Cosa le dico?
Alle volte ho l’impressione di essermi presa una responsabilità più alta di me, poi però mi giustifico dicendo che non avevo molta scelta, visto che là fuori l’ascolto attivo è pari al zero virgola zero uno, e quell’uno si tiene in piedi su palafitte di cartapesta.
L’ascolto attivo non c’è, e io ho smesso di pretenderlo, perché mi rendo conto che ognuno ha la sua rogna e se non si hanno le unghie abbastanza lunghe per grattarsela da soli, si rischia di passare tutta la vita ad urlare in un mondo pieno di ascoltatori sordi.
Ho constatato anche che la maggior parte delle persone crede davvero di conoscere la psicologia umana e sciorina frasi fatte, consigli letti sulle riviste dalla parrucchiera, credenze popolari, schemi mentali che vanno bene per un film tratto da un Harmony, non per la vita vera, non per persone come me alla quale la frase fatta urtica più della rogna.
Poi capitano email tipo questa:
“Ciao Pika, mi chiamo ******, ho l’Emetofobia da dieci anni, ma ho scoperto solo ora come si chiama. Se non fossi madre di un bambino che sta subendo la mia paura, forse potrei anche prendermi del tempo prima di decidere di curarmi, ma io non posso. Lui è ancora piccolo, quindi ho un margine di libertà per poter gestire la cosa, ma sono arrivata al punto che non riesco quasi a sollevarlo. Peso 45kg e non sono tanto alta. Ho paura seriamente di morire. Prima che nascesse ****** mi dicevano che con il diventare madre avrei superato la paura, ma non è così. Dicono che la maternità ti faccia superare le paure, ma non è vero. E adesso ogni volta che parlo della mia paura, vedo gli occhi delle persone, mi giudicano, mi reputano una madre di merda perché non riesco a gioire come si dovrebbe. Io amo mio figlio, credimi, lo amo da morire, ma la paura non mi è passata, anzi, è aumentata perché adesso devo pensare anche a lui. Non so più con chi parlare, mi sento profondamente fallita, mi sento uno schifo e in tutto questo ci sono mia madre e la madre di mio marito che continuano a dirmi che passerà, ma non mi aiutano, dicono che devo farcela da sola, ma sto crollando, non ci riesco, mangio meno di mio figlio che ha cinque mesi. Anche mio marito è preoccupato, ma lui che può fare? Lavora come un pazzo e non può permettersi di aiutarmi anche a casa e io non lo pretendo perché la sera torna distrutto.
Tutti hanno le soluzioni in tasca, io provo a seguire i loro consigli, ma non funzionano, sarò sbagliata io.
Che devo fare?”
Leggendo questa email mi verrebbe voglia di inoltrarla a tutti quei frasifattisti dalle cui bocche escono cliché e credenze popolari sul “come si dovrebbe essere quando si diventa madri”, ma so che la risposta “Tu non hai figli, non puoi capire” arriverebbe di corsa a cancellare via il mio diritto di parola su argomenti simili, come se per capire che questa mamma sta veramente male bisogna moltiplicarsi.
Comunque la domanda resta: cosa le dico?
Le dico di rinchiudersi a casa perché se tanto aspetta un aiuto dalla società non lo otterrà mai?
Le dico che in Italia si preferisce dare le prime pagine dei giornali a due verbolese romane piuttosto che a problemi di questo genere?
Le dico che l’emetofobia è una pippa mentale, quindi se suo figlio un giorno rimarrà orfano sarà perché qualcuno si è fatto una semplice ravanata di mani nel cervello?
Le dico tutte le minchiate che le persone propinano a me solo per una loro voglia di spiegarsi la questione nel modo più accordante possibile e stando particolarmente attenti a sincerarsi che a loro non potrà mai capitare, convincendosi di essere razionali e più forti di me?
Le dico che ognuno ha le sue rogne e bisogna farsi crescere le unghie?
Le dico “Non può piovere per sempre”, “Domani è un altro giorno”, “E’ colpa di Berlusconi”, “Arriverà il tuo momento”?
Le dico che “Basta volerlo” o la giudico dicendole che non ha abbastanza amore per suo figlio?
Le dico “Pensa ai bambini dell’Africa”?
No, davvero, a questo punto lo chiedo a voi: cosa le direste?
Questo Post è stato scritto da:
Pikadilly
5 Commenti
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Data: 26 Jul, 2010 Ore: 12:45
Ciao Pika, la situazione è parecchio delicata. Ma è delicata per tutti quelli che soffrono di Emetofobia.
Lo sai bene anche te, il problema deriva dalla testa e di certo il nostro corpo non farà in modo che nessuno muoia per questo problema.
Come ti dicevo io ho sofferto per un bel po’ di emetofobia e grazie a Dio mi è passata.. certo se dovessi sentirmi male, starei malissimo, ma chi non lo starebbe, si sa che non è piacevole per niente..
Ma continuo a ripetere che grazie a Dio mi sono passate le paure, quelle che non ti fanno mangiare troppo, quelle che non ti fanno andare in giro da settembre a dicembre e quelle che d’estate ti fanno girare lo stomaco quando senti che qualcuno è stato male. Quelle che non ti fanno vivere la vita a pieno..
La ragazza che ti ha scritto deve essere compresa ed aiutata da chi ha accanto, da chi la ama e l’ascolta tutti i giorni.
Con il loro aiuto, le loro parole e le loro sicurezze possono aiutarla.
Rassicurare una persona via email è la cosa peggiore e più inutile che si possa fare.
Il problema comunque possiamo dire che è al piano superiore (la testa) e non servono né psicologi, né psichiatri per risolverlo.. né tantomeno quelle pasticche che ti distruggono la mente..
Io potrei raccontarti come l’ho sorpassata ma mi daresti del cretino e quindi aspetterò quel giorno in cui sarai pronta per scoprirlo (quasi quasi ci scrivo un articolo nel mio blog..;))
Nel frattempo posso consigliarti di rispondere a questa ragazza e rassicurarla che se lei vuole, può sorpassare il problema e che, nonostante le sue paure, di certo non gli accadrà niente di male.
I miei 2 cents
Data: 26 Jul, 2010 Ore: 13:19
Ciao Pika! dopo aver ringraziato sia te sia Dimitri per le parole scritte (finalmente intelligenti, dopo tutta la sporcizia che si legge e si sente in giro), vorrei chiedere a Dimitri come gli son passate le sue paure… mi ha colpita molto quel ripetere “grazie a Dio” e vorrei approfondire su questo… ne sarei felice…
Riguardo l’articolo sulla mamma, son rimasta completamente senza parole e, sinceramente, un po’ spiazzata a disillusa. Ho creduto fino a questo momento che con la maternità (il desiderio più grande della mia vita) un giorno potrò guarire, perchè mi troverò a dover affrontare le mie paure per amore di mio figlio, ma ora ho capito che nemmeno un amore così grande a volte può essere abbastanza per farmi guarire. Ingenuamente confidavo in questo, come se cercassi nella maternità la soluzione ai miei problemi… forse è anche per questo che, senza rendermene conto, desidero così tanto diventare mamma. Ora son un po’ disillusa, ma più con i piedi per terra ed ancora più decisa a farmi su le maniche per guarire.
Che Dio cia aiuti…
Un abbraccio a tutti…
Data: 26 Jul, 2010 Ore: 14:35
@Anna
ciao, ho giusto scritto un articolo riguardo a questo.
Ho colto l’occasione che me lo hai chiesto e poi era tanto che dovevo farlo.
Puoi leggerlo qui: http://chiavidelcielo.dimix.it/2010/07/26/come-ho-sconfitto-lemetofobia/
Data: 26 Jul, 2010 Ore: 15:43
non sapevo dimitri!
io non saprei cosa dire a questa ragazza, se non trovare davvero una sorta di fede e fiducia in se stessa, perchè finora ho visto che sono le uniche cose che guariscono le proprie paturnie, che siano emetofobia o sindrome da attacchi di panico (vedi me) o altro.
se posso contribuire vorrei ridiffondere l’articolo di dimitri e il tuo presente, per parlare di emetofobia almeno sul mio blog, per quanto possa valere
un abbraccio a tutti
Data: 30 Jul, 2010 Ore: 16:40
Intanto ringrazio tutti per aver commentato e provato a dire qualcosa. Ringrazio chi ha utilizzato il proprio blog per diffondere il verbo.
Forse per qualcuno sembrerà poco, invece è molto. Il primo passo per sconfiggere l’Emetofobia è informare, perché il silenzio che gira intorno a chi sta male pesa quasi di più dell’emetofobia stessa.
Grazie a tutti!!!