I 10 comandamenti

Scritto da: Pikadilly | In: Emetofobia | commenti Commenti (6)
5
Nov
2010

I dieci comandamenti secondo l’Emetofobia.

1. Non avrai altra fobia al di fuori di me… tranne quelle che mi hanno pagato per torturarti.

2. Non nominare il vomito invano… ci penso io a fartelo immaginare e nominare mentre mangi o sei in uno stato di grazia.

3. Ricordati di sacrificare le feste… e anche tutti i giorni della tua vita, finché psicanalista non ci separi.

4. Onora nausea e debolezza… pensa ai bambini dell’Africa.

5. Non uccidermi… in termini economici, ti coviene di più vivere con me o uccidermi andando da uno psicanalista che ti succhia ottanta euro per soli 45 minuti?

6. Non commettere atti impuri…mangiare in completa tranquillità è considerato un atto impuro e altamente offensivo nei miei confronti.

7. Non ruttare… è segno di digestione, e la digestione è mia nemica.

8. Non dire falsa testimonianza…non è colpa mia se tu non esci e ti diverti come tutti gli altri.

9.
Non desiderare la vita altrui…ho centouno modi per farti passare la voglia di desiderare una vita.

10. Non rubare tempo alla nausea…perché passare un’ora senza una sana nauseetta?

Scritto dopo aver mangiato un intero piano di biscotti danesi al burro. In effetti sono un po’ provata. :D

Se vuoi aiutarmi

Scritto da: Pikadilly | In: Emetofobia | commenti Commenti (6)
26
Oct
2010

Questo è il centunesimo post. Festeggiamo tutti insieme con cotiche e brioschi? :D

Arrivata alla soglia dei cento post mi sono fatta una domanda marzulliana: tutte queste parole sono servite a qualcosa?

Mmmh. Vediamo.
A me sono servite per raccontare la mia personalissima e svergognatissima visione della signorina tirendoallegralavita Emetofobia.

Attraverso il blog sono riuscita a rendermela meno criptata, ho imparato ad osservarla, non solo a farmi spaventare da lei. Ho visto le sue luci e le sue ombre, in qualche modo anche i suoi pregi. Adesso so chi è e da dove viene, devo solo arrivare al momento del congedo.

Di soddisfazioni ne ho avute leggendo e-mail di ringraziamento di persone che non conoscevano la fobia, ma che erano bombardate da tutti quei pensieri sull’essere pazzi o anormali.

Altro motivo di gloria è vedere che se ne parla di più, anche se solo in rete.

Quindi posso dire che, sì, a qualcosa sono servite. ;)

Ma non basta, voglio fare di più. ;)
Leggi tutto

Come la vivono loro?

Scritto da: Pikadilly | In: Emetofobia | commenti Commenti (11)
30
Sep
2010

Oggi sono andata a trovare la mia fabbricatrice nella scuola dove di solito mima il lavoro.

Mentre faceva lo slalom tra vichinghi alti meno di un metro e maestre con i nervi aggrappati al soffitto, mi ha chiesto come stavo.
Domanda retorica, è vero, ma oggi l’ho sentita diversa, forse più penetrante del solito.

La risposta non mi è piaciuta, anche se è uscita dalla mia bocca: “Mamma, io non ho futuro”.

Lei non ha controrisposto, ma dentro quegli occhi color cielo tiepido c’era tutto un papiro di preoccupazioni che ho troppo dato per scontato in questi anni.

Tornata a casa mia, ho salutato la controparte domandandomi questa semplice cosa: sto perdendo solo io?

Da questa domanda ho costruito tutto un monterozzo di interrogativi che prima non mi ponevo, concentrata com’ero ad alimentare l’idea di essere l’unica stramaledetta vittima.

Andando indietro nel tempo, ho rivisto mio fratello e mia madre sopportare i miei giorni di fame estrema, quando, come pasto del giorno, un pavesino era poco e due erano troppi.
Che razza di vita hanno vissuto mentre io cercavo di non morire di fame?

E la persona che vive con me, che ogni giorno mi vede rinunciare a qualcosa, a cosa sta rinunciando per causa mia?

Non me lo sono mai chiesta perché loro mangiano tranquillamente, loro hanno un lavoro, loro escono e si prendono un gelato senza vederlo come qualcosa che di sicuro li farà star male.

E mi sono stupita di quanto io sia stata così superficiale nel pensare che in questo giochetto del dolore l’unica a perderci fossi io.

Oggi ho ancora più voglia di tornare da House.

Vip che soffrono di Emetofobia

Scritto da: Pikadilly | In: Emetofobia | commenti Commenti (2)
16
Sep
2010

Oddio, dei vipsE non è che mi importi molto, anzi, meno penso a quanto prendono solo per dare aria ai denti davanti ad una telecamera e meglio sto, però in questo caso “fanno comodo” (W l’opportunismo nazionalpopolare).

Dal vangelo secondo Gatto Nero, scopro che ci sono personaggi abbastanza famosi che hanno fatto outing, sdoganando la parola Emetofobia nel mondo delle celebrities.

Mentre leggevo gli articoli di un maisentitnominare Charlie Brooker (spacciati sempre da Gatto Nero, articolo 1, articolo 2, articolo 3 ), mi chiedevo due tre cose:

a) Quale zampa di tavolo sta pareggiando, il mio libro di inglese?

b) In Italia ci sono attori/attrici/presentatori/vipsE che soffrono di Emetofobia?

c) E se ci sono, lo hanno mai detto pubblicamente, magari in uno di quei giornali di tipo casalingo che per incartare le uova sono il massimo?

Non c’è dato saperlo, online si trova il nulla più totale sull’argomento.
Comunque sarebbe utile avere una persona famosa disposta ad espatriare l’Emetofobia dal girone delle paure dannate nel quale adesso si trova, costretta con il naso in su a guardare il limbo delle fobie più commerciabili.

Intanto si cerca di informare (che è diverso da voler guarire…dovrò scriverlo in copto, magari è più comprensibile) e di portare il verbo dove ancora vige il ritenersi pazzoide. Poi se qualche vipsE ha voglia di usare i potentissimi mezzi che possiede per nutrire il bambino dell’informazione, sarebbe fantastico, visto che giornali e riviste cui ho scritto si sono presi l’impegno concreto di ignorare qualsivoglia comunicazione riguardante l’Emetofobia.

Com’è che recitava la risposta di quella rivista cui ho pregato per un trafiletto?

Ah sì, “Non è un argomento che possa appassionare i nostri lettori”. Sicuro, i vostri lettori sono le mie uova! :D

Cosa le dico?

Scritto da: Pikadilly | In: Emetofobia | commenti Commenti (7)
26
Jul
2010

Alle volte ho l’impressione di essermi presa una responsabilità più alta di me, poi però mi giustifico dicendo che non avevo molta scelta, visto che là fuori l’ascolto attivo è pari al zero virgola zero uno, e quell’uno si tiene in piedi su palafitte di cartapesta.

L’ascolto attivo non c’è, e io ho smesso di pretenderlo, perché mi rendo conto che ognuno ha la sua rogna e se non si hanno le unghie abbastanza lunghe per grattarsela da soli, si rischia di passare tutta la vita ad urlare in un mondo pieno di ascoltatori sordi.
Ho constatato anche che la maggior parte delle persone crede davvero di conoscere la psicologia umana e sciorina frasi fatte, consigli letti sulle riviste dalla parrucchiera, credenze popolari, schemi mentali che vanno bene per un film tratto da un Harmony, non per la vita vera, non per persone come me alla quale la frase fatta urtica più della rogna.

Poi capitano email tipo questa:

“Ciao Pika, mi chiamo ******, ho l’Emetofobia da dieci anni, ma ho scoperto solo ora come si chiama. Se non fossi madre di un bambino che sta subendo la mia paura, forse potrei anche prendermi del tempo prima di decidere di curarmi, ma io non posso. Lui è ancora piccolo, quindi ho un margine di libertà per poter gestire la cosa, ma sono arrivata al punto che non riesco quasi a sollevarlo. Peso 45kg e non sono tanto alta. Ho paura seriamente di morire. Prima che nascesse ****** mi dicevano che con il diventare madre avrei superato la paura, ma non è così. Dicono che la maternità ti faccia superare le paure, ma non è vero. E adesso ogni volta che parlo della mia paura, vedo gli occhi delle persone, mi giudicano, mi reputano una madre di merda perché non riesco a gioire come si dovrebbe. Io amo mio figlio, credimi, lo amo da morire, ma la paura non mi è passata, anzi, è aumentata perché adesso devo pensare anche a lui. Non so più con chi parlare, mi sento profondamente fallita, mi sento uno schifo e in tutto questo ci sono mia madre e la madre di mio marito che continuano a dirmi che passerà, ma non mi aiutano, dicono che devo farcela da sola, ma sto crollando, non ci riesco, mangio meno di mio figlio che ha cinque mesi. Anche mio marito è preoccupato, ma lui che può fare? Lavora come un pazzo e non può permettersi di aiutarmi anche a casa e io non lo pretendo perché la sera torna distrutto.
Tutti hanno le soluzioni in tasca, io provo a seguire i loro consigli, ma non funzionano, sarò sbagliata io.
Che devo fare?”

Leggendo questa email mi verrebbe voglia di inoltrarla a tutti quei frasifattisti dalle cui bocche escono cliché e credenze popolari sul “come si dovrebbe essere quando si diventa madri”, ma so che la risposta “Tu non hai figli, non puoi capire” arriverebbe di corsa a cancellare via il mio diritto di parola su argomenti simili, come se per capire che questa mamma sta veramente male bisogna moltiplicarsi.

Comunque la domanda resta: cosa le dico?
Leggi tutto

Non è assurda

Scritto da: Pikadilly | In: Emetofobia | commenti Commenti (4)
8
Jul
2010

Sarà il caldo o la crisi tricotica dovuta alla secchezza di stagione, non so, sarà questo o quello, ma una cosa ha cominciato a ballarmi sui nervi, l’espressione “L’Emetofobia è una paura assurda“.

Ogni volta che leggo questa frase mi viene da dire “Assurdo sarai tu”, come se ritenessi l’Emetofobia qualcosa da difendere, invece che da combattere.
E sapete una cosa? E’ così, va difesa perché l’Emetofobia è una cosa seria, serissima, chiamarla “assurda” è come dire che la nostra sofferenza è stata sprecata per qualcosa alla quale dare anche solo due minuti d’attenzione è troppo, semplicemente perché è assurda.

In un libro, del quale non ricordo niente se non questo pensiero, ho letto che dire ad un bambino “E’ semplice” quando sta facendo una cosa che a lui risulta difficile, equivale a dirgli “Sei un incapace”, perché la cosa da fare è semplice, quindi è lui a non essere adatto. Insomma, lui lo introietta come una sua mancanza.

Ecco, per me vale la stessa cosa quando si parla di Emetofobia. Come non è una semplice pippa, non è nemmeno una cosa assurda.
Il limitare il tutto ad “é assurda” serve a crearsi altri problemi, perché ci si colpevolizza di non essere all’altezza di superare un’assurdità del genere, come il bambino che non riesce a fare la cosa “semplice”.

Non bisogna stare attenti a tutto quello che si dice, se no parlare diventa una cambogia, però penso sia quasi un obbligo fare attenzione a come si usano certe espressioni quando abbiamo di fronte o dentro di noi qualcuno che ha un determinato tipo di sofferenza.

La sofferenza non è mai assurda.

Anniversari

Scritto da: Pikadilly | In: Emetofobia | commenti Commenti (8)
17
Jun
2010

Un anno fa a quest’ora…mi sposavo?
Ehm…no, non “no” no, ma proprio NO!

Un anno fa a quest’ora…diventavo ricca?
Magari, no.

Un anno fa a quest’ora…raggiungevo una quarta?
See, ormai il verbo “crescere” si scrive e si legge “invecchiare”, da quelle parti non cresce più niente autonomamente, quindi no.

Un anno fa a quest’ora… stiravo per strada un wallaby, un pellerossa e il postino che mi ingravida la cassetta della posta con spam di ogni genere?
No, no e mi piacerebbe, ma no.

Un anno fa a quest’ora…prendevo i voti per diventare suora?
Io in mezzo alle suore? Sarebbe come sentir cantare Marilyn Manson nel coro delle voci bianche, quindi no.

Un anno fa a quest’ora…dicevo addio alla cellulite?
Credo che la nostra relazione durerà finché morte e decomposizione non ci separereanno, quindi no.

Un anno fa a quest’ora…sabotavo le corde vocali della vecchia del palazzo di fronte?
Credo abbiano provveduto i nipoti, ultimamente non la sento più ragliare. Comunque no.

Insomma, che cavolo facevo un anno da a quest’ora?
Dormivo.

Leggi tutto

Torna Su
Page 2 of 101234510...Last »