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	<title>Emetofobia &#187; Emetofobia</title>
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	<description>Conoscerla, capirla, superarla</description>
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		<title>Cosa le dico?</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Jul 2010 10:12:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pikadilly</dc:creator>
				<category><![CDATA[Emetofobia]]></category>

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		<description><![CDATA[Alle volte ho l&#8217;impressione di essermi presa una responsabilità più alta di me, poi però mi giustifico dicendo che non avevo molta scelta, visto che là fuori l&#8217;ascolto attivo è pari al zero virgola zero uno, e quell&#8217;uno si tiene in piedi su palafitte di cartapesta. L&#8217;ascolto attivo non c&#8217;è, e io ho smesso di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Alle volte ho l&#8217;impressione di essermi presa una responsabilità più alta di me, poi però mi giustifico dicendo che non avevo molta scelta, visto che là fuori l&#8217;ascolto attivo è pari al zero virgola zero uno, e quell&#8217;uno si tiene in piedi su palafitte di cartapesta.</p>
<p>L&#8217;ascolto attivo non c&#8217;è, e io ho smesso di pretenderlo, perché mi rendo conto che ognuno ha la sua rogna e se non si hanno le unghie abbastanza lunghe per grattarsela da soli, si rischia di passare tutta la vita ad urlare in un mondo pieno di ascoltatori sordi.<br />
Ho constatato anche che la maggior parte delle persone crede davvero di conoscere la psicologia umana e sciorina frasi fatte, consigli letti sulle riviste dalla parrucchiera, credenze popolari, schemi mentali che vanno bene per un film tratto da un Harmony, non per la vita vera, non per persone come me alla quale la frase fatta urtica più della rogna.</p>
<p>Poi capitano email tipo questa:</p>
<blockquote><p>&#8220;Ciao Pika, mi chiamo ******, ho l&#8217;Emetofobia da dieci anni, ma ho scoperto solo ora come si chiama. Se non fossi madre di un bambino che sta subendo la mia paura, forse potrei anche prendermi del tempo prima di decidere di curarmi, ma io non posso. Lui è ancora piccolo, quindi ho un margine di libertà per poter gestire la cosa, ma sono arrivata al punto che non riesco quasi a sollevarlo. Peso 45kg e non sono tanto alta. Ho paura seriamente di morire. Prima che nascesse ****** mi dicevano che con il diventare madre avrei superato la paura, ma non è così. Dicono che la maternità ti faccia superare le paure, ma non è vero. E adesso ogni volta che parlo della mia paura, vedo gli occhi delle persone, mi giudicano, mi reputano una madre di merda perché non riesco a gioire come si dovrebbe. Io amo mio figlio, credimi, lo amo da morire, ma la paura non mi è passata, anzi, è aumentata perché adesso devo pensare anche a lui. Non so più con chi parlare, mi sento profondamente fallita, mi sento uno schifo e in tutto questo ci sono mia madre e la madre di mio marito che continuano a dirmi che passerà, ma non mi aiutano, dicono che devo farcela da sola, ma sto crollando, non ci riesco, mangio meno di mio figlio che ha cinque mesi. Anche mio marito è preoccupato, ma lui che può fare? Lavora come un pazzo e non può permettersi di aiutarmi anche a casa e io non lo pretendo perché la sera torna distrutto.<br />
Tutti hanno le soluzioni in tasca, io provo a seguire i loro consigli, ma non funzionano, sarò sbagliata io.<br />
Che devo fare?&#8221;</p></blockquote>
<p>Leggendo questa email mi verrebbe voglia di inoltrarla a tutti quei frasifattisti dalle cui bocche escono cliché e credenze popolari sul &#8220;come si dovrebbe essere quando si diventa madri&#8221;, ma so che la risposta &#8220;Tu non hai figli, non puoi capire&#8221; arriverebbe di corsa a cancellare via il mio diritto di parola su argomenti simili, come se per capire che questa mamma sta veramente male bisogna moltiplicarsi.</p>
<p>Comunque la domanda resta: <strong>cosa le dico?<br />
<span id="more-1865"></span></strong>Le dico di rinchiudersi a casa perché se tanto aspetta un aiuto dalla società non lo otterrà mai?<br />
Le dico che in Italia si preferisce dare le prime pagine dei giornali a due verbolese romane piuttosto che a problemi di questo genere?<br />
Le dico che l&#8217;emetofobia è una pippa mentale, quindi se suo figlio un giorno rimarrà orfano sarà perché qualcuno si è fatto una semplice ravanata di mani nel cervello?<br />
Le dico tutte le minchiate che le persone propinano a me solo per una loro voglia di spiegarsi la questione nel modo più accordante possibile e stando particolarmente attenti a sincerarsi che a loro non potrà mai capitare, convincendosi di essere razionali e più forti di me?<br />
Le dico che ognuno ha le sue rogne e bisogna farsi crescere le unghie?<br />
Le dico &#8220;Non può piovere per sempre&#8221;, &#8220;Domani è un altro giorno&#8221;, &#8220;E&#8217; colpa di Berlusconi&#8221;, &#8220;Arriverà il tuo momento&#8221;?<br />
Le dico che &#8220;Basta volerlo&#8221; o la giudico dicendole che non ha abbastanza amore per suo figlio?<br />
Le dico &#8220;Pensa ai bambini dell&#8217;Africa&#8221;?</p>
<p>No, davvero, a questo punto lo chiedo a voi: <strong>cosa le direste?</strong></p>
<p><strong><br />
</strong></p>
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		<title>Non è assurda</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Jul 2010 08:59:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pikadilly</dc:creator>
				<category><![CDATA[Emetofobia]]></category>
		<category><![CDATA[definizioni sceme]]></category>

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		<description><![CDATA[Sarà il caldo o la crisi tricotica dovuta alla secchezza di stagione, non so, sarà questo o quello, ma una cosa ha cominciato a ballarmi sui nervi, l&#8217;espressione &#8220;L&#8217;Emetofobia è una paura assurda&#8220;. Ogni volta che leggo questa frase mi viene da dire &#8220;Assurdo sarai tu&#8221;, come se ritenessi l&#8217;Emetofobia qualcosa da difendere, invece che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sarà il caldo o la crisi tricotica dovuta alla secchezza di stagione, non so, sarà questo o quello, ma una cosa ha cominciato a ballarmi sui nervi, l&#8217;espressione &#8220;<strong>L&#8217;Emetofobia è una paura assurda</strong>&#8220;.</p>
<p>Ogni volta che leggo questa frase mi viene da dire &#8220;Assurdo sarai tu&#8221;, come se ritenessi l&#8217;Emetofobia qualcosa da difendere, invece che da combattere.<br />
E sapete una cosa? E&#8217; così, va difesa perché<strong> l&#8217;Emetofobia è una cosa seria, serissima</strong>, chiamarla &#8220;assurda&#8221; è come dire che la nostra sofferenza è stata sprecata per qualcosa alla quale dare anche solo due minuti d&#8217;attenzione è troppo, semplicemente perché è assurda.</p>
<p>In un libro, del quale non ricordo niente se non questo pensiero, ho letto che dire ad un bambino &#8220;E&#8217; semplice&#8221; quando sta facendo una cosa che a lui risulta difficile, equivale a dirgli &#8220;Sei un incapace&#8221;, perché la cosa da fare è semplice, quindi è lui a non essere adatto. Insomma, lui lo introietta come una sua mancanza.</p>
<p>Ecco, per me vale la stessa cosa quando si parla di Emetofobia. Come non è una semplice pippa, non è nemmeno una cosa assurda.<br />
<strong>Il limitare il tutto ad &#8220;é assurda&#8221; serve a crearsi altri problemi, perché ci si colpevolizza di non essere all&#8217;altezza di superare un&#8217;assurdità del genere, come il bambino che non riesce a fare la cosa &#8220;semplice&#8221;.</strong></p>
<p>Non bisogna stare attenti a tutto quello che si dice, se no parlare diventa una cambogia, però penso sia quasi un obbligo fare attenzione a come si usano certe espressioni quando abbiamo di fronte o dentro di noi qualcuno che ha un determinato tipo di sofferenza.</p>
<p>La sofferenza non è mai assurda.</p>
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		<title>Anniversari</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Jun 2010 17:37:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pikadilly</dc:creator>
				<category><![CDATA[Emetofobia]]></category>

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		<description><![CDATA[Un anno fa a quest&#8217;ora&#8230;mi sposavo? Ehm&#8230;no, non &#8220;no&#8221; no, ma proprio NO! Un anno fa a quest&#8217;ora&#8230;diventavo ricca? Magari, no. Un anno fa a quest&#8217;ora&#8230;raggiungevo una quarta? See, ormai il verbo &#8220;crescere&#8221; si scrive e si legge &#8220;invecchiare&#8221;, da quelle parti non cresce più niente autonomamente, quindi no. Un anno fa a quest&#8217;ora&#8230; stiravo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" title="Anno" src="http://www.emetofobiaonline.com/images/anno.jpg" alt="" width="150" height="163" /><strong>Un anno fa a quest&#8217;ora&#8230;mi sposavo?</strong><br />
Ehm&#8230;no, non &#8220;no&#8221; <em>no</em>, ma proprio NO!</p>
<p><strong>Un anno fa a quest&#8217;ora&#8230;diventavo ricca?</strong><br />
Magari, no.</p>
<p><strong>Un anno fa a quest&#8217;ora&#8230;raggiungevo una quarta?</strong><br />
See, ormai il verbo &#8220;crescere&#8221; si scrive e si legge &#8220;invecchiare&#8221;, da quelle parti non cresce più niente autonomamente, quindi no.</p>
<p><strong>Un anno fa a quest&#8217;ora&#8230; stiravo per strada un wallaby, un pellerossa e il postino che mi ingravida la cassetta della posta con spam di ogni genere?</strong><br />
No, no e mi piacerebbe, ma no.</p>
<p><strong>Un anno fa a quest&#8217;ora&#8230;prendevo i voti per diventare suora?</strong><br />
Io in mezzo alle suore? Sarebbe come sentir cantare Marilyn Manson nel coro delle voci bianche, quindi no.</p>
<p><strong>Un anno fa a quest&#8217;ora&#8230;dicevo addio alla cellulite?</strong><br />
Credo che la nostra relazione durerà finché morte e decomposizione non ci separereanno, quindi no.</p>
<p><strong>Un anno fa a quest&#8217;ora&#8230;sabotavo le corde vocali della vecchia del palazzo di fronte?</strong><br />
Credo abbiano provveduto i nipoti, ultimamente non la sento più ragliare. Comunque no.</p>
<p><strong>Insomma, che cavolo facevo un anno da a quest&#8217;ora?</strong><br />
Dormivo.</p>
<p><span id="more-1731"></span>Tutto sto casino per dire che dormivo?<br />
Eh, mica è finita.<br />
<a href="http://www.emetofobiaonline.com/emetofobia/ho-vomitato-fragole-oddio-perche-non-caviale.html">Un anno fa a quest&#8217;ora dormivo sul pavimento del bagno, dopo aver vomitato fragole gelide e tutto l&#8217;albero genealogico della mia famiglia, con la testa a penzoloni sul cratere di ceramica taggato Richard Ginori e mentre qualche dannatissimo vicino di casa mandava in loop &#8220;Such a shame&#8221; dei Talk Talk.</a></p>
<p>Un giorno da ricordare, sicuramente.<br />
Non sto scherzando.<br />
Da ricordare perché quel giorno l&#8217;ho atteso per otto anni e non pensavo di uscirne viva e senza conseguenze post trauma<em>,</em> e invece sono qui a ricordarlo come il giorno in cui io sono riuscita ad essere per la prima volta una persona <em>normale</em> (che si sappia: a me non piace questo termine):<strong>vomitavo libera dalla paura di vomitare.</strong></p>
<p>Paradossi alla Pika? Credo di no, perché moltissimi emetofobici raccontano <em>quel momento</em> come uno dei pochi in cui la paura sembra non prendere ispirazione per attaccare la solita nenia <em>ansia-panico-terrore.</em></p>
<p><strong>Lì ho capito che si può fare, cioè che IO potevo farcela da sola, senza traumatizzarmi troppo, tant&#8217;è che inviai la mia controparte a lavoro: avevo tutto sotto controllo. C&#8217;ero io, c&#8217;erano le fragole, c&#8217;era &#8220;Such a Shame&#8221; e tutta la voglia di superare il momento privandolo di significati castrastrofici e drammaticamente assolutistici.  E così è stato, incredibilmente*.<br />
</strong><br />
Ricordo l&#8217;annunciazione a mia madre e al Dr House.</p>
<p><strong>Io:</strong> &#8220;Mamma, ho vomitato!&#8221;<br />
<strong>Lei:</strong> &#8220;Mi fa piacere.&#8221;</p>
<p><strong>Da House</strong><br />
<strong>Io:</strong> &#8220;Dottore, lei mi ha fatto vomitare&#8221;<br />
<strong>Lui:</strong> &#8220;Ah, grazie, credo di doverlo prendere come un complimento&#8230;&#8221;</p>
<p>Lo so, ricordarlo potrebbe sembrare assurdo, ma dentro di me è come se fossero passati otto anni, non uno solo, perché l&#8217;ho aspettato così tanto da non riuscire a scindere quel pomeriggio dai 2918 giorni (più o meno) che lo hanno preceduto e atteso, quindi sì, è una data che va ricordata assolutamente.</p>
<p>E allora&#8230;auguri a me, che dopo otto anni (diventeranno dieci a Maggio 2011) di galoppante Emetofobia sono riuscita, quel giorno, a non fuggire e a sentirmi una persona qualsiasi proprio nel momento in cui il mio terrore veniva fuori insieme ad un piatto di gelide e anonime fragole.</p>
<p><strong><br />
</strong></p>
<p><strong>*La paura non è andata via, lo ricordo per chi ancora crede nel &#8220;basta vomitare una volta per superare l&#8217;Emetofobia&#8221;: può succedere, non dico il contrario, ma in questo e in altri centinaia di casi non è successo.</strong><strong><br />
</strong></p>
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		<title>Impotenza</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Jun 2010 10:23:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pikadilly</dc:creator>
				<category><![CDATA[Emetofobia]]></category>
		<category><![CDATA[impotenza]]></category>

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		<description><![CDATA[Quando ho cominciato a fare outing, ho dovuto imparare a capire le reazioni di chi avevo di fronte affidandomi soprattutto alle espressioni del loro volto: schifo, compassione/finta compassione, perplessità, menefreghismo, soddisfazione, delusione, paura, curiosità, ecc. Tra tutte queste espressioni, quella che riesce ancora a ghiacciarmi è lei, l&#8217;espressione dell&#8217;impotenza. Ricordo il viso di mia madre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quando ho cominciato a fare outing, ho dovuto imparare a capire le reazioni di chi avevo di fronte affidandomi soprattutto alle espressioni del loro volto: schifo, compassione/finta compassione, perplessità, menefreghismo, soddisfazione, delusione, paura, curiosità, ecc.<br />
Tra tutte queste espressioni, quella che riesce ancora a ghiacciarmi è lei, l&#8217;espressione dell&#8217;<strong>impotenza.</strong></p>
<p>Ricordo il viso di mia madre quando ero nella fase neonatale dell&#8217;Emetofobia e, affamata e nevrotica, terremotavo tutta casa mossa da un complesso groviglio di sensazioni alle quali non sapevo dare niente, nemmeno un nome. Avevo paura, avevo fame, avevo voglia di capire e non capivo, di fuggire, di far star male tutti. Lei, mia madre, aveva da pochi mesi ricominciato a camminare, aveva un cumulo di vita da sistemare, non possedeva mezzi per sostenere anche il peso delle mie paure: nei suoi occhi l&#8217;impotenza era onnipresente, nuotava beata nell&#8217;azzurro dell&#8217;iride.<br />
Mio fratello, idem, mi guardava impotente.<br />
Odiavo tutto il mondo che non aveva paura di mangiare, loro due compresi. Non avevo altro soggetto oltre me, tutti erano complementi, mai soggetti.</p>
<p>Allora non potevo immaginare che dopo dieci anni avrei montato di nuovo l&#8217;espressione dell&#8217;impotenza sul volto di qualcuno, eppure ci sono riuscita (potrei vendere tutorial su come costruire un&#8217;espressione di impotenza).</p>
<p>Ho visto l&#8217;impotenza nei movimenti e nella tela facciale di chi ogni giorno sopporta la mia Emetofobia, i miei <em>no, non esco, ho fame</em>; i miei <em>lasciami in pace, sto male</em>; i miei <em>non ce la faccio ad arrivare a stasera</em>; i miei <em>non ne uscirò mai</em>; i miei <em>non posso curarmi, non ho soldi</em>; i miei <em>voglio solo tornare da House</em>; i miei <em>vorrei essere normale, almeno per un giorno, non di più</em>, i miei <em>perché non capiscono che sto male? perché fanno tutti finta di niente e mi chiedono cose che io non riesco a fare?</em> ecc.</p>
<p><strong>La vedo in chi ha fatto le uniche cose che a me servivano veramente, pur non essendo compito suo farle.</strong></p>
<p><span id="more-1712"></span>La rivedo in mia madre, nella sua voce stavolta, quando mezzofraseggia mentre dico che io non ce la faccio più a sostenere la situazione, che ho fame, sono debole, sono stanca, perché sono passati dieci anni e troppe volte ho rinunciato ad un mio diritto per la libertà altrui, un diritto che non è comprare un bmw o avere l&#8217;armadio di Carrie, ma mangiare, curarmi, vivere i miei 26 anni, crearmi un futuro, quello che io attualmente non ho.<br />
La vedo nei gesti di mio fratello e nei &#8220;Se puoi se puoi&#8221; che anticipano richieste stupide, ma che per me sono ancora insostenibili.</p>
<p>L&#8217;ho vista anche in lui, in House, quando gli ho detto che non potevamo più vederci ma che non avrei mai accettato sedute gratuite, perché lui io lo volevo al massimo, non potevo rischiare di ritrovarmelo insoddisfatto, svogliato e appesantito; con lui volevo avere&#8230;voglio un rapporto paritario, dove io posso anche mandarlo a fanculo senza sensi di colpa legati ai soldi che gli dovrei.<br />
Ce l&#8217;ho qui davanti, la sua espressione alla &#8220;Non puoi abbandonare adesso, stiamo andando forti&#8221; e mi fa incazzare, mi fa imbestialire, perché avrei fatto di tutto, tranne lasciare andare la terapia che mi stava salvando. Purtroppo esiste anche l&#8217;impotenza economica, e così, tra la mia e quella di House, ne ho da ricordare ancora per un bel po&#8217;, di quelle espressioni.</p>
<p>E poi ho visto l&#8217;espressione impotente nel volto della persona più importante della mia vita, quella persona della quale io non posso fare proprio a meno, quella persona che ha pianto con me quando ho ricevuto la sculacciata primordiale; quella persona con la quale alla fine dovrò compilare la dichiarazione della mia esistenza, quella persona alla quale non vorrei far vivere ancora tutto questo, quella persona che prenderei a schiaffi 24h su 24 se non sapessi del suo bigono di essere capita, quella persona che mi ha tenuto la testa quando vomitavo fragole, quella persona che si lecca i denti perché li sente deboli e in costante pericolo disintegrazione, quella persona che vedo resistere ogni giorno pur di non dire troppi <em>No, non posso,</em> quella persona che, volente o nolente, ha il compito di sopravvivere insieme a me.</p>
<p><strong>L&#8217;impotenza nel volto di quella persona mi fa sentire impotente a mia volta, perché senza di lei io non sono forte abbastanza per superare questo momento. Senza di lei io non esisto.</strong></p>
<p>Vorrei passare davanti lo specchio, lì dove la incontro tutte le volte, e dirle  &#8220;Ce l&#8217;abbiamo fatta&#8221; , vorrei vederla sorridere e stronfinarsi via l&#8217;espressione dell&#8217;impotenza.</p>
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		<title>Non è così proprio per niente</title>
		<link>http://www.emetofobiaonline.com/emetofobia/non-e-cosi-proprio-per-niente.html</link>
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		<pubDate>Sun, 30 May 2010 17:13:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pikadilly</dc:creator>
				<category><![CDATA[Emetofobia]]></category>

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		<description><![CDATA[Donna al supermercato: &#8220;Eh sì, non esco più con le amiche&#8230;ma che ci vuoi fare, il matrimonio è così.&#8221; Ecco, dopo i volemisebene, i vabbenismi e gli ormai, è così è l&#8217;espressione che più odio universalmente, perché per me niente è così, tutto può essere diverso. Sempre. Comunque. In qualsiasi situazione. Ci deve essere un&#8217;alternativa, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" title="bimbo incavolato" src="http://www.emetofobiaonline.com/images/ecosi.jpg" alt="" width="150" height="113" />Donna al supermercato: &#8220;Eh sì, non esco più con le amiche&#8230;ma che ci vuoi fare,<em> </em>il matrimonio<em> è così</em>.&#8221;</p>
<p>Ecco, dopo i volemisebene, i vabbenismi e gli <em>ormai</em>, <em>è così</em> è l&#8217;espressione che più odio universalmente, perché per me niente <em>è così</em>, tutto può essere diverso. Sempre. Comunque. In qualsiasi situazione. Ci deve essere un&#8217;alternativa, anche solo mentale.</p>
<p>Lo ammetto, a volte, guardando il futuro, vedo ancora l&#8217;emetofobia lisciarsi la mia vita con mani incartapecorite e lunghe unghie affilate, <strong>ma se credessi veramente che tutti gli sforzi che sto facendo per uscirne non servissero a nulla, mi arenerei sul divano e vaffanlì a tutto!</strong></p>
<p>Ho davvero provato a farlo, a mollarmi sul divano aspettando che la famosa manna dal cielo scendesse ad aprirmi la porta d&#8217;uscita dall&#8217;emetofobia, senza il minimo sforzo da parte delle mie regali chiappe. Ho anche in qualche modo sperato che il pendolo di Poe si materializzasse sopra la mia testa per concludere tutta questa vita in modo molto teatrale, tuttavia non ce l&#8217;ho fatta, perché quello era solo un<em> è così</em> mascherato, e appena l&#8217;ho scoperto sono saltata giù dal divano e ho cominciato febbrilmente a fare qualcosa, qualsiasi cosa pur di non farmi mangiare dai vermi dell&#8217;<em>è così.</em></p>
<p>Mi fa senso solo a scriverlo, <em>è così</em>.</p>
<p>Quando mia madre troneggiava su un letto del San Camillo (Roma), incontrai una vicina di casa che, con sforzo titanico, mi chiese come andavano le cose. Io avevo sedici anni e tutta la voglia di farle andare in qualche modo bene, anche se andavano di schifo.</p>
<p><strong>Lei: &#8220;E&#8217; dura, lo so, anche mia madre sta male, ma che ci vuoi fare, <em>è così</em>&#8220;.</strong></p>
<p>A parte che lei aveva almeno quattrocento anni più di me, quindi, se la madre stava male, forse, dico forse, era anche un tantino normale, considerando oltretutto i 96 inverni sulle spalle della vecchia mamma, ma poi io qualcosa volevo farci, perché per me <em>è così</em> significava arrendersi anche se c&#8217;erano margini notevoli di miglioramento.</p>
<p><span id="more-1641"></span><strong>Adesso lo sento dalla bocca di alcuni emetofobici che si stanno arrendendo all&#8217;idea di convinvere a vita  con nostra signora vomitofobia, perché è più facile dire<em> è così</em> che pensare ad un possibile <em>ma anche no</em>.</strong></p>
<p>Ecco, io non voglio rimanere sul cavallo morto dell<em>&#8216;è così</em>, ma saltare su quello del <em>deve essere diverso da così</em>, perché si può fare, perché anche in punto di morte io voglio credere che l&#8217;emetofobia non è la mia vita, è solo un tacco molto costoso infilato in mezzo a due sanpietrini.</p>
<p>Ogni giorno vengo a contatto con persone che, nonostante dichiarino di non aver nessun problema castrante come il mio, ragionano per <em>è così</em>.<br />
Proprio ieri ho parlato con un tizio su un social, pareva dispiacersi per la mia emetofobia, anche se tutto faceva pensare ad un &#8220;Tu povera castrata, io invece libero e fringuello&#8221;, bene, nemmeno cinque secondi dopo mi ha fatto capire che il fringuello era stato ingabbiato dalla mentalità <em>è così. </em></p>
<p><strong>Maschio, 35 anni: &#8220;Ah, mi dispiace per il tuo problema. Intrappolata nella paura&#8230;non mi ci far pensare! [5 secondi dopo] Sì, sto cercando l&#8217;anima gemella, voglio sposarmi, perché la vita senza matrimonio e senza figli è completamente inutile. <em>E&#8217; così.&#8221;</em></strong></p>
<p>Eh, <em>è così.</em> Rinunciare volontariamente alla propria libertà perché la credenza popolare ti dice che<em> è così</em>, no, non fa proprio per me, preferisco essere intrappolata nell&#8217;emetofobia, che, per come la si guardi, è una trappola a tempo. <em>E&#8217; così</em> è una trappola a vita.</p>
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		<title>Terapia Gratta e vinci</title>
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		<pubDate>Thu, 27 May 2010 14:34:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pikadilly</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Dr House]]></category>
		<category><![CDATA[terapia]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo aver pubblicato questo post, probabilmente sparirò almeno fino alla prossima glaciazione, così, tanto per esser certi che la mia reputazione si rivergini per bene. Stanotte, mentre cercavo di acchiappare il sonno, ho elaborato una sorta di piano strategico per potersi curare con un terapista (di Paperopoli, probabilmente) nonostante la sempreverde siccità finanziaria. Il sistema [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" title="Gratta e vinci" src="http://www.emetofobiaonline.com/images/gv.jpg" alt="" width="150" height="129" /><span style="color: #888888;">Dopo aver pubblicato questo post, probabilmente sparirò almeno fino alla prossima glaciazione, così, tanto per esser certi che la mia reputazione si rivergini per bene. <img src='http://www.emetofobiaonline.com/wp-includes/images/smilies/icon_biggrin.gif' alt=':D' class='wp-smiley' /> </span></p>
<p>Stanotte, mentre cercavo di acchiappare il sonno, ho elaborato una sorta di piano strategico per potersi curare con un terapista (di Paperopoli, probabilmente) nonostante la sempreverde siccità finanziaria.</p>
<p>Il sistema è semplice, non richiede l&#8217;utilizzo di lombi e parti anatomiche poco battute dal sole, né pagamenti in natura (prodotti caseari o frutta e verdura scappata dalle casse dei banchi al mercato).</p>
<p><strong>Si chiama &#8220;Terapia Gratta&amp;Vinci&#8221;.</strong><br />
Si va dal proprio psicologo/psichiatra/santone di fiducia e si stipula una sorta di contratto tra le parti. A titolo d&#8217;esempio chiamerò le parti A e B: <strong>A sta per paziente, B sta per psicocologo/psichiatra/santone.</strong></p>
<p>Funziona così: B elargisce sedute gratuite ad A, A si impegna a comprare un gratta e vinci da cinque euro ogni settimana, se ci sarà una vincita, di qualsiasi somma ed entità, si farà a mezzi, tranne quando la somma vinta corrisponde al totale delle sedute effettuate da B.</p>
<p><span id="more-1603"></span>Esempio.<br />
Se una seduta di B costa 80 euro, e A ne fa due gratis, il prezzo che dovrebbe pagare A sarebbe di 160 euro.<br />
Se alla terza seduta, dal gratta e vinci si ricaveranno 160 euro tonde tonde, allora A le darà interamente a B.<br />
Se, invece, si ricaveranno 200 euro, 160 andranno comunque a B.<br />
Se si ricaveranno 500 euro, allora sia A che B prenderanno 250 euro ciascuno.<br />
Ovviamente la grattata* avverrà in seduta, in presenza delle due parti.</p>
<p>E&#8217; ovvio che B rischia di non vedere soldi per molto tempo, quindi è naturale che al momento della vincita, se questa supera di netto i soldi che A deve a B, si fa a mezzi.</p>
<p>Chiaro, no?<br />
Sì, be&#8217;, ci sono delle cose da sistemare, però potrebbe essere un&#8217;idea per curarsi senza dover chiedere l&#8217;elemosina (e la key phrase qui è: &#8220;curarsi senza dover chiedere l&#8217;elemosina&#8221;).<br />
L&#8217;unica incognita sarebbe la legalità dell&#8217;affare, voglio dire: <strong>si può barattare la terapia con la fortuna?</strong></p>
<p>Ci vogliono almeno quattro facce da culo per andare da un professionista e proporgli di giocarsi la propria professionalità  al gratta e vinci, però, considerando la possibilità di vincere una cifra che supera il costo delle sedute stesse, penso che la professionalità se ne farebbe una ragione, soprattutto se sdraiata sulle bianche spiagge delle Isole Vergini a bere Mojito.</p>
<p>Ve lo dico subito: io non ho tutte &#8216;ste facce da culo per proporre una cosa simile ad House, spero che approdi nel blog e se la legga da solo, magari poi mi chiama per fissare un incontro&#8230;o anche per dirmi di dimenticarlo per sempre. Chi lo sa. <img src='http://www.emetofobiaonline.com/wp-includes/images/smilies/icon_biggrin.gif' alt=':D' class='wp-smiley' /> </p>
<p>Sarebbe una svolta incredibile, no, sarebbe fantastico: mi permetterebbe di continuare la terapia, <strong>ma soprattutto di non passare altre notti a escogitare sistemi scemi per potermi curare.</strong></p>
<h5><strong>*</strong>Mi premieranno per l&#8217;abuso di termini ambigui, prima o poi.</h5>
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