Come la vivono loro?

Oggi sono andata a trovare la mia fabbricatrice nella scuola dove di solito mima il lavoro.

Mentre faceva lo slalom tra vichinghi alti meno di un metro e maestre con i nervi aggrappati al soffitto, mi ha chiesto come stavo.
Domanda retorica, è vero, ma oggi l’ho sentita diversa, forse più penetrante del solito.

La risposta non mi è piaciuta, anche se è uscita dalla mia bocca: “Mamma, io non ho futuro”.

Lei non ha controrisposto, ma dentro quegli occhi color cielo tiepido c’era tutto un papiro di preoccupazioni che ho troppo dato per scontato in questi anni.

Tornata a casa mia, ho salutato la controparte domandandomi questa semplice cosa: sto perdendo solo io?

Da questa domanda ho costruito tutto un monterozzo di interrogativi che prima non mi ponevo, concentrata com’ero ad alimentare l’idea di essere l’unica stramaledetta vittima.

Andando indietro nel tempo, ho rivisto mio fratello e mia madre sopportare i miei giorni di fame estrema, quando, come pasto del giorno, un pavesino era poco e due erano troppi.
Che razza di vita hanno vissuto mentre io cercavo di non morire di fame?

E la persona che vive con me, che ogni giorno mi vede rinunciare a qualcosa, a cosa sta rinunciando per causa mia?

Non me lo sono mai chiesta perché loro mangiano tranquillamente, loro hanno un lavoro, loro escono e si prendono un gelato senza vederlo come qualcosa che di sicuro li farà star male.

E mi sono stupita di quanto io sia stata così superficiale nel pensare che in questo giochetto del dolore l’unica a perderci fossi io.

Oggi ho ancora più voglia di tornare da House.

11 thoughts on “Come la vivono loro?

  1. Lauryn

    è vero, chi ci circonda soffre anche peggio, perchè si sente impotente. in parte è anche “grazie” a questo che ogni giorno cerco di tirarmi fuori dalla sindrome da panico, che è sempre viscida di sfondo a tutte le mie attività. finchè la cosa riguarda me e me sola, mi ci lascio anche cadere dentro, ma quando tocca da vicino le persone che mi stanno a cuore no, mi do una spinta e cerco di superarlo.
    un esempio banale: se si tratta di fare 500metri per andare a prendermi un paio di scarpe, potrebbe venirmi un attacco, e magari per paura non lo faccio mai (infatti che mi ricordi sono pochissime le volte in cui ho fatto shopping da sola), ma se devo fare 4 chilometri per andare in farmacia per il mio amore, fanculo, che mi venga pure l’attacco, ci vado!
    so che è diverso dall’emetofobia, ma magari sì, pensare agli altri può esere una spinta a migliorarsi.
    pensaci, è brutto dire quello che hai detto…nonostante io pensi che a volte dalla sindrome da panico non ci sia via d’uscita, penso che dei trucchetti quotidiani ci sono, e potrò fare qualcosa nella mia vita, non è vivere così…

    posso farti due domande francesca? se vuoi non rispondere…quanti anni hai? convivi con il tuo fidanzato?

  2. Sergio

    “Io non ho futuro” significa “io non vedo futuro”.
    Anche io non vedo il muro alle mie spalle perché sono girato verso il computer a commentarti.
    Tu sei girata verso il tempo dei pavesini.

  3. recenso

    Quasi sempre non sanno aiutarci ma quando stiamo male anche chi ci ama sta male con noi, anche se non lo dà a vedere e l’impotenza, il non sapere come fare, li distrugge.

    Non basta per uscire dalla caverna, ma è importante che ce ne rendiamo conto :)

  4. Pikadilly

    @Lauryn

    Io invece sono il contrario, per me le cose le faccio, per loro non riesco. Questo denota che negli ultimi anni io ho vissuto con loro, ma non li ho vissuti. :(
    Purtroppo non ho mai avuto un legame famigliare così intenso da sacrificare il mio egoismo per loro, forse è anche per questo che certe domande mi arrivano addosso e io non so accoglierle.

    Io ho 26/27 anni e vivo con la mia controparte da due anni. ;)

    @Sergio
    Cinque secondi fa ero girata a vedere la vicina levigarsi le ascelle alla finestra. :D
    Hai ragione, ultimamente non vedo futuro, ma forse il mio inconscio pensava che facesse più effetto dire “non ho” piuttosto che “non vedo”. ;)

  5. gatto nero

    si potrebbe sviluppare un succulento 3d al riguardo
    penso che la nostra natura egoista prenda sempre in qualche modo il sopravvento, è facile sentirsi incompresi e unici sofferenti solo a vedere gli altri che conducono una vita che noi definiamo normale (dimenticando anche che tutti, e dico tutti, hanno i loro problemi, più o meno gravosi)
    soprattutto durante il periodo adolescenziale quando la fobia ha più probabilità di svilupparsi, e sentiamo i nostri malesseri spesso sminuiti con un “ma tutti vomitano” o “ma dopo stai meglio”
    io mi rendo benissimo conto che se fossi nei panni di un “sano” che a che fare con un emetofobico, probabilmente sarei tentato di dire quelle stesse cose, anzi, sono proprio quelle stesse cose che ripeto a me stesso nei momenti di così, perchè in fondo, per quanto possano sminuire il senso di disagio, sono vere

  6. Lauryn

    ecco, io ho cominciato a credere un po’ nella vita a 25 anni, quando ho conosciuto la mia controparte, come la chiami tu, e questa persona ha cominciato a credere in me. non sono diventata una supereroina ma di certo con le difficoltà che capitano nella vita, le paure si superano prima o poi, si finisce sempre con le spalle al muro.
    negli ultimi anni siamo finiti all’ospedale almeno 3 volte per problemi della mia controparte, e una volta (la mia prima) per il mio aborto, a giugno. le cose succedono, e bisogna affrontarle.
    quindi anche con la tua controparte sei egoista? almeno con lei, per la quale immagino provi vero amore, dovrebbe aprirsi uno slancio nel tuo cuore a migliorarti e superare le fobie…no?
    azzardo, se dico cagate dimmelo, so che lo faresti ;D

  7. Pikadilly

    @gatto nero

    Micio, volevo aprirlo, ma per motivi che tu sai, ho lasciato perdere…(nel caso tu non sai quali siano questi motivi, te lo dico in pm). :D :D

    Sì, infatti non si può dire che mia madre stia bene, voglio dire, ha un braccio di meno. Anche mio fratello non è al top. L’ometto di casa pare essere l’unico sano. :D :D :D

    Non saprei, io conosco molte persone fobiche o che hanno malesseri anche fisici, e per tutti, quando stanno male, preferisco la via del silenzio, cosa che pretendo anche da chi mi ronza intorno quando sto male. ;)

    @Lauryn

    Non ho mai perso fiducia nella vita, il mio è uno status un po’ particolare, perché mi sento viva fino al midollo, ma allo stesso tempo in uno stato di invalidità morale che mi fa cadere nella tentazione di vittimizzare il presente e il futuro. ;)

    Il mio egoismo è caratteriale e non passa con l’amore, però, intendiamoci, non è che sono la stronza di casa, eh? :D
    E’ che ho ben sviluppato quell’istinto di sopravvivenza che non vede niente e nessuno quando in gioco ci sono le mie abitudini o i miei mondi interiori.

    Io per lui ho fatto la fame due giorni, erano le prime volte che ci vedevamo e lui scendeva dal nord per venire a trovarmi. Una volta è rimasto due giorni e io per due giorni non ho toccato pappa perché eravamo fuori casa. Lui mi conosce, sa rispettare i miei spazi e quelli che io chiamo i miei mondi, lui si è adagiato su di me e io su di lui e nessuno recrimina o pretende niente dall’altro. Ci lasciamo vivere e stiamo bene così. ;)

    E c’è da dire che io sono emotivamente indipendente, nel senso che non mi sono mai appoggiata a qualcuno, o meglio, l’ho fatto e ho visto che non è roba per me, quindi sono tornata al vecchio schema di superare le mie paure da sola. Lui mi sta aiutando tantissimo sia sul piano morale che materiale, ma il ciclone che ho dentro lo devo domaare io, così quando sto male preferisco rimanere da sola. ;)

  8. Lauryn

    brava :*
    eheh mi hai fatto ricordare che pure io le prime volte che uscivo con il mio amore mangiavo pochissimo, non era emetofobia ma quasi, nel senso che dall’ansia (sempre sul bilico della sindrome da panico) mi si chiudeva lo stomaco e avevo paura di sboccare dall’emozione. per cui mangiavo pochissimo, salvo poi rimpinzarmi quando tornavo a casa perchè poi la fame vera si faceva sentire ehhe
    un abbraccio, ti seguo sempre come vedi :)*

  9. Angelica

    Io non dimenticherò mai un giorno che mio fratello stava molto male,aveva la febbre alta e mia mamma gli disse che avrebbe dovuto mangiare perchè con tutte quelle medicine di sicuro si sarebbe sentito peggio. Lui le disse sottovoce che non voleva mangiare perchè se avesse vomitato io mi sarei spaventata. Mi sono sentita letteralmente una merda perchè lui stava male e pensava a me mentre quando sto male io corrono tutti.

    Mi son resa conto che la fobia non condiziona solo la mia vita ma anche quella delle persone che mi ronzano intorno e che mi amano ed è triste,molto triste.

  10. Pikadilly

    @Lauryn

    Lo so, Laura, e questo mi fa piacere. :D
    Ti ringrazio ancora, hai fatto l’unica cosa di cui questo blog e il mondo dell’emetofobia ha bisogno: informare. ;)

    @Angelica
    Senti, mi presti tuo fratello? Perché il mio un giorno ha fatto questa cosa qui.
    Era andato alla festa di un’amica, era stato male tutta la notte, ma senza vomitare. Bene, la mattina seguente, appena mi ha visto, ha battezzato la soglia della mia camera. :D :D

    A parte gli scherzi, anche lui con me è molto premuroso su questa cosa, quando era in aria, mi allontanava sempre e io non mi offendevo mica. :D

    Comunque è una spinta a non lasciarci andare, quindi è positivo. :D

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