Anniversari
Un anno fa a quest’ora…mi sposavo?
Ehm…no, non “no” no, ma proprio NO!
Un anno fa a quest’ora…diventavo ricca?
Magari, no.
Un anno fa a quest’ora…raggiungevo una quarta?
See, ormai il verbo “crescere” si scrive e si legge “invecchiare”, da quelle parti non cresce più niente autonomamente, quindi no.
Un anno fa a quest’ora… stiravo per strada un wallaby, un pellerossa e il postino che mi ingravida la cassetta della posta con spam di ogni genere?
No, no e mi piacerebbe, ma no.
Un anno fa a quest’ora…prendevo i voti per diventare suora?
Io in mezzo alle suore? Sarebbe come sentir cantare Marilyn Manson nel coro delle voci bianche, quindi no.
Un anno fa a quest’ora…dicevo addio alla cellulite?
Credo che la nostra relazione durerà finché morte e decomposizione non ci separereanno, quindi no.
Un anno fa a quest’ora…sabotavo le corde vocali della vecchia del palazzo di fronte?
Credo abbiano provveduto i nipoti, ultimamente non la sento più ragliare. Comunque no.
Insomma, che cavolo facevo un anno da a quest’ora?
Dormivo.
Tutto sto casino per dire che dormivo?
Eh, mica è finita.
Un anno fa a quest’ora dormivo sul pavimento del bagno, dopo aver vomitato fragole gelide e tutto l’albero genealogico della mia famiglia, con la testa a penzoloni sul cratere di ceramica taggato Richard Ginori e mentre qualche dannatissimo vicino di casa mandava in loop “Such a shame” dei Talk Talk.
Un giorno da ricordare, sicuramente.
Non sto scherzando.
Da ricordare perché quel giorno l’ho atteso per otto anni e non pensavo di uscirne viva e senza conseguenze post trauma, e invece sono qui a ricordarlo come il giorno in cui io sono riuscita ad essere per la prima volta una persona normale (che si sappia: a me non piace questo termine):vomitavo libera dalla paura di vomitare.
Paradossi alla Pika? Credo di no, perché moltissimi emetofobici raccontano quel momento come uno dei pochi in cui la paura sembra non prendere ispirazione per attaccare la solita nenia ansia-panico-terrore.
Lì ho capito che si può fare, cioè che IO potevo farcela da sola, senza traumatizzarmi troppo, tant’è che inviai la mia controparte a lavoro: avevo tutto sotto controllo. C’ero io, c’erano le fragole, c’era “Such a Shame” e tutta la voglia di superare il momento privandolo di significati castrastrofici e drammaticamente assolutistici. E così è stato, incredibilmente*.
Ricordo l’annunciazione a mia madre e al Dr House.
Io: “Mamma, ho vomitato!”
Lei: “Mi fa piacere.”
Da House
Io: “Dottore, lei mi ha fatto vomitare”
Lui: “Ah, grazie, credo di doverlo prendere come un complimento…”
Lo so, ricordarlo potrebbe sembrare assurdo, ma dentro di me è come se fossero passati otto anni, non uno solo, perché l’ho aspettato così tanto da non riuscire a scindere quel pomeriggio dai 2918 giorni (più o meno) che lo hanno preceduto e atteso, quindi sì, è una data che va ricordata assolutamente.
E allora…auguri a me, che dopo otto anni (diventeranno dieci a Maggio 2011) di galoppante Emetofobia sono riuscita, quel giorno, a non fuggire e a sentirmi una persona qualsiasi proprio nel momento in cui il mio terrore veniva fuori insieme ad un piatto di gelide e anonime fragole.
*La paura non è andata via, lo ricordo per chi ancora crede nel “basta vomitare una volta per superare l’Emetofobia”: può succedere, non dico il contrario, ma in questo e in altri centinaia di casi non è successo.
Questo Post è stato scritto da:
Pikadilly
8 Commenti
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Data: 17 Jun, 2010 Ore: 20:01
Posso dire :”Io c’ero” ?
Data: 17 Jun, 2010 Ore: 20:07
Il mondo ti sta invidiando.
Data: 17 Jun, 2010 Ore: 20:08
ricordo quando me l’hai raccontato! e mi ha fatto riflettere sulle mie fobie, che proprio nel momento in cui sembrano culminare toccandosi con la realtà… non succede niente e ci fanno sentire anzi “normali”. poi però il meccanismo umano-satanico che c’è alla base riprende il suo ruolo infame e non ti permette di superare le tue paure, come succede invece nei cartoni animati dove i “traumi” (martellate o meno che siano)spariscono semplicemente attraverso questi momenti catartici, con la vittima che riprende il controllo di se stessa che sembra esclamare con aria sorpresa: “già fatto”???
Data: 17 Jun, 2010 Ore: 20:11
Ricordi?
Every :”Francy …. tutto bene?”
Francy :”Blauhhh”!! (stile Lurch degli Addams)
Data: 17 Jun, 2010 Ore: 20:13
@Arakne
E sono proprio quei racconti (anche nei libri e nei film spesso le fobie vengono superate così) che hanno creato nella maggior parte delle persone l’idea che una fobia si possa superare solo affrontandola di petto.
Io non so se a qualcuno è bastato vomitare per superare la paura, per me e per altri centinaia di emetofobici non sono servite gastrointestinali, indigestioni o fragole gelide per dire “E’ andata”.
@Every
Tu sì che sai creare immagini fedeli alla realtà.
Data: 17 Jun, 2010 Ore: 20:21
Beh, visto che siamo nell’era del 3D …almeno dovevo rendere bene l’idea con le parole
Data: 17 Jun, 2010 Ore: 21:45
@Every…l’hai resa benissimo,complimenti!:D
Piccola… quando ho cominciato a leggere questo blog mi sono shockata leggendo HO VOMITATO FRAGOLE. Ora mi scappa un sorriso.. un bacione
Data: 18 Jun, 2010 Ore: 09:57
@Angelica
In effetti io non ho avuto molto tatto nel raccontare quella storia.
Un bacione anche a teeeee, soreta.