Dott. House Pikady division

Scritto da: Pikadilly | In: Emetofobia | commenti Commenti (3)
15
May
2009

“Qualcuno lo sa che hai questa fobia?”
“Lo vede questo?”
Annuisce.

“Ebbene, sono andata in giro con questo brufolo per tutta la mattina, tutti mi guardavano come se avessero intravisto Heidi che alzava la gonna davanti a Petar, a sud-ovest del pustolone…e mi creda, non c’è stata donna sana di mente che non abbia notato e schifato il mio viso. Nemmeno una vecchietta che aveva la pelle come uno sharpei è riuscita ad evitare la smorfia di repulsa. Quindi, se crede che far sapere che sono vomitofobica sia la cosa più imbarazzante che metto in giro, be, è evidente che ne avremo di cose divertenti da raccontarci”.

Ed è questo che avrei detto al Dott. House, se mi avesse chiesto ragguagli sul chi sa della mia emetofobia.

Parlare con lui mi ha rigenerato le idee e, contrariamente a ciò che implicitamente mi aspettavo,  non ha  fatto un mezzo accenno alla famosa magical-phrase che tutti i pazienti pretendono dal proprio dottore, quella che ti fa dire: “Ma io fino ad ora che ho fatto invece di pensare? Ho fatto sega dal cervello?”.

Per me essere lì, su quella sedia, davanti il mastro di chiavi del mio futuro, è stato come quando Frodo si trova ai piedi della barca degli elfi, e sa che deve andare con loro insieme a Bilbo. Una scelta difficile, ma che si doveva fare, che avrebbe fatto star bene lui e tutti gli amici. Menomale che io non sono Frodo, i brufoli li accetto, i piedi pelati NO!

L’incontro è durato fiscalmente 45 minuti, da quando sono emetofobica particante (ovvero che va da analisti/psicologi/cartomanti), ho imparato a calcolare i miei pensieri e a disporli per bene in modo da non sforare i canonici 45 minuti di seduta. Mi sono sempre chiesta: perchè non un’ora?
Le risposte a questa profonda domanda sono state varie, eventuali e assurde, ovviamente.

Forse hanno bisogno di un quarto d’ ora per riprendersi da tutte le cazzate che hanno sentito in seduta, forse nascondono un analista sotto la sedia, che li svuoti delle cazzate che hanno sentito in seduta, forse ridono delle cazzate che loro stessi hanno detto in seduta o forse chissà, è semplicemente una legge fisica come quella che ti impedisce di lasciar andare un brutto maglione o un uomo stronzo solo perchè un’altra l’ha puntato dopo che lo hai mollato. Non lo so.

In ogni caso, la mia seduta è durata 45 minuti, e sinceramente non l’avrei protratta oltre. Mi sono trovata davanti una persona che non aveva pronto un taccuino di consigli su “cosa devi o non devi fare”, nemmeno una alla quale interessavano i particolari rossi e neri della mia vita passata (tranne il mio brufolo, non interessarsi a lui equivaleva a mentire spudoratamente), avevo davanti qualcuno che si stava preparando a vedermi adesso, non un riflesso di ieri, ma un corpo e un’anima di ora. Porcamiseria quanto mi ha fatto bene sentirmi osservata in questi termini.

Ora devo far riposare i pensieri, oggi sono stati eccitati da proposte indecenti: se ti chiedessi di guardare questa cosa in questo modo, tu cosa vedi?

Si parlava di un sentimento, ma se si fosse accennato al brufolo avrei risposto così:

“A dottò, lei me lo pò fa pure vede da sta parte, ma come lo giri lo giri, io vedo sempre un brufolone che sta tentando di far crescere la sua prole sulla mia faccia”.

Purtroppo, anche se la psicologia è applicabile a tutto, un brufolo rimane sempre un brufolo, e se è enorme attira più sguardi increduli di Berlusconi che va pattinando in giro con la maglietta del Che.

Questo Post è stato scritto da:
Pikadilly Pikadilly

Soffro di Emetofobia da quando avevo 17 anni. I primi 8 anni li ho passati a domandarmi a quanti kg ammontasse la mia pazzia, poi ho scoperto che la mia paura aveva un nome, uno di quelli seri, uno di quelli che non puoi dire "E' una pippa mentale". ;)

3 Commenti

  1. #1
    Commento di: Stella
    Data: 16 May, 2009 Ore: 08:50

    Secondo me tu non soffri di emetofobia,se fossi una che ha paura di vomitare non lo andresti a dire in giro così.

  2. #2
    Commento di: Pikadilly
    Data: 16 May, 2009 Ore: 09:46

    Ciao Stella, ti rispondo come rispondo a tutti quelli che dubitano dell’esistenza di un qualche tipo di fobia dentro di me.

    Io non credo che ci si possa beare di soffrire di una fobia così imbarazzante, non lo credo soprattutto per quelle persone, tipo me, che lavorano sul web e che hanno praticamente il 90% dei clienti in rete che potrebbero venire a conoscenza del problema. Non tutti, posso giurartelo, capiscono, ti prendono semplicemente per pazza. Tu affideresti il tuo lavoro ad una persona che consideri pazza? Forse tu lo faresti, molti non lo fanno.

    Quello che ho deciso di fare io, a differenza di chi invece usa la mera lagna per spiegare l’emetofobia, è dare un volto e un corpo all’emetofobia, non che io debba impersonificarla, intendiamoci. Quello che ho deciso di fare con questo blog è informare, informare chi crede di essere pazzo e senza speranza, chi crede che l’emetofobia sia una trappola per l’eternità. Lo faccio a modo mio, raccontanto la mia esperienza senza dare consigli, ma solo mostrando una faccia dell’emetofobia che molti celano dietro a tremila nick in rete, e nella vita reale si nascondono dietro ai vari “non ho fame…”, “no, ho già mangiato…”.

    Nessuno li giudica, anzi, li comprendo perchè anche io ero così, ma non si può dubitare di una persona, rispetto ad una fobia, solo perchè il suo comportamento è diverso da quello della maggioranza delle persone. Io sono fatta così, su questa terra siamo tutti diversi, e come dico sempre: le caprette stanno bene sui monti insieme ad Heidi, non nelle comunità di persone pensanti e mentalmente indipendenti. ;)

  3. [...] L’ho presa, ho guardato la data: 15 Maggio 2009. (Il blog me lo conferma) [...]

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