Ascoltare non è difficile

Postato il December 9, 2009 da: Pikadilly | Categoria: Emetofobia | 8 Commenti

Certe volte mi chiedo se le persone che ho davanti mi ascoltano o stanno solo aspettando il loro turno per parlare.
Ci metto pochi istanti a capire, mi basta ascoltare con gli occhi le urla del loro corpo.
Così smetto di parlare e aspetto. Non molto, a dir la verità. Perché non si prendono nemmeno il tempo di elaborare le informazioni che ho inviato loro, che già hanno buttato sul piatto la risposta. Così, come una scala reale.

Ben sopporto le frasi di rito (“pippe mentali”, “ti passerà con il tempo”, “pensa ai bambini africani”, “al tempo mio mangiavamo pane e cipolla”, “sì, anche io ho paura dei ragni, ma mica smetto di uscire”, “hai capito il bastardo che ha fatto? Mi ha detto che stava male e invece era in giro con gli amici, ma mo me vendico, altro che”), ciò che non riesco più a sopportare è la “soluzione accomodante” spacciata per la grande risoluzione del problema.

Roba che farebbe sembrare Freud il consulente psicologico di Paperopoli.

Prima rispondevo a tono, ora aspetto che finiscano di parlare, ci rifletto su e non dico nient’altro. Perché? Perché la loro soluzione è talmente chiara e semplice che non lascia spazio a controrisposte.

A: “Ho paura di vomitare, per questo evito di mangiare fuori. Se succede a casa, amen. Se succede fuori, oddio!!”
B:  “Per superarla devi mangiare ed uscire”

Fine. Problema risolto. Non c’è altro da fare. Chiaro, no? Semplice, no?
Perché non c’ho pensato in questi dieci anni? Perché il Dr House continua a darmi appuntamenti settimanali? Oddio, si è innamorato, ecco perché!!!

Il quadro è talmente perfetto che non lo si farebbe toccare nemmeno a mani leonardesche.
Peccato che questo quadro è una crosta che nasconde questioni ben più complicate sotto.
Una pennellata non basta per risolverle, o peggio, per cancellarle. Perché ci sono cose che non devono essere cancellate, ma solo accettate.

In questo anno e mezzo di socializzazione con altri fobici (non solo emetofobici, sia ben chiaro) mi è capitato spesso di sentire soluzioni più assurde degli stessi oggetti della fobia.

Soluzioni che sembravano più adatte a chi le generava piuttosto che a chi erano rivolte.

Ed è qui il punto. Queste soluzioni a chi servono? A me, emetofobica mentalmente instabile, o a te, persona mentalapparentemente stabile che riesce a stare in società senza strizzare ogni volta che vede un panino?

E oggi, parlando con un’amica, mi sono resa conto che le soluzioni/spiegazioni che gli altri ci danno quando esponiamo un nostro problema sembrano tanto facili quanto adatte esclusivamente a chi le propina.

Pensiamoci.

Io sono una persona che non ha paura di vomitare. Tu sei una persona che ha paura di vomitare. Mi parli del tuo problema, problema che hai da anni. Cosa ti posso dire io? E’ semplice. Ti dico la cosa che farei io se avessi la tua paura.
Mi sto creando una soluzione semplice a qualcosa che io non conosco. E’ un pacificatore psicologico. Dando a te una soluzione che tu non mi hai richiesto, sto in verità dando una soluzione a me, oggi, per un domani, nel caso questa cosa dovesse “colpire” me, altrimenti non avrei bisogno di darti una soluzione così tremendamente semplice che tu avrai pensato, immaginato, sognato, desiderato, sbavato per anni interi.

Nella sua semplicità, quella soluzione va bene per chi non ha paura, ma non per chi invece vive la paura. Quindi, ’sta soluzione è per me o per te? E’ ovvio, per me, persona non fobica.

Semplice, no?

Poi ci sono quelli che cercano di aiutare perché si sentono impotenti, ma il loro modo di approcciarsi alla fobia è talmente palese che non hanno bisogno di dare soluzioni vocali.
Semplicemente perché ti aiutano sul piano pratico, materiale. Ti mostrano che hanno capito e ti aiutano a pagare il Dr House di turno perché tu proprio non ce la fai visto che non hai un lavoro grazie anche alla fobia;  ti offrono una casa accogliente e tranquilla in cui poter pensare solo ed esclusivamente alla soluzione più adatta a te e non a loro;  non ti chiedono come stai ogni cinque minuti quando ti senti male, solo per sincerarsi che non diventerai un problema per loro; aspettano tutti i tuoi tempi; ti cucinano cibi che sanno non essere nocivi per te…o semplicemente ti ascoltano senza dare soluzioni.

Così, in silenzio.

Alzano le mani, ammettono la loro impotenza e ti offrono un momento, un loro momento, un momento che è più prezioso di mille soluzioni del cazzo volte solo ed esclusivamente a mettere il cuore in pace a chi le vomita.

Ed è così che preferisco essere aiutata. In silenzio.

Ascoltare non è difficile.


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Commenti

8 Responses to “Ascoltare non è difficile”

  1. Arakne on December 9th, 2009 16:15

    mi hai commossa… davvero…

  2. Pikadilly on December 9th, 2009 18:25

    Mi hai capito, eh? ;)

  3. Vale on December 12th, 2009 03:32

    Pikadilly, è sempre toccante leggerti… in qst momento sto malissimo, ho una nausea che mi accompagna da diverse ore e come al solito penso di avere qualche strano virusgastrointestinale che mi farà vomitare facendomi morire di paura. E casualmente stasera ho una coppia di amici a cena… Ultimamente mi sembra che tutto peggiori, paura di andare al lavoro, paura di uscire a divertirmi, paura di stare sola in casa… devo convivere con questa nausea perenne ed ho la sensazione che intorno a me nessuno riesca a capirmi. Ma come possono tutti gli altri comuni mortali affermare che vomitare è una cosa naturale??? Io vado in panico al sol pensiero… Pensavo che dopo i dolori del parto sarei diventata invincibile e invece questa dannata paura mi attanaglia le viscere e credo che adesso come adesso senza un aiuto non possa cavare un ragno dal buco. Grazie per avermi ascolatato ;)

  4. Pikadilly on December 12th, 2009 12:37

    Ciao Vale, grazie per il commento. ;)

    Purtroppo più si aspetta ad intervenire e più aumentano le paure. Questo dimostra che la paura del vomito nasconde un problema che noi non vediamo perché troppo presi ad ascoltare lo stomaco. ;)

    I “comuni mortali” hanno le loro fobie, le loro ansie, le loro paure che si manifestano in altri modi, modi meno evidenti e meno castranti, per alcuni, e più evidenti, per altri. Certe volte mi ritengo fortunata perché io sono stata messa prepotentemente di fronte ad un problema che cercavo di ignorare. Spinta dalla fobia sto conoscendo parti di me che ora so gestire, prima erano del tutto incontrollati. ;)

    Il brutto è che non esistono dolori peggiori, ma solo le reazioni che abbiamo nei confronti di quei dolori. ;)

    In ogni caso, ti auguro veramente di riuscire a trovare quella strada. ;)

    Un abbraccio granddissimo! ;)

  5. Valentina on January 28th, 2010 15:57

    Grazie Francy, benedetto il giorno che sono capitata sul tuo blog che mi ha permesso di conoscerti (anche se non di persona) ;-)

  6. Pikadilly on February 1st, 2010 12:55

    Grazie Valentina. Il tuo commento mi commuove!! ;)

    Grazie mille!! ;)

  7. CARLOTTA on February 2nd, 2010 21:07

    CIAO SONO CARLOTTA, HO 31 ANNI E SONO 12 ANNI CHE SOFFRO DI EMETOFOBIA…. E TRA UN PO’ INIZIERO’ UNA TERAPIA PSICOLOGICA (PER NON PARLARE DEGLI ANSIOLITICI CHE STO PRENDENDO)….. RAGAZZI IO NON NE POSSO PIU’ DI AVERE LA NAUSEA PERENNE, DI PRENDERE PERIDON QUASI TUTTI I GIORNI, DI ESSERE ARRIVATA AD “ODIARE” I BAMBINI PERCHè PORTATORI DI INFLUENZE GASTRO INTESTINALI E… POVERI LORO, DAL VOMITO FACILE, SONO STANCA DI GUIDARE LA MACHHINA ANCHE PER OGNI PICCOLO SPOSTAMENTO ….E SONO STANCA DI QUESTA QUALITA’ DI VITA, AD PARER MIO PESSIMA…….. SPERO DI GUARIRE, NON DESIDERO ALTRO DI PIU’ IN QUESTO MOMENTO (SOLAMENTE VOI AMICI (EMETOFOBICI) RIUSCITE A CAPIRMI E …. CI CAPIAMO A VICENDA QUELLO CHE VIVIAMO E PASSIAMO TUTTI I GIORNI, MA LEGGERE ANCHE LE VOSTRE ESPERIENZE, E I VOSTRI TRAGUARDI, MI FANNO TORNARE IL SORRISO E A PENSARE CHE NON è MAI TROPPO TARDI PER ELIMINARE IL PARASSITA CHE è IN ME)

  8. Valentina on February 5th, 2010 22:19

    Ciao Carlotta, se ti racconto il lavoro che faccio io…. dai, sorridiamo tutte insieme: dici di essere arrivata ad “odiare” i bambini perchè portatori di influenze gastrointestinali… Io lavoro come educatrice presso un istituto per anziani, lavoro meraviglioso che mi da tante soddisfazioni, ma ti assicuro va a cozzare in maniera incredibile con la mia emetofobia: loro, se possibile, sono portatori ancor più dei bambini e proprio stamattina arrivo nel mio reparto e faccio giusto in tempo a leggere le consegne della sera precedente e della notte per far si che l’orrore si dipinga sul mio volto: il temutissimo virus gastrointestinale è arrivato!!!! quasi tutti gli anziani sono a letto in preda a rigetti più o meno devastanti. Giuro che il mio primo pensiero è stato quello di scappare (se l’avessi fatto davvero, vai a spiegare il motivo al mio capo) ma poi mi sono seduta e ho cercato di ragionare. Io sono forte, a me non verrà e inventandomi scuse di ogni tipo mi sono chiusa nel mio ufficetto, sperando che tutti i virus e i pensieri assillanti sarebbero rimasti fuori… quando ho timbrato il cartellino ho tirato un sospiro di sollievo doppio perchè è venerdì e per due giorni non ci metterò più piede. Ora mi chiedo… si può vivere così?? Pensando che ogni secondo sia lì lì per vomitare perchè se i nonnini hanno preso il virus per forza anche io devo averlo preso??? SI, SI PUò VIVERE COSì….

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