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	<title>Emetofobia - Blog sull&#039;emetofobia - Paura di vomitare &#187; Società</title>
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	<description>Blog sull&#039;emetofobia</description>
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		<title>Desiderare è roba da ricchi</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Jun 2010 10:51:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pikadilly</dc:creator>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[desideri]]></category>

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		<description><![CDATA[Sottotitolo: quando interagire è male.
Certe volte, ma anche sempre, mi chiedo come sia possibile comunicare con persone chiuse nel loro mondo di cliché, frasi fatte e consigli Prêt-à-porter.
Parlo di quegli agglomerati di carne e pelle che ti fanno le domande solo per darti la loro personalissima visione della risposta giusta o comunque per farti sentire [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft" src="http://www.emetofobiaonline.com/images/desiderio.jpg" alt="desiderio" width="150" height="113" />Sottotitolo: quando interagire è male.</strong></p>
<p>Certe volte, ma anche sempre, mi chiedo come sia possibile comunicare con persone chiuse nel loro mondo di cliché, frasi fatte e consigli Prêt-à-porter.</p>
<p>Parlo di quegli agglomerati di carne e pelle che ti fanno le domande solo per darti la loro personalissima visione della risposta giusta o comunque per farti sentire idiota, viziata, stupida, capricciosa, infantile e tanto tanto stronza, non necessariamente in quest&#8217;ordine.</p>
<p>Lo so, me lo diceva anche House: tali sensazioni non me le inniettano loro, sono io che le monto perché vedo negli altri delle aspettative che mi riguardano e, se ho il sentore di averle deluse, mi sento un&#8217;incapace, quindi scatta la corsa alla riverginazione della mia immagine ai loro occhi. In verità è come se loro non ci fossero, perché io la scrivo e la deludo da sola, l&#8217;aspettativa.</p>
<p>A volte, però, ci sono momenti in cui non sono io a fare la scriba con le aspettative, sono i miei interlocutori a montarmi intorno una sorta di labirinto senza uscita, un labirinto nel quale posso girare dove voglio, ma sarò sempre lungo la via sbagliata.</p>
<p>In quelle situazioni la voglia di mandare a fanculo tutti ha lo stesso volume dell&#8217;universo.<br />
Ci sono persone, e sono la maggior parte, che non si rendono conto di parlare con un individuo che sta male, che ha avuto un vissuto particolare e che non ha bisogno dei loro insegnamenti da cornetto e cappuccino.</p>
<p>In quei discorsi mi tolgono il diritto di desiderare una vita migliore o anche la cazzata voluta perché la mia ancora giovane età mi consente di perdere un 20% del mio tempo in minchiate colossali. No, con loro il semplice diritto di sognare mi è negato, è come se avessi solo doveri e, assurdità delle assurdità, è come se io non dovessi nemmeno pretendere un&#8217;uscita dall&#8217;Emetofobia perché c&#8217;è chi sta peggio, e allora devo bearmi di rinunciare a parte della mia vita sacrificandola al nulla, visto che il mio star male non porta benefici né a me né a chi sta peggio di me.</p>
<p>Eh, l&#8217;ho detto, è assurdo e ingiusto.</p>
<p><span id="more-1769"></span>Mi capitava anche nei periodi infanzia-adolescenza-post adolescenza.</p>
<p>Mi mancava il padre?<br />
&#8220;Eh, ma pensa a chi non c&#8217;ha manco la madre.&#8221;<br />
Mi mancava l&#8217;acqua calda in bagno e la luce in parte della casa?<br />
&#8220;Eh, pensa a chi non ha una casa.&#8221;<br />
Pativo il freddo invernale perché non avevamo i riscaldamenti?<br />
&#8220;Eh, pensa a chi vive sotto i ponti.&#8221;<br />
Constatavo semplicemente che mi ero presa tutto il pacifico in testa tornando a casa perché pioveva e io andavo a piedi?<br />
&#8220;Eh, pensa chi non c&#8217;ha le gambe.&#8221;<br />
Eravamo senza soldi per il minimo indispensabile?<br />
&#8220;Eh, pensa ai bambini dell&#8217;Africa.&#8221;<br />
Mia madre era andata all&#8217;ospedale mezza morta?<br />
&#8220;Eh, pensa a chi gli è morta la madre da piccolo.&#8221;<br />
Vorrei viaggiare perché non l&#8217;ho mai fatto?<br />
&#8220;Eh, pensa a chi sta inchiodato nel letto.&#8221;</p>
<p>E la più terribile:<br />
<strong>Vorrei tornare da House perché sto male e voglio curarmi?<br />
&#8220;Pensa a chi ha un cancro incurabile.&#8221;</strong></p>
<p>Ecco, queste sono le iniezioni di sensi di colpa che a lungo andare hanno generato in me un senso si colpa madre, grazie al quale io adesso mi sento un&#8217;idiota a desiderare le cose stupide tipo un libro o un telefono nuovo o anche un&#8217;uscita con gli amici per l&#8217;aperitivo. <strong>E&#8217; quella condanna mentale che mi fa sentire una merda anche se compro un paio di mutande colorate delle quali non ho bisogno o un mascara a due euro all&#8217;Oviesse.</strong></p>
<p>Pensavo che una volta cresciuta nessuno si sarebbe azzardato a prendere in mano quella siringa, invece oggi è peggio di ieri, perché oggi la mia età viene chiamata a testimoniare contro di me:<strong> &#8220;Hai 26 anni&#8230;dovresti capire che c&#8217;è di peggio nella vita che non mangiare e uscire, eh!&#8221;.</strong><br />
L&#8217;unica differenza tra ieri e oggi sono i miei occhi: adesso riesco a vedere le differenze. Sì, perché se ad una come me si vorrebbe impedire anche solo di sognare perché c&#8217;è chi non ha nemmeno la testa per sognare, sarebbe logico pensare che le stesse persone aumentino del 100% le loro moralizzazioni su persone che già hanno molto, troppo, e che si lamentano per minchiatelle tipo un brufolo sottopelle&#8230;.e invece NO! Con queste persone sono indulgenti, comprensive, mammifere.</p>
<p>L&#8217;ho leggo ogni giorno, lo vedo ogni giorno, lo vivo ogni giorno.<br />
<strong> Si è più propensi a vittimizzare il riccone che il morto di fame (scusate l&#8217;espressione truce).</strong><br />
Io ho sviluppato una mia personalissima spiegazione di tutto questo.</p>
<p>Secondo me, la questione è legata alle richieste implicite che la &#8220;lagna&#8221; o il semplice dato di fatto porta sulle spalle.<br />
Io, chiamata a raccogliere quella lamentela, mi sentirò meno obbligata con chi ha una situazione tale da non dover affidarsi a me per risolvere il problema, sono quindi più libera di mostrarmi interessata, perché tanto a me quella persona non chiederà nulla.<br />
Cosa che non avviene con chi non ha queste agevolazioni.</p>
<p>Esempio.<br />
Se A è una ragazza con problemi economici gravi sul quale ride e scherza senza chiedere niente a nessuno, e B una ragazza benestante che si lagna perché ha preso il copritazza del colore sbagliato, i commenti più &#8220;comprensivi&#8221; verranno dati a B, perché B è perfettamente in grado di risolvere il problema da sola e perché non sta effettuando nessuna richiesta implicita. A viene lasciata a se stessa, perché richiede una maggiore attenzione e soprattutto un atto concreto e vero che non può accontentarsi di una parola di conforto o una pacchetta sulla spalla.</p>
<p>Se A un giorno si sveglia desiderosa di avere il telefono fighetto o un altro oggetto completamente inutile e si lamenta perché non può averlo, verrà redarguita con un &#8220;Pensa a chi sta peggio&#8221;.<br />
Questo accade, sempre secondo me, perché è più facile sentirsi insegnanti di fronte a chi consideriamo essere inferiore a noi solo perché non riesce ad uscire da un male o una condizione la cui natalità viene attribuita alla stessa vittima.</p>
<p>Il pensiero è questo:<br />
&#8220;Tu, che non sei capace nemmeno di curare te stesso, quindi sei un peso per la società, come puoi pretendere di più di quello che altri (vedi bambini dell&#8217;Africa) hanno? Perché, nel male, non ti accontenti di ciò che hai? Perché pretendi di andare troppo avanti se sei così indietro?&#8221;</p>
<p>Ma potrebbe anche essere un<em> loro </em>senso di colpa. Non volendo aiutare, preferiscono annullare il senso di colpa contrastando chi ha innescato tutto il processo. Un po&#8217; come quando si accusa internet per aver generato adolescenti violenti. Sappiamo benissimo che il problema non è il web, ma l&#8217;uso che se ne fa, eppure è preferibile addossare la colpa al mezzo. In questo caso a chi sta tra il disagio e la persona che non ha voglia di raccoglierlo.<br />
Potrebbe essere, ma ci credo poco.</p>
<p>E questo fenomeno colpisce centinaia di persone che hanno un problema serio, condannate a non poter desiderare niente solo perché la situazione non permetterebbe loro di realizzare quel desiderio; condannate a sentirsi dire a vita che devono pensare a chi sta peggio, parole provenienti da persone alle quali un rigo sul display del telefonino provocerebbe ulcere duodenali, gotta e aids.</p>
<p>Non mi chiamo Freud, non faccio rima con Morelli, non ho gli occhi e i capelli di Crepet, ma questa è la spiegazione più razionale che mi sono data, altrimenti il tutto si sarebbe risolto con un &#8220;Quelle persone sono stronze, brutte e cattive&#8221;.</p>
<p>Sull&#8217;Italia sorvola un pensiero terribilmente sinistro, ovvero quello che vede la vittima mai tanto estranea al danno che ha subìto, per questo è più facile comprendere chi ha (quindi visto come un vincente che ha avuto sfiga nel non azzeccare il colore del copritazza) e contrastare con ogni mezzo morale chi non ha (quindi visto come causa del suo essere perdente).</p>
<p>E&#8217; più facile anche per me, adesso, cominciare a pretendere anche le cose stupide, perché è mio diritto farlo, perché lo voglio fare, perchè non c&#8217;è nessuno a questo mondo che può impedirmi moralmente di avere i miei 26 anni come li voglio io.</p>
<p>Quindi sì, ho l&#8217;Emetofobia, sì, agli occhi della società che vuole-la-libertà-ma-non-la-vuole-dare sarò anche una perdente, ma da quaggiù io ho tutto il diritto di pretendere tanto quanto i 26enni lassù.</p>
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		<title>Pikadelliscamente corretta</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Feb 2010 13:08:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pikadilly</dc:creator>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[blog]]></category>

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		<description><![CDATA[Due giorni fa, il mio blog è stato investito da commenti biliosi riguardanti lo sfogo avuto dopo essermi resa conto di non poter più andare dal Dr House.
In quel post parlavo sostanzialmente di scelte e di riabilitazioni immeritate. Per quanto fosse uno sfogo dettato dal momento, non rimangio nulla di ciò che ho scritto, semplicemente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Due giorni fa, il mio blog è stato investito da commenti biliosi riguardanti <a href="http://www.emetofobiaonline.com/societa/addio-o-arrivederci-dr-house.html">lo sfogo avuto dopo essermi resa conto di non poter più andare dal Dr House.</a></p>
<p>In quel post parlavo sostanzialmente di scelte e di riabilitazioni immeritate. Per quanto fosse uno sfogo dettato dal momento, non rimangio nulla di ciò che ho scritto, semplicemente perché <strong>io non sono politicamente corretta</strong>.<br />
<strong> Del politicamente corretto ne faccio straccio da spolvero.</strong></p>
<p>Da quando ho cominciato a frequentare il forum sull&#8217;emetofobia ho sempre cercato di non cadere nella latrina delle generalizzazioni. Ho analizzato e riflettuto su tutto quello che dicevo perché mi rendevo conto di non parlare solo con due persone, ma con centinaia di menti possibilmente fertili che, nel cercare una &#8220;cura&#8221; alla loro emetofobia, potevano prendere ciò che scrivevo come verità assolute.<strong> Ho castrato commentatori del blog e utenti del forum sull&#8217;emetofobia, redarguendoli ogni volta che se ne uscivano con consigli, nomi di medicinali o terapie fai da te.</strong></p>
<p><strong>Non ho mai consigliato cure o metodi anti-vomito, non ho mai esplicitamente parlato di ciò che facevo con il Dr House, ho sempre dichiarato graniticamente che questo spazio non è un luogo per curarsi dall&#8217;emetofobia né per cercare soldati da far combattere nella lotta contro il <em>nemico</em> vomito, rendendo SEMPRE ben chiaro il concetto che la paura di vomitare non è un nemico, bensì un prezioso campanello d&#8217;allarme che va ascoltato, non zittito con farmaci autoprescritti e terapie da supermercato.</strong></p>
<p>Eppure, nonostante tutto, non solo ho ricevuto un paio di mail che reputo a dir poco vergognose nelle quali mi si dice che questo blog dovrebbe chiudere perché infetta la mente di chi cerca una soluzione al problema, ma anche commenti volti a dimostrare una mia incapacità a considerare come &#8220;sofferenza&#8221; determinate realtà.</p>
<p><strong>Con tutta la sincerità di questo mondo: andate. A. Fanculo.<br />
<span id="more-1075"></span></strong></p>
<p>Ma veramente.</p>
<p>Su forum molto famosi (cito Al Femmile, ad esempio), le sezioni che riguardano argomenti delicati come anoressia e bulimia sono battute da persone che si scambiano consigli e nozioni sui benefici delle diete massacranti, sul vomito e sui medicinali che aiutano a perder peso.<br />
Nessuna moderazione, solo la coscienza di alcuni forumisti frena l&#8217;onda di messaggi pro-ana.</p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong>E il blog che deve chiudere è il mio?</strong></span></p>
<p>Basta digitare su Google la chiave di ricerca &#8220;siti pro ana&#8221; e vedere quanti blog vengono fuori. Constatare di persona cosa offre la rete a chi cerca consulenze per potersi vedere la costola. (<a href="http://www.emetofobiaonline.com/emetofobia/il-tapis-roulant.html">Ecco cosa penso io delle mie costole in vista.</a>)</p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong>E il blog che deve chiudere è il mio?</strong></span></p>
<p>Basta digitare su Google la chiave di ricerca &#8220;come posso vomitare&#8221; per trovarsi davanti un elenco sconfinato di link che rimandano a siti di consigli e ricette per controllare il peso attraverso il vomito.</p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong>E il blog che deve chiudere è il mio?</strong></span></p>
<p>Due mesi fa, Berlusconi ha ricevuto una duomata in faccia, centinaia di utenti hanno dichiarato su blog, social e forum la loro gioia per l&#8217;accaduto e la speranza che qualcuno giustizi il presidente del consiglio, così,  perché se lo merita.</p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong>E il blog che deve chiudere è il mio?</strong></span></p>
<p><strong>Mi si vorrebbe impedire uno sfogo scatenato dal DOVER ABBANDONARE UN PERCORSO DI CURA PER CAUSE ECONOMICHE, ma si permette a persone che celebrano il dolore di continuare a distribuire consigli su come farsi ancora più del male, e ad altre di inneggiare alla violenza come se fosse la cosa più normale di questo mondo?</strong></p>
<p>Se questo è uno scherzo, non mi diverte per niente, anzi, mi fa vomitare.</p>
<p><strong>E stavolta non mi fa alcuna paura, il vomito.</strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Addio o arrivederci, Dr House?</title>
		<link>http://www.emetofobiaonline.com/societa/addio-o-arrivederci-dr-house.html</link>
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		<pubDate>Fri, 22 Jan 2010 16:23:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pikadilly</dc:creator>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Dr House]]></category>
		<category><![CDATA[possibilità di curarsi]]></category>

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		<description><![CDATA[Lo stato d&#8217;animo con cui scrivo questo post oscilla tra l&#8217;imbestialito e l&#8217;incarognito. Non so nemmeno io definire che sensazioni provo in questo momento, ma una cosa è certa: qualcuno si pentirà di avermi messo i bastoni tra le ruote per 26 anni consecutivi.
Potrò sembrare iperpolemica, infantile, ignorante, come volete, non importa. Non più, ormai.
La [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Lo stato d&#8217;animo con cui scrivo questo post oscilla tra l&#8217;imbestialito e l&#8217;incarognito. Non so nemmeno io definire che sensazioni provo in questo momento, ma una cosa è certa: qualcuno si pentirà di avermi messo i bastoni tra le ruote per 26 anni consecutivi.</p>
<p>Potrò sembrare iperpolemica, infantile, ignorante, come volete, non importa. Non più, ormai.</p>
<p>La diplomazia con la quale ho cercato di scrivere fino a questo momento ha sempre indorato la realtà che vivo giorno per giorno a causa dell&#8217;emetofobia, ma sopratutto a causa dell&#8217;emetofobia applicata alla società di perbenisti del cazzo che danno la possibilità ad un&#8217;assassina come Erika De Nardo di studiare e a me un calcio in culo solo perché sto male e perché, quando mia madre era su una sedia a rotelle, non l&#8217;ho accoltellata o soffocata nella vasca.</p>
<p><strong>Sono talmente indignata che l&#8217;emetofobia non mi fa più schifo di questa società di ipocriti perbenisti e santocchi che vanno ad Haiti a fare gli eroi, fottendosene del vicino di casa che sta moralmente e fisicamente crollando!! (E non leggetela come se stessi dicendo che gli haitiani devono schiattare sotto i massi.)<br />
</strong></p>
<p><strong>Il prossimo venerdì dirò un addio/arrivederci al Dr House perché non posso più permettermi di pagarlo</strong>. Va bene. No, davvero, va bene.  Mi rendo perfettamente conto di non far parte di quella cricca di criminali da salvare, semplicemente perché io non sono una criminale. Basta saperlo, no? Io lo so: non ho alcun diritto di guarire dall&#8217;emetofobia. Non è difficile da capire.<br />
<span id="more-912"></span></p>
<p>Tra me e una che ha ucciso mezza famiglia, ha più diritto lei. Sì, perché è lei quella che deve essere riabilitata, non io. Io non ho il diritto di tenermi il mio spremipsiche, non ce l&#8217;ho perché non ho fatto niente di eclatante come giocare a freccette con il corpo di mia madre. E potevo farlo, sapete. Potevo, sì. Mia madre, in fondo, non poteva e non può difendersi:  ha un braccio completamente paralizzato e, pensate un po&#8217;, le han dato solo il 50% di invalidità. No, voglio dire, 50% di invadilità, mentre ti danno il 70% solo se non riesci a pulirti il sedere da solo perché ti manca una falange al mignolo della mano sinistra. Ma adesso questo non c&#8217;entra, anche se contribuisce pesantemente ad accrescere il mio status incarognitus.</p>
<p>L&#8217;emetofobia non è fisica, eh no, non essendo una &#8220;malattia&#8221; fisica non comporta mancanze sulla quotidianità. Ne siamo sicuri sicuri sicuri? Loro sì, loro, le ASL, che dispensano pensioni come se fossero volantini, sono convinti di sì. Se parliamo di anoressia la storia cambia. Voglio dire, l&#8217;anoressia ne ha fatti di morti. L&#8217;emetofobia ancora no, forse. Dico forse perché, visto che non se ne parla, non possiamo sapere chi è morto a causa della paura di vomitare. Non lo sapremo mai, se continua così.<br />
Insomma, chi ha fobie e attacchi di panico si attacca. Sono pippe.</p>
<p><strong>L&#8217;emetofobia è una pippa e in quanto pippa si cura da sola. Giustamente, lo dico anche io.</strong></p>
<p>Bene, curerò la mia pippa da sola, con le mie forze, sbagliando, cadendo, rialzandomi, disperandomi, pensando anche a farla finita,  supererò questa ennesima riprova che in Italia <strong>vince chi fugge e non chi affronta. Vince chi sceglie di rovinarsi la vita, non chi non ha avuto possibilità di scelta.<br />
</strong><br />
Dovevo capirlo alle elementari, quando io ero la bastarda che non aveva il padre; o alle superiori, quando la professoressa mi interrogò anche se le avevo appena comunicato che mia madre era in ospedale con quello che noi credevamo fosse un ictus. <strong>Errore mio, dovevo capirlo allora. Adesso pago le conseguenze di una mia irrimediabile svista: l&#8217;aver creduto che qualcosa sarebbe cambiato, che non poteva continuare così, che non si poteva premiare il cattivo a sfavore del buono. E invece&#8230;così è.</strong></p>
<p>Ma arriverà il giorno in cui questo cambierà e agli assassini non verrà concesso nient&#8217;altro che pane bagnato e la speranza vaga di uscire di galera, e a chi sta male la possibilità di curarsi senza sentirsi dire che se sta male la colpa è sua e quindi se la deve vedere da solo.</p>
<p><strong>E se pensate che questo discorso valga solo per me, povera emetofobica sfigata, vi sbagliate. Vi sbagliate di grosso.</strong></p>
]]></content:encoded>
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		<slash:comments>27</slash:comments>
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		<item>
		<title>Psicologie da supermercato</title>
		<link>http://www.emetofobiaonline.com/societa/psicologie-da-supermercato.html</link>
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		<pubDate>Fri, 18 Dec 2009 13:01:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pikadilly</dc:creator>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[normalità]]></category>
		<category><![CDATA[pazzia]]></category>
		<category><![CDATA[psichiatria]]></category>
		<category><![CDATA[psicopatia]]></category>

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		<description><![CDATA[Ho deliberatamente aspettato qualche giorno prima di parlare di questo argomento: mi sono presa un po&#8217; di tempo per riflettere sull&#8217;utilità di scrivere, proprio in questo blog, le mie considerazioni sulla vicenda che ha coinvolto Berlusconi e il conclamato psicopatico Massimo Tartaglia.
Non voglio parlare del fatto in sé, bensì di ciò che è avvenuto dopo, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho deliberatamente aspettato qualche giorno prima di parlare di questo argomento: mi sono presa un po&#8217; di tempo per riflettere sull&#8217;utilità di scrivere, proprio in questo blog, le mie considerazioni sulla vicenda che ha coinvolto Berlusconi e il conclamato psicopatico Massimo Tartaglia.</p>
<p>Non voglio parlare del fatto in sé, bensì di ciò che è avvenuto dopo, anzi no, dell&#8217;approccio giornalistico e sociale ad argomenti quali la psicopatia e la frequentazione di studi psichiatrici.</p>
<p>Vi dico subito la frase più vomitata da molte persone (divise tra giornalisti, comuni cittadini e politici) in questi giorni:</p>
<p><strong>&#8220;Frequenta uno studio psichiatrico, quindi tanto normale non è&#8221;</strong></p>
<p>Questa frase, se pronunciata da un comune cittadino che vuole illudersi di essere normale, è perdonabile, ma se detta da un giornalista o da un politico, allora la storia cambia. E di molto, aggiungerei.</p>
<p>Lungi da me stare qui a spiegare di cosa soffre Tartaglia: A) Non sono una dottoressa con la smania di creare profili psicologici senza aver mai visto il soggetto in questione (questo lavoro lo lascio ai giornalisti, pare che siano diventati tutti psicologi); B) Non mi interessa sapere di cosa soffre Tartaglia.</p>
<p><strong>Quello che mi interessa è fare chiarezza sull&#8217;argomento &#8220;essere normali&#8221; e &#8220;andare dallo psichiatra, quindi&#8230;&#8221;.<br />
Concetti che, devo dire, in Italia vengono abusati, anzi, stuprati alla grande.<br />
<span id="more-804"></span></strong></p>
<p>Io capisco che le persone hanno bisogno di basare la loro autoimmagine su concetti di forza e stabilità mentale.<br />
No, davvero, li capisco. Capisco che ci si senta smarriti e bisognosi di conferme quando ci si trova davanti a persone che vanno al di là dei propri dettami sul &#8220;come si deve essere&#8221;, <strong>ma questo non giustifica il ritenersi qualcosa di più di quelle persone che non rientrano nel regolamentario della vita da &#8220;normali&#8221;.</strong><br />
<strong> </strong>E qui chiamo a testimoniare la merda che ho dovuto vedere e ascoltare qualche giorno fa a Striscia La Notizia:</p>
<p><a href="http://www.striscialanotizia.mediaset.it/video/videoflv.shtml?2009_12_laudaII15.flv">Link al video</a></p>
<p><strong>Io mi domando e dico: tu, come ti permetti di andare in televisione a raccontare un episodio così intimo di una persona? Su quale scalino ti sei posizionato per prenderti il diritto di rendere pubblico una situazione così delicata, come è un tentato suicidio?<br />
Qualcosa mi puzza di autocelebrazione.<br />
</strong></p>
<p>Autocelebrazione, sì. Non figura nel mio concetto di sanità mentale andare in tv a raccontare una storia così delicata, storia che riguarda soprattutto un&#8217;altra persona.</p>
<p>Passi che ognuno possa credere di rientrare nei confini di ciò che è definito normale, ma nessuno, e sottolineo nessuno, deve arrogarsi il diritto di sentirsi qualcosa in più di un&#8217;altra persona solo perché quest&#8217;ultima soffre di disturbi mentali. Soffrire di disturbi mentali non vuol dire sempre abbandonare completamente la ragione e la capacità di intendere e di volere o anche la possibilità di decidere della propria vita. Ma anche se si fosse in presenza di un uomo che non riesce nemmeno a riconoscere il proprio naso, <strong>questo non dà il diritto a nessuno di raccontare la vita di questo individuo, così, come se fosse automaticamente di dominio pubblico. Impazzendo non si firma auomaticamente la liberatoria per far raccontare a cani e porci la propria vita.</strong> Mi stupisco di Striscia che per fare notizia ha dato spazio ad una persona che evidentemente soffre di manie di protagonismo.</p>
<p>Tentare il suicidio non è cosa così strana, è considerata strana perché non se ne parla (e da un certo punto di vista è bene che non se ne parli poiché il pericolo d&#8217;emulazione è fortissimo), ma posso affermare con assoluta certezza che nella vita tutti abbiamo pensato almeno una volta di farlo. <strong>La sofferenza non si cura con una pacca sulla spalla e un &#8220;vedrai che le cose cambiano&#8221;. Queste sono frasi che vanno bene quando giochi al lotto, non quando si parla di sofferenza psicologica di qualsiasi tipo.</strong> Quindi è necessario lasciare libertà a tutti di stare male senza essere considerati pazzi o psicopatici, bisogna anche lasciare liberi gli psicopatici di essere psicopatici, certo, almeno finché non fanno male a qualcuno, allora la storia cambia. Ma vale pure per i considerati normali che ad un certo punto prendono e ammazzano qualcuno.<strong><br />
</strong></p>
<p>Il concetto di normalità dovrebbe essere estirpato dal vocabolario perché crea più danni che benefici.<strong> Chi è il normale? Quello che non tira statuette ma frega il fisco? O quello che parcheggia nel posto degli invalidi? O anche quello che non ti paga un lavoro che hai fatto? O quell&#8217;altro che finge un dolore per passarti avanti all&#8217;ospedale? O un altro che prende i soldi per un&#8217;invalidità che non ha? O anche la bella americana che ammazza e non viene mai proclamata pazza da giornalisti e società?<br />
</strong></p>
<p>Perché persone di merda si mettono in bocca la frase &#8220;non è normale&#8221; quando si parla di altre persone che soffrono di malattie mentali e non vedono la loro di anormalità nei comportamenti quotidiani?<br />
Ma si crede veramente che il pazzo sia solo quello che parla da solo e non quello che fa di tutto per fregare il suo prossimo?<strong><br />
</strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">La normalità non è qualcosa di definibile, soprattutto quando si parla di comportamenti. </span></strong></p>
<p>Passiamo alla questione &#8220;andare dallo psichiatra, quindi&#8230;&#8221;</p>
<p>Questo è l&#8217;argomento che mi interessa di più.</p>
<p>Non ho mai fatto mistero che il mio Dr House fosse uno psichiatra, uno psichiatra che con me fa semplice psicoterapia. Per quanto mi riguarda, non ho alcuna intenzione di tirare statuette in bocca a qualcuno. Però, se è vero che chi va dallo psichiatra è pazzo, allora è ragionevole ritenermi tale: sono pazza, una psicopatica travestita da persona normale.</p>
<p>Ed eccola di nuovo, la parola normalità. Perché chi è normale, dallo psichiatra non ci va.<br />
Cos&#8217;è questa? Una legge? Un regolamento? Scritto dove? Dettato da chi?</p>
<p>Bisogna fare chiarezza.</p>
<p>Dallo psichiatra non ci si va solo quando si parla da soli e si tirano statue in bocca agli altri. Ci si può andare benissimo anche quando si è in presenza di sofferenze minori o per fobie (come nel mio caso) o panico o ansia o quellochevipare, io ci andrei anche per parlare di psicologia in generale. Bisogna scindere la parola pazzia dall&#8217;atto di andare dallo psichiatra, perché non sempre chi frequenta lo studio di uno psichiatra è psicolabile o fortemente disturbato di mente.</p>
<p><strong>Non è difficile da capire, è come andare dal meccanico: ci vai sia se ti si fotte il motore (danno grave), sia per cambiare una candela (danno non grave). Punto.</strong></p>
<p>La malainformazione, o le equazioni troppo facili, contribuiscono a creare un clima pesante in quelle persone che non si sentono e non sono pazze ma si vedono appellate in un modo che non è il loro, <strong>finendo per vergognarsi di un atto che invece denota maturità e consapevolezza: accettare l&#8217;aiuto di un dottore significa aver compreso che si ha un problema e che a volte dobbiamo &#8220;piegarci&#8221; e farci aiutare.<br />
</strong></p>
<p>Per questo io non ne faccio mistero, ma sono consapevole, consapevolissima, che se un giorno dovessi essere vittima di qualche sopruso, questo mio blog e questa mia libertà d&#8217;espressione sarà presa come prova da usare contro di me:<br />
&#8220;Va dallo psichiatra, quindi&#8230;&#8221;.<br />
Io non ho paura dell&#8217;ignoranza, quindi continuerò fino alla morte a dichiarare che andare dallo psichiatra non significa altro che aver constatato di non essere in grado di farcela da soli.</p>
<p>La mia esperienza mi ha insegnato che coloro che si dichiarano &#8220;normali&#8221; avrebbero almeno venti motivi più validi dei miei di fare comunella con uno strizzacervelli. Ma che volete farci, tra me e loro sono io quella che ha paura di mangiare fuori casa, quindi&#8230;</p>
<p>Quindi bisogna essere obiettivi e autocritici prima di gridare la propria normalità, e soprattutto prima di additare gli altri come pazzi, perché se è socialmente assodato che chi si fa curare è un pazzo, allora lasciatemi dire che chi non lo fa, pur avendone fortemente bisogno, be&#8217;, allora si sta proprio prendendo per il culo. Se questa non è pazzia.</p>
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