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	<title>Emetofobia &#187; Emetofobia</title>
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	<description>Blog sull&#039;emetofobia</description>
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		<title>La nausée</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Feb 2010 15:22:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pikadilly</dc:creator>
				<category><![CDATA[Emetofobia]]></category>
		<category><![CDATA[nausea]]></category>

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Parliamone.
Sì, di lei, della sensazione fisica più provata dagli emetofobici di tutto il mondo: la nausea.
L&#8217;argomento non è bellissimo, lo so, tuttavia credo che molti concorderanno con me nel ritenerla come l&#8217;inquilina onniciabattante-e-urlante del piano di sopra. Una rottura di blini 24h su 24, in pratica.
Ovviamente posso parlare solo della mia esperienza, ma sono sicura [...]]]></description>
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</script></div><p><img class="alignleft" title="Nausea" src="http://www.emetofobiaonline.com/images/nausee.jpg" alt="" width="173" height="57" />Parliamone.<br />
Sì, di lei, della sensazione fisica più provata dagli emetofobici di tutto il mondo: la nausea.</p>
<p>L&#8217;argomento non è bellissimo, lo so, tuttavia credo che molti concorderanno con me nel ritenerla come l&#8217;inquilina onniciabattante-e-urlante del piano di sopra. Una rottura di blini 24h su 24, in pratica.</p>
<p>Ovviamente posso parlare solo della mia esperienza, ma sono sicura che quella dei miei &#8220;colleghi&#8221; non sia tanto diversa.</p>
<p><strong>Ecco la colazione tipo.</strong></p>
<p>La mattina mi sveglio ascoltando il cinguettio degli uccellini? NO, manco per niente. Mi sveglio a suon di contorcimenti esofagei. Cosa mai saranno? Ma è ovvio, sono le parole della nausea!</p>
<p>Mi alzo constatando subito la situazione: dove mi trovo, quanti anni ho, quanti anni mi devo togliere se mi dovessero chiedere quanti anni ho, se ho ancora i capelli in testa e dove è il bagno.<br />
Sì, il bagno, perché potrebbe essere la stanza più visitata della casa, quindi conoscere perfettamente la sua ubicazione mi aiuterà nella possibile corsa ad ostacoli che farò dopo il primo temutissimo conato.</p>
<p>Cioè, uno dei primi pensieri che ho la mattina non riguarda il come fare i soldi o l&#8217;altezza dei tacchi da indossare per andare al colloquio del lavoro fighetto, no, riguarda il cesso!<br />
E vabbe&#8217;.</p>
<p>Stabilito il piano d&#8217;azione della giornata, che consiste in &#8220;se mangio non esco&#8230;che faccio? Mangio o esco? Ok, mangio..&#8221;, mi trascino verso l&#8217;armadietto del cess.</p>
<p>Fatta la dovuta sveltina con il pettine, arriva il momento dello spazzolino e del dentifricio. Scatta la domanda dell&#8217;Io emetofobico: &#8220;il sapore del dentifricio non farà incazzare la nausea?&#8221;<br />
Scatta la risposta dell&#8217;Io ancora sano di mente: &#8220;ricordi quando il dentista ti ha detto sadicamente che il vostro non era un addio, bensì un arrivederci?&#8221;<br />
Ok. Scatta la lavata di denti.<br />
<span id="more-1170"></span></p>
<p>Dopo aver areato il cavo orale, mi dirigo in cucina analizzando le percentuali di nausea che provo.<br />
&#8220;Magari se mangio, la nausea mi passa&#8230;&#8221;<br />
1.<br />
2.<br />
3.<br />
&#8220;&#8230;E se poi vomito?&#8221;</p>
<p>Ok, aspetto qualche minuto. Guardo il frigo. Guardo la credenza. Guardo la vicina di casa che spazza sul balcone. E mentre faccio dirimpettaiawatching, sento lo stomaco frignare. La nausea ha lasciato il posto ad una ben più tranquillizzante fame.</p>
<p>Rendetevi conto di cosa ho scritto: tranquillizzante fame.<br />
Ripetiamolo per chi non ha capito il concetto: tranquillizzante fame.</p>
<p>Mi avvicino a quella che dovrebbe essere la mia sana colazione.<br />
Parte il gioco del milionario:</p>
<p><strong><em>Se mangio questa cosa, poi vomito?</em></strong><br />
<em>Sì<br />
No<br />
Forse<br />
Non ci pensare</em></p>
<p>Se scelgo di interpellare il pubblico (ometto e vicina di casa), riceverei un &#8220;ah, proprio lei. La smette di guardare Spongebob tutta la notte? Mio figlio non dorme perché sente la sigla!&#8221; o un &#8220;fatti meno seghe e mangia, ché se dimagrisci non c&#8217;ho più niente da toccare&#8221;.</p>
<p>Se scelgo l&#8217;aiuto da casa, riceverei un &#8220;ma con House giochi a omo nero?&#8221;<br />
Se scelgo il cinquanta e cinquanta, ho paura che mi ranzi via il <em>No</em> e il <em>Forse</em>, lasciando in gioco solo il <em>Sì</em> e il <em>Non ci pensare</em>, che poi sarebbe un Sì mascherato.</p>
<p>Potrei cambiare domanda e chiedermi &#8220;se mangio questa cosa, poi mi verranno i brufoli sottopelle?&#8221;, ma questo gioco non prevede cambi di domanda, così lascio perdere il gioco <em>Chi vuol morire per l&#8217;emetofobia</em> e mangio con tibetana calma.</p>
<p>Al secondo morso già sento la nausea tornare. Smetto di mangiare, guardo la colazione come se  da un momento all&#8217;altro dovessero comparire gli Umpa Lumpa ballando e cantando qualcosa tipo &#8221; la la la la la&#8230;hai voluto mangiare, adesso comincerai a vomitare&#8230;. la la la la&#8221;.</p>
<p>Sono inorridita dai miei stessi pensieri. Decido di mettere a fuoco la realtà dei fatti. Ci sono due opzioni:</p>
<p>Fermarsi e lasciare che il mio corpo mi si rivolti contro, un giorno.<br />
Continuare e utilizzare la ragione, non solo il pollice opponibile.</p>
<p>Ci penso, ascolto il mio corpo. Ok, continuo.</p>
<p>Con House stavo imparando ad ascoltare per bene i segnali del corpo: differenziare la sensazione della fame da quella della nausea. Ma avendo interrotto la terapia per cause da attribuirsi al dio denaro, il processo di differenziazione è più lento, quindi scambio ancora la fame per nausea.<br />
Un po&#8217; come scambiare Orietta Berti per Marisa Laurito, insomma.</p>
<p>Così continuo a mangiare, ma ogni boccone potrebbe essere l&#8217;ultimo prima di rivedere tutta la colazione trasformata in minestra per wc. Qualcosa di puramente traumatizzante, lo posso assicurare.<br />
Dopo aver mangiato, il resto è tutto un pensiero che veleggia intorno alla paura. Ve lo risparmio. <img src='http://www.emetofobiaonline.com/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' /> </p>
<p>E pensare che a me mangiare piace un casino.</p>
<p>C&#8217;è chi mi chiede: &#8220;ma non ti sei abituata?&#8221;</p>
<p>No, dopo dieci anni non mi sono abituata alla nausea. Ritengo che l&#8217;abitudine sia pura utopia quando si parla di nausea persistente.<br />
Ogni volta è sempre più dura, più cattiva, più stressante.<br />
Ecco, è questo il punto.<br />
<strong> La nausea è stressante.</strong></p>
<p>In vita mia ho provato dolori fisici forti, ma niente partorisce stress come fa la nausea unlimited.<br />
Lei si sveglia con me, si alza con me, mangia con me, lavora con me, fa tutto con me, o peggio, io sono costretta a fare tutto con lei. La sera sono talmente stanca che riuscirei a trovare troppo intellettuale anche una puntata del Grande Fratello.</p>
<p>Alla nausea dedico -potrei anche dire <em>dedichiamo</em> &#8211; la maggior parte dei pensieri durante il giorno. Non è sano, non è bello, non è giusto.<br />
Eppure è così.</p>
<p>Una volta, nel forum dell&#8217;emetofobia, ho letto la frase di una ragazza che parlava di una futura esperienza di viaggio.<br />
Be&#8217;, ha detto più o meno così:<br />
<strong>&#8220;Come al solito, i pensieri belli si trasformano in pensieri traumatizzanti&#8221;.</strong></p>
<p>In due anni, mai altra frase è riuscita a descrivere meglio cosa si prova quando si vive con una fobia invalidante come l&#8217;emetofobia.<br />
Ogni pensiero bello si trasforma in qualcosa da evitare perché mette ansia, paura e quindi nausea torrenziale.</p>
<p>Tutti i giorni leggo di ragazzi e ragazze che si massacrano di domande prima di fare qualche bella esperienza per la loro formazione professionale/universitaria, ma anche per andare ad un semplice appuntamento con il medico o con un/a ragazzo/a. E io mi ritrovo in ogni loro parola, ogni virgola sembra essere una mia virgola.</p>
<p>Quello che dovrebbe (lo so, sto usando una doverizzazione) essere vissuto con felicità ed entusiasmo, si vive invece come l&#8217;ennessima prova da superare senza sentirsi male, senza viverla come una violenza morale contro la nostra <em>apparente</em> tranquillità. (Dico <em>apparente</em> perché alla fine non è vera tranquillità, è solo un <em>meno peggio.)</em></p>
<p>A lungo andare provoca una sorta di avversità per ciò che rende felici, perché tutto, il buono e il bello, potrebbe essere un attivante della paura, e quindi della nausea.</p>
<p>Insomma, lei c&#8217;è sempre. La nausea, la nausée.</p>
<p>Grazie a lei ho perso tante (non tutte, eh) occasioni positive, e quando ho deciso che il momento era proprizio per dire stop, ho cercato di sovrastarla con tutti i mezzi. Però, alla fine sembra vincere sempre lei, anche quando faccio cose entusiasmanti, anzi, è proprio in quei momenti che lei è più forte. Infetta tutto.</p>
<p>La cosa che mi fa più male è sapere che non so cosa farò domani mattina, ma di sicuro c&#8217;è una cosa: appena mi sveglierò, lei sarà lì dove l&#8217;ho trovata anche stamattina, seduta a gambe incrociate sul mio stomaco. Mi sorriderà e mi dirà: &#8220;Ben svegliata! Pronta per una nuova giornata in mia compagnia?&#8221;</p>
<p>No, credo che non sarò mai pronta.</p>
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		<title>Il B.e.p. dell&#8217;emetofobico</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Feb 2010 12:45:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pikadilly</dc:creator>
				<category><![CDATA[Emetofobia]]></category>
		<category><![CDATA[analisi]]></category>
		<category><![CDATA[bep]]></category>

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Oggi mi sento molto Montezemolo. Senza soldi, però.
E&#8217; da stamattina che parlo di grafici, di percentuali, di analisi swot e tutto quello che fa very marketing woman.
Ho ripreso in mano i miei libri sul tema e, mentre mi autoconvincevo di poter sistemare l&#8217;imprenditoria italiana con uno straccio da spolvero, ho incontrato un grafico che mi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="margin:5px"><!--adsense--></div><p><img class="alignleft" title="Montezemolo" src="http://www.emetofobiaonline.com/images/montezemolo.jpg" alt="" width="150" height="104" />Oggi mi sento molto Montezemolo. Senza soldi, però.<br />
E&#8217; da stamattina che parlo di grafici, di percentuali, di analisi swot e tutto quello che fa very marketing woman.</p>
<p>Ho ripreso in mano i miei libri sul tema e, mentre mi autoconvincevo di poter sistemare l&#8217;imprenditoria italiana con uno straccio da spolvero, ho incontrato un grafico che mi ha fatto pensare subito all&#8217;<strong>Emetofobia.</strong></p>
<p>Si parla di <strong>B.e.p.<br />
</strong></p>
<p><strong>B.e.p</strong> non sta per Black Eyed Peas, bensì per <em><strong>Break Even Point</strong> </em>(punto di pareggio). Attraverso l&#8217;analisi di spese e profitti, l&#8217;azdiena XY è in grado di stabilire le entrate e le perdite relative ad un determinato periodo.  Il B.e.p. si ha quando profitti e spese vanno in pari, mostrando così che in quel determinato punto (periodo) l&#8217;azienda non ha né guadagnato né perso soldi.</p>
<p>Per dirla breve, prendo un gratta e vinci da due euro e vinco due euro: non ho né guadagnato né speso, ma ho avuto la possibilità sia di incrementare i miei guadagni (vincendo) sia di perdere i due euro puntati (spese).</p>
<p>E&#8217; un metodo che può praticamente essere rapportato a tutto. E secondo voi, potevo perdere l&#8217;occasione di applicarlo anche all&#8217;emetofobia? Certo che no. Come quando utilizzai <a href="http://www.emetofobiaonline.com/emetofobia/marketing-in-analisi.html">l&#8217;analisi Swot</a> per chiarire ad House concetti che non sapevo spiegare altrimenti, ricevendo da lui un&#8217;occhiata stremata che voleva dire qualcosa tipo &#8220;mi denunceranno se l&#8217;appendo al muro?&#8221;</p>
<p>Ho adattato questo B.e.p. all&#8217;emetofobia in una maniera un po&#8217; insolita, ovvero processando il livello marginale di sopportazione che l&#8217;emetofobico deve superare prima di decidersi a fare qualcosa.<br />
<span id="more-1097"></span></p>
<p>Nel libro di Cesare Sansavini<em>, L&#8217;arte di vendere</em> (libro dal quale ho tratto il grafico che sto per pubblicare senza vergogna), si parla dei bisogni del cliente.</p>
<p>Cito: &#8220;La molla che stimola un cliente all&#8217;acquisto è una certa insoddisfazione (bisogno) che ha superato il proprio livello marginale (b.e.p.).&#8221;</p>
<p>E&#8217; così anche per chi soffre di patologie fisiche o psicologiche.<br />
Sopporto il dolore finché questo non scavalca la linea marginale di sopportazione (qui bisognerebbe anche parlare di principio di realtà:  l&#8217;uomo sopporta il dolore nell&#8217;aspettativa di un grande piacere futuro. Ma per ora lasciamolo perdere).</p>
<p>Molto spesso, ci si decide a fare qualcosa solo dopo aver superato il margine di sopportazione: il cliente acquista, il malato si cura.<br />
La linea di sopportazione cambia da persona a persona, ognuno ha i suoi parametri per giudicare quando non ce l&#8217;ha fa più.</p>
<p>Ma passiamo al grafico:<img class="aligncenter" title="Livello marginale di sopportazione" src="http://www.emetofobiaonline.com/images/dia.jpg" alt="" width="450" height="350" /></p>
<p>La<strong> linea A</strong> indica il livello teorico di sopportazione. Diciamocelo senza troppi vabbenismi: nessuno sopporta al 100% l&#8217;emetofobia, anche se è in forma lieve. Se così fosse, non ci sarebbe bisogno di chiamarla sopportazione né ci si troverebbe di fronte un problema.</p>
<p>La<strong> linea B</strong> indica il livello di sopportazione che oscilla. Sentiamo l&#8217;insopportabilità più intensamente quando ci si allontana dalla linea A. Ogni giorno abbiamo un grado variabile di sopportazione, un sali e scendi tra A e C.</p>
<p>La<strong> linea C</strong> indica il livello marginale di sopportazione. Superata la linea C la nostra sopportazione è a limite dell&#8217;esasperazione. Qui avvertiamo pesantemente il problema, ci rendiamo conto delle forti ripercussioni sulla nostra vita. In questa zona  incontriamo una biforazione: curarsi o lasciarsi andare aspettando che la linea B ritorni accanto il più possibile alla linea A.</p>
<p>Laddove il venditore deve capire il livello di insoddisfazione del cliente rispetto ad un prodotto, e in quali casi la linea B s&#8217;incrocia con la C, <strong>l&#8217;emetofobico dovrà capire, invece, in quali punti, o in seguito a quali episodi, pensieri, scenari immaginativi, la spezzata B incontra e supera la linea C.</strong></p>
<p>Questo è possibile solo dopo un&#8217;attenta osservazione di situazioni e pensieri che stuzzicano la paura o la pippa mentale, ovvero quegli elementi (pensieri, sensazioni, ecc.) che si presentano prima che la paura o la pippa abbiano luogo.<br />
<strong>Nel punto in cui B amoreggia con C fanno camping tutti quegli eventi attivanti ai quali non si fa caso se non quando ormai B è già andato oltre C.</strong></p>
<p>Una volta superata la linea C siamo in un sentiero di carboni ardenti, qualsiasi cosa facciamo per andare avanti sembra farci male, vogliamo solo tornare il più possibile verso la linea A, ben consapevoli che sopportare è un contentino rispetto a ciò che potremmo trovare cambiando &#8220;prodotto&#8221;, ovvero scegliendo di fare concretamente qualcosa affinché non ci sia più bisogno di parlare di &#8220;sopportare l&#8217;emetofobia&#8221;, ma di &#8220;uscita dall&#8217;emetofobia&#8221;.</p>
<p>Io ho scelto di non vivere zigzagando tra la linea A e la linea C, anche se mi rendo conto che il sollievo di tornare vicino alla linea A ha un&#8217;attrattiva paragonabile a quella di una sacher per un diabetico. Tuttavia,  la scelta sarebbe dettata dalla mia paura di non riuscire a superare l&#8217;emetofobia, paura che sto ampiamente abbandonando lungo il cammino.</p>
<p>E questo è quanto. Spero che la mia spiegazione sia stata abbastanza potabile.</p>
<p>Be&#8217;, in conclusione posso dire che mi piace combinare i princìpi del marketing all&#8217;emetofobia. Già mi ci vedo: tacco dodici e ventriquattrore nera, altro che ciavatte infradito e Pronto Legno Vivo Spray. <img src='http://www.emetofobiaonline.com/wp-includes/images/smilies/icon_biggrin.gif' alt=':D' class='wp-smiley' /> </p>
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		<title>Aridatime House</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Feb 2010 16:15:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pikadilly</dc:creator>
				<category><![CDATA[Emetofobia]]></category>
		<category><![CDATA[Dr House]]></category>

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		<description><![CDATA[Davanti una foto di Tim Burton: &#8220;assomiglia ad House!&#8221;
Davanti una ricevuta: &#8220;ah, pure House mi faceva le ricevute!&#8221;
Davanti  una penna verde in cartoleria: &#8220;uh! La penna che usava House!&#8221;
Davanti la vetrina di un negozio cinese: &#8220;guarda, quel maglioncino ce l&#8217;aveva pure House!&#8221;
Davanti la vetrina di un ottico: &#8220;anche House portava gli occhiali, ma si vergognava [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="margin:5px"><!--adsense--></div><p><img class="alignleft" title="Tim Burton" src="http://www.emetofobiaonline.com/images/burton.jpg" alt="" width="100" height="133" />Davanti una foto di Tim Burton: &#8220;assomiglia ad House!&#8221;<br />
Davanti una ricevuta: &#8220;ah, pure House mi faceva le ricevute!&#8221;<br />
Davanti  una penna verde in cartoleria: &#8220;uh! La penna che usava House!&#8221;<br />
Davanti la vetrina di un negozio cinese: &#8220;guarda, quel maglioncino ce l&#8217;aveva pure House!&#8221;<br />
Davanti la vetrina di un ottico: &#8220;anche House portava gli occhiali, ma si vergognava a metterli&#8230;&#8221;<br />
Davanti un SH 125 nero: &#8220;quello è uguale allo scooter di House!!&#8221;<br />
Davanti una foto di Bruno Vespa:&#8221;anche House lo odiava!&#8221;<br />
Davanti un negozio di divani:&#8221;questo divano ha lo stesso colore di quelli che c&#8217;erano nella sala d&#8217;aspetto di House!&#8221;<br />
Davanti agli uomini senza capelli: &#8220;anche House aveva una pista da sci sulla testa&#8230;&#8221;<br />
Davanti un perché:&#8221;House mimava un ghigno di dolore quando dicevo un perché&#8230;&#8221;<br />
Davanti a Dr House Medical Division: &#8220;House non sei tu!! Vai via, impostore zoppicante!&#8221;</p>
<p><strong>&#8230;sono ancora recuperabile&#8230;Aridatime House!!! <img src='http://www.emetofobiaonline.com/wp-includes/images/smilies/icon_biggrin.gif' alt=':D' class='wp-smiley' /> </strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>I bambini dell&#8217;Africa</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Feb 2010 12:24:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pikadilly</dc:creator>
				<category><![CDATA[Emetofobia]]></category>
		<category><![CDATA[fame]]></category>
		<category><![CDATA[paura di vomitare]]></category>

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		<description><![CDATA[A tutti quelli che hanno palesato la propria emetofobia sarà capitato di sentirsi dire: &#8220;pensa ai bambini dell&#8217;Africa, quelli non hanno niente da mangiare, e tu rifiuti il cibo per una stupida paura&#8221;.
Ecco, parliamo di questi ipercitati bambini dell&#8217;Africa che diventano il termine di paragone per misurare la nostra estrema stupidità nell&#8217;avere paura di vomitare.
La [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="margin:5px"><!--adsense--></div><p><img class="alignleft" title="Bambini Africa" src="http://www.emetofobiaonline.com/images/b_africa.jpg" alt="" width="150" height="265" />A tutti quelli che hanno palesato la propria emetofobia sarà capitato di sentirsi dire: &#8220;pensa ai bambini dell&#8217;Africa, quelli non hanno niente da mangiare, e tu rifiuti il cibo per una stupida paura&#8221;.</p>
<p>Ecco, parliamo di questi ipercitati bambini dell&#8217;Africa che diventano il termine di paragone per misurare la nostra estrema stupidità nell&#8217;avere paura di vomitare.</p>
<p>La prima volta che qualcuno mi ha presentato i bambini dell&#8217;Africa è stato quando ho detto a scuola di non avere luce e acqua calda in bagno.<br />
&#8220;Luciani, pensa ai bambini dell&#8217;Africa&#8221; mi disse la professoressa.<br />
La seconda, me lo ricordo bene, mi vennero messi sul piatto da un medico:<br />
&#8220;Da quanto non mangia? 3 Mesi? Ah, ma pensi ai bambini dell&#8217;Africa, quelli non mangiano mai&#8230;&#8221;</p>
<p>Fino a qualche tempo fa, quando raccontavo della mia emetofobia, non mancavo mai di eplicitare la mia posizione di privilegio rispetto ai bambini dell&#8217;Africa, come se fosse mio dovere <strong>non</strong> angosciarmi se per due giorni di fila non mangiavo nulla, come se non avessi il diritto di stare male, o peggio, di sentirmi debole e affamata.<br />
Poi mi sono resa conto che la storia dei &#8220;bambini dell&#8217;Africa&#8221; non solo è una doverizzazione terribilmente lesiva, ma anche un falsissimo senso di colpa che spesso non viene seguito da nessun fatto concreto. Serve solo a sentirsi meno sfigati.</p>
<p>Perché:</p>
<p>A) Non è pensando che si riempe loro lo stomaco<br />
B) Crea dei sensi di colpa e delle doverizzazioni che vanno dal &#8220;devo stare bene perché in fondo non sto messa come i bambini dell&#8217;Africa&#8221;, &#8220;mi sento in colpa: io ho il cibo e lo rifiuto, i bambini dell&#8217;Africa non hanno niente&#8221;, ecc.</p>
<p><span id="more-1000"></span>All&#8217;inizio potrebbe sembrare sollevante, ma a lungo andare diventa un senso di colpa estremamente nocivo.<br />
E&#8217; peloso dirlo, ma ognuno ha la sua rogna, non è facendo paragoni o pensieri intransitivi sulla fame dei bambini dell&#8217;Africa che si riesce a venirne fuori senza danni collaterali.</p>
<p>Pensare a chi sta peggio va bene se poi ci si mette le manine in tasca e si tirano fuori zinzi per aiutare, non per sollevarsi in un momento di sconforto, perché, anche se non ce ne accorgiamo, stiamo creando una regola che ci vieta di stare male poiché, rispetto a noi, c&#8217;è chi è nella melma più totale.</p>
<p>Non capisco perché sempre chi sta male, in qualsiasi senso, è obbligato moralmente a pensare ai bambini dell&#8217;Africa, mentre il mondo dei sani se ne sbatte e continua a farsi venire le psicopatologie se gli rigano la macchina, se ha pagato due centesimi in più il peperone scontato, se deve fare due metri di fila alla posta e se a pranzo ha mangiato <em>solo</em> un panino e adesso ha bisogno di una salvifica Fiesta.</p>
<p>La fame, quella vera, quella che ti fa sentire come se lo stomaco stesse banchettando con il tuo cervello, è uguale per tutti. Un pensiero o uno sciapo senso di colpa non la faranno passare, tantomeno ai bambini dell&#8217;Africa.</p>
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		<title>Con un House in meno</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Feb 2010 10:51:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pikadilly</dc:creator>
				<category><![CDATA[Emetofobia]]></category>
		<category><![CDATA[Dr House]]></category>
		<category><![CDATA[terapia interrotta]]></category>

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		<description><![CDATA[Venerdì ho salutato House.
Come sono riuscita a non trasformare lo studio in una vasca di lacrime non lo so. Ma tant&#8217;è, alla fine sono riuscita ad uscire sulle mie gambe.
Certo, lui non mi ha aiutata. Poteva fare qualcosa per dimostrarmi che non gliene fregava niente della mia dipartita terapistica, che, anzi, per lui era un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="margin:5px"><!--adsense--></div><p>Venerdì ho salutato House.<br />
Come sono riuscita a non trasformare lo studio in una vasca di lacrime non lo so. Ma tant&#8217;è, alla fine sono riuscita ad uscire sulle mie gambe.<br />
Certo, lui non mi ha aiutata. Poteva fare qualcosa per dimostrarmi che non gliene fregava niente della mia dipartita terapistica, che, anzi, per lui era un sollievo non avermi più tra gli appuntamenti del venerdì. Invece no, mi ha esplicitamente mostrato di esserne dispiaciuto e amareggiato.</p>
<p>Quando vieni tranquillamente e felicemente abbandonato da chi ti ha messo al mondo, ti aspetti che nessuno si dispiaccia se ad un certo punto sei tu a toglierti di torno. E&#8217; più facile preventivare un&#8217;espressione sbiadita, magari anche uno sbadiglio, che due occhi pieni di di interrogativi riguardo una decisione così inaspettata e fuori da ogni logica.</p>
<p>Mi ha strappato dalle mani la mia vincente arma del &#8220;tanto lo sapevo che non gliene fregava niente di me&#8221;, quella che mi proteggeva la mucosa emotiva da delusioni e scoramenti. Nessuna aspettativa, nessun dolore.</p>
<p>Quella di lasciarlo è stata una &#8220;scelta&#8221; che non mi sta facendo per niente bene, non ho ancora metabolizzato la cosa: ho come la sensazione che sia stato tutto uno scherzo. Sono in attesa di vedere uscire un omino intransitivo che mi dice &#8220;sei su scherzi a parte&#8221; e tutti che battono le mani, io che rido e piango di commozione mentre do dei simpatici schiaffetti ai complici dello scherzo.<br />
Ma più mi guardo intorno e più mi rendo conto che non c&#8217;è nessun omino intransitivo con il cartello, nessuno batte le mani e io non rido, ma piango di rabbia mentre mi è più chiara la verità:</p>
<p><strong>ho proprio lasciato il Dr House, venerdì.</strong></p>
<p><strong><span id="more-970"></span></strong>Ieri stavo pensando alla mia vecchia psicologa. Vecchia in tutti i sensi possibili.<br />
L&#8217;ultima volta che l&#8217;ho vista, i dinosauri non erano ancora estinti. Sulla carta, però, sono passati solo dieci mesi. Mi ricordo di averla incontrata sotto il suo studio, per me House era solamente il medico zoppo del telefilm.</p>
<p>Sapevo che lei non era la persona adatta per accompagnarmi verso la porta d&#8217;uscita dall&#8217;emetofobia, ma ci andavo lo stesso. Giusto per avere la sensazione di non essere statica e passiva verso la fobia. Adesso mi rendo conto di quanto tempo ho perso.<br />
Lei è stata sempre gentile e disponibile con me, tuttavia, ad un certo punto, si è dovuta rendere conto che non poteva fare molto, infatti mi virò verso un comportamentista che io in realtà non ho mai visto.</p>
<p>Poi arrivò House.<br />
Un colpo di fulmine, medicalmente parlando.<br />
Un uomo. Avevo scelto sempre terapiste donne perché pensavo che riuscissero a capire totalmente la mia situazione. Avevo ragione: mi hanno compresa, ma non sono state capaci di darmi gli strumenti per superare l&#8217;emetofobia.<br />
Mi hanno dato il loro tempo, del Tu, il loro numero privato, &#8220;chiamami a tutte le ore&#8221;, i visi contriti mentre raccontavo il dolore dell&#8217;infanzia, tante belle spiegazioni sul perché siamo fatti così, pacche sulle spalle, riduzioni pesanti di tariffa, un passaggio in macchina, un libro per natale, una maglietta per il compleanno, ma non quello che io cercavo: <strong>qualcuno che mi prendesse e mi sbattesse al muro costringendomi ad osservare senza darmi troppe spiegazioni, che mi impedisse in tutti i modi di perdere tempo a chiedermi il perché, che mi inducesse a stare zitta, a privarmi del giudizio e di quella stramaledetta doverizzazione che mi costringeva ad essere al top anche quando ero sei metri sotto terra.</strong></p>
<p>Il Dr House era quello che cercavo:<strong> un medico pratico che non cartellonava metafore ad effetto in pieno stile Morelli. Lui non si limitava a capirmi, andava oltre.<br />
</strong></p>
<p>E poi rideva delle mie battute, cosa che, devo ammetterlo, all&#8217;inizio mi ha fatto dubitare della sua integrità professionale, ma che alla fine si è rivelato un forte punto d&#8217;incontro tra me, femmina 25enne vomitofobica, e lui, uomo/pischiatra di  età non pervenuta, con un forte rifiuto nel farsi beccare con indosso gli occhiali da vista.</p>
<p>In poco tempo ho abbandonato i &#8220;perché&#8221;, i &#8220;devo essere così&#8221; e tutti quegli assurdi dettami sul &#8220;giusto&#8221; e &#8220;sbagliato&#8221; applicati alla mia personalità. Mi ha liberata, ma non completamente. La terapia non era finita.</p>
<p>E già, non era finita, ma adesso ho dovuto farla finire. Una terapia a metà. A metà, una costante della mia vita.</p>
<p>Ieri sera mi ha chiamato mia madre dicendo che c&#8217;era qualcosa per me da parte di Google (io non vivo con lei), quando Google mi manda &#8220;cose&#8221;, di solito sono assegni per le pubblicità che ospito sui miei siti. Ed è stato strano, perché le altre volte, il primo pensiero che baluginava quando sapevo dell&#8217;arrivo di un assegno, erano tante immagini sfocate di libri che avrei potuto comprare con quei soldi. Ieri, mentre mia madre apriva la busta (essendo mono-mano funzionante), avevo solo un&#8217;unica nitidissima immagine fissa, grande come se fosse proiettata sullo schermo di un cinema: io che telefono al Dr House e gli dico &#8220;non è finita, non è finita proprio per niente&#8221;.</p>
<p>In seguito, quello che io pensavo fosse un assegno si è rivelato solo una pubblicità. L&#8217;immagine di me al telefono con House è sparita.<br />
Chiusa la chiamata con mia madre, mi sono lasciata andare sul divano. Ho preso in mano il blocco (il  &#8220;libro nero&#8221;)  su cui House mi faceva scrivere le mie sensazioni e ho notato qualcosa che mi ha profondamente turbata.</p>
<p><strong>Non ci sono più fogli, il blocco è finito.<br />
</strong></p>
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		<title>Il tapis roulant</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Jan 2010 12:42:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pikadilly</dc:creator>
				<category><![CDATA[Emetofobia]]></category>
		<category><![CDATA[dimagrire]]></category>
		<category><![CDATA[fame]]></category>
		<category><![CDATA[stomaco vuoto]]></category>

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		<description><![CDATA[Dieci anni fa pesavo 83 kg. Giuro.
La prima costola l&#8217;ho vista in una radiografia. Io non sapevo nemmeno di averle, le costole.
Nonostante sembrassi un rovagnati con braccia e gambe, ero felice.
L&#8217;estate indossavo un costume da bagno duepezzigiallocanarinofluorescente che metteva in evidenza tutto, e per tutto intendo tutto!  Una cosa inguardabile. Inguardabile veramente, quel costume [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="margin:5px"><!--adsense--></div><p><img class="alignleft" title="tapis roulant" src="http://www.emetofobiaonline.com/images/tapis.jpg" alt="" width="150" height="136" />Dieci anni fa pesavo 83 kg. Giuro.</p>
<p>La prima costola l&#8217;ho vista in una radiografia. Io non sapevo nemmeno di averle, le costole.<br />
Nonostante sembrassi un rovagnati con braccia e gambe, ero felice.<br />
L&#8217;estate indossavo un costume da bagno duepezzigiallocanarinofluorescente che metteva in evidenza tutto, e per tutto intendo tutto!  Una cosa inguardabile. Inguardabile veramente, quel costume ti faceva venire la cataratta precoce, ma mi piaceva così tanto da non essere ancora riuscita a pensionarlo, sebbene io lo abbia sostituito con un due pezzi con i cuori rossi. Niente di meno inguadabile, comunque.</p>
<p>Pur essendo un prodotto degli anni in cui Olivia Newton John terrorizzava tutti con Physical, non ho mai fatto una dieta in vita mia. Tra un&#8217;obesa lasagna e la depressa insalata, non c&#8217;era nemmeno da pensarci: le mangiavo entrambe.<br />
Non avendo né auto né amore per i mezzi pubblici, camminavo molto: non facevo di certo parte di quella categoria di adolescenti sedentari che stavano tutto il giorno davanti alla tv a fagocitare girelle e big mac. Giocavo anche a pallavolo, quindi ero a posto con la coscienza, un po&#8217; meno con Olivia Newton Jhohn, ma pazienza. <img src='http://www.emetofobiaonline.com/wp-includes/images/smilies/icon_biggrin.gif' alt=':D' class='wp-smiley' /> </p>
<p>Tutto andava bene così. Per ragazzi ero un maschio con le tette, ma quello del dimagrire era un compromesso al quale non volevo arrivare solo per farmi accettare come femmina del branco. Alcune volte, lo ammetto, mi sentivo morire sapendo che una ciabatta ortopedica arrivava ad essere più sensuale di me, ma i momenti così passavano subito, e ogni cosa tornava alla normalità. La mia, naturalmente.<br />
<span id="more-939"></span></p>
<p>Poi è arrivata l&#8217;emetofobia che tutti i chili portò via. Nel giro di sei mesi persi 20 kg.<br />
Ora peso 63 kg per 1,66 di &#8211; quasi &#8211; altezza.</p>
<p>&#8220;Oh, ma stai benissimo così&#8221;<br />
&#8220;Sei proprio dimagrita, complimenti&#8221;<br />
&#8220;Ti trovo veramente in forma così dimagrita&#8221;<br />
&#8220;Ahhh, beata te, che dieta hai fatto?&#8221;</p>
<p>Riesco a vedere non una, ma tutte le costole contabili ad occhio nudo. E non mi piace.<br />
Sì, è vero, oggi riesco a trovare i vestiti della mia taglia senza andare al grande magazzino (tanto ci vado comunque perché il mio portafogli è più magro di me), riesco a passare tra una macchina e l&#8217;altra come nella pubblicità delle alpelibe, ho qualche occhio in più addosso, tutti si complimentano e fanno confronti con la me di ieri, tuttavia non posso fare a meno di chiedermi: <strong>possibile che un corpo in forma è l&#8217;unico metro per giudicare il benessere di una persona?</strong></p>
<p>Pare di sì.</p>
<p>Mi sembra di essere su un tapis roulant pieno di persone che corrono seguendo la marcia del tappeto, loro sanno che moriranno schiacciati dal macchinario, ma continuano a correre da quella parte, mentre io annaspo in direzione opposta. Non voglio farmi schiacciare, non voglio morire sotto un tapis roulant, non voglio seguire quello che fanno gli altri solo perché la riprova sociale dice che è giusto così. Voglio correre per sopravvivere. Però, per come la si guardi, mi sembra sempre di correre dalla parte sbagliata.</p>
<p>E anche se adesso riesco ad indossare un bel pantalone taglia &#8220;normale&#8221;,nel quale dieci anni fa non avrei potuto infilare nemmeno in un dito, mi viene da pensare che, per certi versi, stavo meglio prima. Quando mangiavo con le mie amiche sulle panchine al parco, quando io e mio fratello compravamo dei coni gelato e ce li scambiavamo per assaggiare i diversi gusti, quando una pizza fredda mangiata su un muretto aveva un intenso sapore di libertà, quando ero pronta a correre in qualsiasi momento, senza scalette programmate, se un&#8217;amica stava male o anche solo per un defibrillante pomeriggio di &#8220;valutazione articoli&#8221; ai grandi magazzini, quando mangiare era una gioia da condividere con il mondo e non qualcosa che si ha paura di fare anche da soli.</p>
<p><strong>Quando, nonostante tutto, su quel tapis roulant riuscivo a correrre, non ad arrancare con lo stomaco che urla per la fame e la paura che lo mette a tacere.<br />
Allora stavo bene. Adesso sono solo più magra.</strong></p>
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