Pikadilly (la gatta) non è naturafobica

Scritto da: Pikadilly | In: Emetofobia | commenti Commenti (2)
22
Jul
2009

Prima di iniziare questo post, vorrei scusarmi con chi avrebbe voluto scrivere la propria storia nel blog e non ha potuto farlo. Colpa mia. Quando ho cambiato grafica ho mangiato (e digerito) un link importantissimo: quello per iscriversi al blog.
Ok, potete prendermi a craniate sul torace o farmi mangiare sotto minaccia una cofana di ostriche del sedicesimo secolo. Sarete giustificati.

(Un Grazie a Marta Lafinez per avermi involontariamente fatto notare la mancanza del link per la registrazione ;) )

Ok, passiamo al tema del giorno: la naturafobia.

In questi giorni sto leggendo un libro molto simpatico, si chiama “Alla ricerca delle coccole perdute” di Giulio Cesare Giacobbe.
L’ho fatto subito mio dopo aver letto proprio la parola “naturafobia”.

L’autore, che è anche uno psicologo, con questa parola si riferisce a quelle persone  che hanno denaturalizzato i propri animali, impedendo loro di comportarsi istintivamente (ovviamente non è riferito solo agli animali, anzi).

Esempio tipico: il gatto d’appartamento che si fa le unghie sul divano viene rimproverato per aver distrutto la tappezzeria. Il micio, costretto dall’uomo a vivere in un ambiente artificiale, ha solo seguito il suo istinto di farsi unghie, uno dei pochi istinti rimasti al gatto di città.

L’autore chiama queste persone “naturafobiche”.

Illuminazione.

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Figli di una fobia minore

Scritto da: Pikadilly | In: Emetofobia | commenti Commenti (4)
15
Jul
2009

Ok, è passato esattamente un mese e mezzo, quindi mi prendo il diritto di essere un bel po’ incazzata. E visto che ci sono, mi prendo anche la briga di farlo sapere a tutti.

Perché soffio e gonfio i peli?

Perché un mese e mezzo fa scrissi una email ad una nota rivista di salute, l’argomento era, ovviamente, l’Emetofobia.
Non mi aspettavo di venire ricontattata dal sua maestà il direttore, ma almeno di ricevere una risposta tipo “no, grazie, non compriamo nulla”.

Fin qui mi sarebbe andato anche bene, non rispondono, amen. La cosa che mi fa crescere i pidocchi nelle vene è che, per tutta risposta, nella rivista hanno trattato, per la miliardesima volta, l’argomento “aracnofobia”. E non è finita. Stavolta, superando se stessi, hanno parlato di…brontofobia!

Ok, calma, mi sono detta, calma e shampoo anti pidocchi. Qui ci deve essere una spiegazione, anche se il Dr House mi ha detto di non cercare troppi perché.

Allora ho formulato alcune possibili spiegazioni sui perché, nonostante i nostri sforzi, nessuno ci si incula (scusate il francesismo):

1) Puzziamo: magari pensando sempre al vomito finiamo per puzzare di vomito e quindi meglio evitarci.

2) E’ possibile vivere senza mangiare, ma è assolutamente, categoricamente, ma mancoadillooapensallo impossibile vivere con la paura dei ragni e dei tuoni.
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Marketing in analisi

Scritto da: Pikadilly | In: Emetofobia | commenti Commenti (1)
11
Jul
2009

Lo ricordo come se fosse ieri. Ricordo l’odore, la forma, la consistenza, il numero di pagine, la copertina, il prezzo, il font usato per scrivere testi e titoli, ricordo tutto di quel libro, ma non il titolo.

Capita.

Comunque, parlo del mio primissimo libro sul Marketing. Be’, non proprio mio, in verità era della biblioteca, ma per venti giorni è stato il mio tesssorooo.
Dopo averlo letto e imparato, credevo di essere venuta a conoscenza dell’ubicazione esatta del Santo Graal. Mi sentivo pronta per diventare una vera donna di marketing, una di quelle che a fine giornata buttano i documenti nel cestino e montano sulle moto per correre a brindare con l’aperol. Ecco, mi sentivo esattamente così.
Per circa un anno ho vissuto con la granitica convinzione che, grazie al marketing, avrei avuto un’esistenza lavorativa più ordinata e di sicuro successo: cazzata.

Purtroppo, essendo venuta al mondo senza una precisa analisi di mercato dietro, era inevitabile avere un carattere poco incline a sviscerare punti di forza, debolezze, opportunità e minacce davanti alle più gravose decisioni, quali “con o senza ali?”, “croccantini di pollo o salmone?”.
Così ho archiviato i libri e ho continuato a vivere d’istinto.

Ecco perché sono senza lavoro.
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Aspettative e giudizi

Scritto da: Pikadilly | In: Emetofobia | commenti Commenti (0)
27
Jun
2009

Prima di diventare la compagna fissa del venerdì del Dott. House, pensavo di essere immune dai giudizi delle persone. Non sbagliavo.
Non sbagliavo perché (se il Dott. House leggesse, punterebbe i suoi occhi da sparo sul quel perché) non mi sono mai limitata per timore di essere giudicata strana o fuori dalle regole. Vedevo, e vedo gli sguardi della gente se indosso un cappello fuori dal comune o il mio fidato cipollino (orologio da taschino), ma ci sono abituata: non giudico loro né me. Ci mancherebbe.

Tuttavia mi sono sempre chiesta: perché allora non voglio vomitare davanti le persone? Se non è il giudizio, cos’è?
Il Dott. House, che ne sa sempre cinque più di Suor Germana, mi ha fatto indirettamente ragionare su un altro punto di vista, o meglio, su un altro “sentimento”  che ci riguarda quando siamo a contatto con gli altri: l’aspettativa.

Siamo così affaccendati dietro ai giudizi che non dedichiamo mai attenzione alle aspettative delle persone, anche se sconosciute.

Cosa si aspetta da me? Si aspetta che mi metta a ballare sul tavolo con una penna di piccione in testa urlando: “Chiamatemi Pocahontas”? O che non gli vomiti sulle scarpe?
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Ho vomitato. Fragole. Oddio, perché non caviale?

Scritto da: Pikadilly | In: Emetofobia | commenti Commenti (3)
17
Jun
2009

Non pensavo di arrivare a scrivere questo post così presto. Presto, presto è relativo se considero che dietro ci sono 9 anni di puro terrore nei confronti del vomito.

Data da ricordare. Pikadilly, tot anni, alle 16:40 del giorno 17 Giugno 2009, dopo 9 anni di emetofobia galoppante e mai un minuto passato con la testa nel wc a tirar fuori pranzi o cene, ha vomitato.
Cosa? Fragole.

Oddio.

Fragole. Sì perché io le fragole le odio, e oggi ho un motivo in più per toglierle definitivamente dalla lista dei cibi commestibili. Fragole, perché fragole? Voglio dire, aspetto questo momento da quanto? nove? dieci anni? e che succede? Invece di mangiare caviale e vomitare caviale, mangio e vomito fragole, semplici, stupide, anonime fragole comprate alla Conad.

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Le scelte giuste

Scritto da: Pikadilly | In: Emetofobia | commenti Commenti (0)
7
Jun
2009

Ho partorito una scaletta delle scelte più importanti e fruttifere che ho fatto in questo ultimo anno:

10. Chiudere un po’ di siti e amicizie inutili. Entrambi mi portavano via tempo, denari e capelli.

9. Concedere il beneficio del dubbio alla 3. Già ti do 20 euro al mese, non pretendere la mia fedeltà.

8. Non modificare più siti altrui se questi altrui sono amici. Chiedere è lecito, modificare è cortesia. Ma chiedere a me di modificare mentre tu vai a mangiare è da stronzi.

7. Investire un piccolo capitale su un cappello alla J.R Ewing. Un impero finanziario non si costruisce con un preservativo di lana che si fa chiamare copricapo.

6. Non mangiare più Cioccolata, eccezion fatta per la Nutella. Non accetto che i miei brufoli nascano di loro sponte.

5. Comprare Onizuka (Acer One). Avevo bisogno di andare dai clienti con le braccia ancora attaccate al mio corpo. Con buona pace di Tsuzuki (Hp portatile) che pesa 3 kg da fermo, 40 in movimento.

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I sillogismi dell’emetofobica disoccupata

Scritto da: Pikadilly | In: Emetofobia | commenti Commenti (0)
4
Jun
2009

Il lavoro è importante. Non l’ho scoperto ora, lo so da sempre, o meglio, da quando – piccolissima- andavo a fare la spesa: al supermercato barattavo soldi per cibo mentre i miei coetanei barattavano He-Man per sbirciare sotto la gonna della Barbie o della padrona della Barbie. Quindi credo di quantificare l’importanza del lavoro soprattutto ora che circola una moneta che chiamano euro, ma che io continuo ad identificare come il locatario che non si vuole schiodare dall’idea generale di economia che funziona.

Il lavoro è fondamentale per poter anche solo pensare di vivere da soli, anzi, di vivere e basta. Quindi mi chiedo:se si soffre di una fobia invalidante, che succede quando ci troviamo davanti un probabile datore di lavoro e lo informiamo del nostro problema?

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