La genialata
No.
No.
No.
No di massima.
Mi rifiuto di crederlo, ma non l’ho sognato. L’ho letto con i miei occhi.
Chiaro, forte, senza altre possibilità di interpretazioni.
I fatti.
La scorsa settimana ero davanti il mio fido pc a smistare le email, tra “consigli sull’erezione felice” e “tu avere persuto password di banca di Foggia”, scovo la risposta di un conoscente virtuale ad una mail-conversazione riguardante l’Emetofobia.
Lui domandava, io rispondevo.
Tutto nella norma, anzi, mi faceva quasi piacere vedere che una persona non emetofobica si interessasse al problema, così rispondevo gagliarda alle sue domande.
Sembravamo Jerry Scotti e l’aspirante milionario.
Arrivati ad un certo punto, mi chiede come mai non vado più da House.
“Soldi”, rispondo meccanicamente io.
E lui: “Ah, e allora? Se è solo una questione di soldi, non vedo dove sia il problema!”
E io: “Eh, il problema è che non ci sono”.
E lui: “Ma come? Proprio tu mi vieni a dire che non hai soldi per pagarti la terapia?”
E io: “Be’, sì…perché? Faccio forse Montezemolo di cognome?”
E lui: “No, ma sei una donna…”
E io: “Ehm, sì, ma che c’entra…?”
E lui: “Eh, che c’entra…sei una donna, sei carina, sei giovane…che ti devo dire io come potresti fare un sacco di soldi…..?”
No, davvero, ragazzi, se per potersi curare, una ragazza deve anche solo prendere per buona l’ipotesi di infilarsi in una gonna tiroidea e passeggiare lungo il raccordo litigandosi il palo con i viados, be’, decisamente non stiamo messi bene, per niente per niente per niente messi bene.
E lui: No, ma mica devi fa la battona! Ormai non vanno più di moda. Fai la escort, quella di classe.
Eh, allora, tutto cambia. Ma è NO lo stesso.
Alla fine ho declinato l’invito a mostrarmi alcuni tutorial online su come diventare escort di lusso, e ho chiuso la conversazione con un sonante “Preferisco fare amplessi con il batterio della gastrointestinale, piuttosto che sui sedili reclinabili degli italiani”.
Comunque ho capito una cosa: dall’Emetofobia mi salvo, dagli imbecilli mi sa di no.
Beata te
Alcune volte mi domando se siamo tutti prodotti finali dell’evoluzione della specie o se alcuni siano stati congelati da australopitechi e scongelati da italiani degli anni 2000.
Mi rifiuto categoricamente di ammettere l’esistenza di soggetti mentalmente sottosviluppati che, nonostante diplomi, lauree e supermegamaster riescono a dare risposte da scimmie antropomorfe.
“Purtroppo, a causa dell’emetofobia ho perso tanti kg in poco tempo.”
“Beata te, ma come hai fatto? Io non riesco a perderne nemmeo uno, e sì che vado in palestra.”
Sì, be’, è come andare da un senza tetto a dire: “Oh, beato te che stai sempre all’aria aperta”.
Credo di non potermi abituare a risposte del genere. No, decisamente non voglio, perché sono assurde, e la loro assurdità non va ignorata, va combattuta, spazzolata via, debellata come l’ebola.
Non dico che dietro quella voglia di dimagrire non ci sia un disagio pari, se non di maggiore entità, a quello provato a causa dell’emetofobia, però, signori, a pochi starnuti dai trenta, credo sia necessario imparare ad ascoltare senza discriminare o ignorare volutamente gli avverbi come purtroppo, prendendo in esame solo il quarto di frase che fa più comodo per lamentarsi o delinearsi come vittime uniche della sciagurata lotta contro la cellulite.
O se porprio risulta impossibile l’ascolto consapevole, basta semplicemente non rendermi destinataria dei traumatici scenari immaginativi in cui la soggetta di turno cammina sulla spiaggia lasciando godzillifere impronte dove gli uomini, anch’essi cretinoandanti, cadono pensando a quanto sarebbe bello se tutte le donne fossero come Adriana Lima.
Queste tematiche da sitarello per donnette annoiate possono starmi lontana milardi di anni, insieme agli australopitechi moderni, ovviamente.
Scemita
Certe volte, quando mi capita di parlare con determinati individui, mi domando seriamente: ma questo ce fa o ce è?
La risposta è quasi sempre “ce è”. Purtroppo.
Io proporrei a chi di dovere di creare alcune persone con una sorta di etichetta dietro il collo, qualcosa che ci indichi se il prodotto con cui stiamo parlando è un agglomerato di scemenza o un cervello assolutamente adatto ad assorbire ciò che diciamo, elaborare l’informazione e formulare una risposta appropriata, o magari stare semplicemente in silenzio. Cheèmeglio.
Credo che si possa fare, no? Mettere un tagliando informativo, una bollino blu come la Chiquita. Così, tanto per esser certi di non parlare con delle cistifellee deambulanti.
Spero proprio di sì, perché non vorrei trovarmi di nuovo nella condizione di dover sentire racconti simili a quello che sto per presentare.
E a questo punto è doveroso puntualizzare che sconsiglio la lettura all’emetofobico troppo assorbente.
Incontro amica XYZ.
Si parla del più e del meno.
Ovviamente lei parla del più e del meno. Io ascolto subendo la moltiplicazione dei miei cosidetti e cercando la divisione dalla sua infernale incontinenza verbale.
Tra le varie cose, mi informa che lei non sapeva assolutamente del mio “problemino”.
Lo ha letto su Facebook e non vedeva l’ora di incontrami per chiedermi ragguagli.
Mentre cerco di spostare il focus della discussione su argomenti alla sua portata, ecco che arriva il raccontino “lo devi sentì, fa troppo ride…” Leggi tutto






