi risulta difficile trovare lavoro.
Io vado dal Dott. House per uscire dall’emetofobia.
Conclusione:
Chi dà i soldi al Dott. House se io non lavoro a causa dell’emetofobia?
Bisognerebbe chiederlo a Topo Gigio, ma ho paura della risposta.
*Ho liberamente riadattato il concatenamento delle frasi, con buona pace di Aristotele.
Questo Post è stato scritto da:
Pikadilly
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