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	<title>Emetofobia &#187; Emetofobia</title>
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	<description>Blog sull&#039;emetofobia</description>
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		<title>Siamo fatti così</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Mar 2010 13:16:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pikadilly</dc:creator>
				<category><![CDATA[Emetofobia]]></category>
		<category><![CDATA[siamo fatti così]]></category>

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		<description><![CDATA[


Io lo dico sempre: ho una fortuna sfigata.
Stamattina, mentre saltavo di canale in canale, mi sono imbattuta in &#8220;Siamo fatti così&#8221;, quella serie di cartoni animati educativi in cui vengono spiegate le funzioni del corpo umano.
&#8220;Uh, che bello&#8221;, mi sono detta, &#8220;ora me la guardo, poi comincio a lavorare&#8221;.
Corro in cucina a prendere cibarie e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="margin:5px"><script type="text/javascript"><!--
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</script></div><p><img class="alignleft" title="Siamo fatti cosi" src="http://www.emetofobiaonline.com/images/sfc.jpg" alt="" width="200" height="142" />Io lo dico sempre: ho una fortuna sfigata.</p>
<p>Stamattina, mentre saltavo di canale in canale, mi sono imbattuta in &#8220;Siamo fatti così&#8221;, quella serie di cartoni animati educativi in cui vengono spiegate le funzioni del corpo umano.<br />
&#8220;Uh, che bello&#8221;, mi sono detta, &#8220;ora me la guardo, poi comincio a lavorare&#8221;.</p>
<p>Corro in cucina a prendere cibarie e succo di frutta, mi rifiondo in camera &#8211; ormai completamente riprogrammata in modalità cinquenne-, mi accomodo sul letto disegnandomi intorno un fortino di schifezze, ed eccomi pronta per  questo inaspettato revival&#8230;<strong></strong></p>
<p>Un bambino pallido come lo stracchino si tiene una mano sullo stomaco e l&#8217;altra sulla bocca, mentre la voce fuori campo minaccia:</p>
<p><strong>&#8220;Attenzione, se si mangia troppo c&#8217;è il rischio di vomitare!&#8221;</strong><strong><br />
</strong></p>
<p>Se non è culo questo.</p>
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		<title>Aridatime House 2</title>
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		<pubDate>Sat, 13 Mar 2010 12:41:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pikadilly</dc:creator>
				<category><![CDATA[Emetofobia]]></category>
		<category><![CDATA[Dr House]]></category>

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		<description><![CDATA[


Conto i mesi.
Conto le settimane.
Conto i giorni.
Momenti conto pure le ore e i minuti che sono passati dall&#8217;ultimo incontro con House.
Che stress, anche se devo ammettere di non passarmela così male. Pensavo di assistere ad una regressione dell&#8217;emetofobia, e invece mi sento in qualche modo meglio. Sono meno&#8230;sono più&#8230; Ok, non lo so spiegare, sono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="margin:5px"><!--adsense--></div><p>Conto i mesi.<br />
Conto le settimane.<br />
Conto i giorni.<br />
Momenti conto pure le ore e i minuti che sono passati dall&#8217;ultimo incontro con House.</p>
<p>Che stress, anche se devo ammettere di non passarmela così male. Pensavo di assistere ad una regressione dell&#8217;emetofobia, e invece mi sento in qualche modo meglio. Sono meno&#8230;sono più&#8230; Ok, non lo so spiegare, sono cambiamenti impercettibili dall&#8217;esterno, ma dentro qualche placca si è spostata, ci sono movimenti tellurici che mi stanno facendo vivere la pausa di riflessione da House meno drammatica di quanto mi aspettassi. <img src='http://www.emetofobiaonline.com/wp-includes/images/smilies/icon_biggrin.gif' alt=':D' class='wp-smiley' /> </p>
<p>Niente polpettoni polacchi o scene da fondo di manicomio, almeno fino a questo momento. Però lo devo amettere: House mi manca.<br />
Come curivendolo, intendo.</p>
<p>Quell&#8217;oretta con lui era una sorta di premio per il mio cervello. Avete presente  quando i cani rotolano su se stessi e il padrone li premia? Eh, io ero così. Per tutta la settimana rotolavo su me stessa e alla fine House mi dava il biscottino. (Ehm&#8230;sì, mi rendo conto che detta in questo modo la faccenda potrebbe essere fraintesa&#8230;)</p>
<p><span id="more-1279"></span>Adesso seguo più quello che chiamano l&#8217;istinto, senza preoccuparmi del resto del mondo e di come penso che mi vorrebbe, di come potrebbe prendere la mia natura. Mi permetto di sbagliare e di mollare. Prima facevo la SS sia con me che con il mio lavoro singhiozzato, ora sono più Fran-free. <img src='http://www.emetofobiaonline.com/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' /> </p>
<p>Detta volgarmente, ho cominciato a fottermene di tante cose, ecco. Quando ce vo&#8217;, ce vo&#8217;. <img src='http://www.emetofobiaonline.com/wp-includes/images/smilies/icon_biggrin.gif' alt=':D' class='wp-smiley' /><br />
Be&#8217;, la strada verso la completa liberazione è lunga, ma oggi più che mai voglio House come medical trainer.</p>
<p>L&#8217;ho trovato dopo tanta fatica e non ci sto a rimpiazzarlo con qualche medichetto della mutua che non sa spremersi neanche un brufolo.<br />
Batto i piedi, incrocio le braccia e frigno: &#8220;Aridatime House!&#8221;<br />
 <img src='http://www.emetofobiaonline.com/wp-includes/images/smilies/icon_biggrin.gif' alt=':D' class='wp-smiley' /> </p>
<p>A parte gli scherzi, ora posso solo mettere in pratica i suoi insegnamenti, sperando sempre di poterlo rivedere prima che l&#8217;osteoporosi diventi il mio problema principale.</p>
<p>E non manca molto. <img src='http://www.emetofobiaonline.com/wp-includes/images/smilies/icon_biggrin.gif' alt=':D' class='wp-smiley' /> </p>
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		<title>La nausée</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Feb 2010 15:22:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pikadilly</dc:creator>
				<category><![CDATA[Emetofobia]]></category>
		<category><![CDATA[nausea]]></category>

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		<description><![CDATA[Parliamone.
Sì, di lei, della sensazione fisica più provata dagli emetofobici di tutto il mondo: la nausea.
L&#8217;argomento non è bellissimo, lo so, tuttavia credo che molti concorderanno con me nel ritenerla come l&#8217;inquilina onniciabattante-e-urlante del piano di sopra. Una rottura di blini 24h su 24, in pratica.
Ovviamente posso parlare solo della mia esperienza, ma sono sicura [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="margin:5px"><!--adsense--></div><p><img class="alignleft" title="Nausea" src="http://www.emetofobiaonline.com/images/nausee.jpg" alt="" width="173" height="57" />Parliamone.<br />
Sì, di lei, della sensazione fisica più provata dagli emetofobici di tutto il mondo: la nausea.</p>
<p>L&#8217;argomento non è bellissimo, lo so, tuttavia credo che molti concorderanno con me nel ritenerla come l&#8217;inquilina onniciabattante-e-urlante del piano di sopra. Una rottura di blini 24h su 24, in pratica.</p>
<p>Ovviamente posso parlare solo della mia esperienza, ma sono sicura che quella dei miei &#8220;colleghi&#8221; non sia tanto diversa.</p>
<p><strong>Ecco la colazione tipo.</strong></p>
<p>La mattina mi sveglio ascoltando il cinguettio degli uccellini? NO, manco per niente. Mi sveglio a suon di contorcimenti esofagei. Cosa mai saranno? Ma è ovvio, sono le parole della nausea!</p>
<p>Mi alzo constatando subito la situazione: dove mi trovo, quanti anni ho, quanti anni mi devo togliere se mi dovessero chiedere quanti anni ho, se ho ancora i capelli in testa e dove è il bagno.<br />
Sì, il bagno, perché potrebbe essere la stanza più visitata della casa, quindi conoscere perfettamente la sua ubicazione mi aiuterà nella possibile corsa ad ostacoli che farò dopo il primo temutissimo conato.</p>
<p>Cioè, uno dei primi pensieri che ho la mattina non riguarda il come fare i soldi o l&#8217;altezza dei tacchi da indossare per andare al colloquio del lavoro fighetto, no, riguarda il cesso!<br />
E vabbe&#8217;.</p>
<p>Stabilito il piano d&#8217;azione della giornata, che consiste in &#8220;se mangio non esco&#8230;che faccio? Mangio o esco? Ok, mangio..&#8221;, mi trascino verso l&#8217;armadietto del cess.</p>
<p>Fatta la dovuta sveltina con il pettine, arriva il momento dello spazzolino e del dentifricio. Scatta la domanda dell&#8217;Io emetofobico: &#8220;il sapore del dentifricio non farà incazzare la nausea?&#8221;<br />
Scatta la risposta dell&#8217;Io ancora sano di mente: &#8220;ricordi quando il dentista ti ha detto sadicamente che il vostro non era un addio, bensì un arrivederci?&#8221;<br />
Ok. Scatta la lavata di denti.<br />
<span id="more-1170"></span></p>
<p>Dopo aver areato il cavo orale, mi dirigo in cucina analizzando le percentuali di nausea che provo.<br />
&#8220;Magari se mangio, la nausea mi passa&#8230;&#8221;<br />
1.<br />
2.<br />
3.<br />
&#8220;&#8230;E se poi vomito?&#8221;</p>
<p>Ok, aspetto qualche minuto. Guardo il frigo. Guardo la credenza. Guardo la vicina di casa che spazza sul balcone. E mentre faccio dirimpettaiawatching, sento lo stomaco frignare. La nausea ha lasciato il posto ad una ben più tranquillizzante fame.</p>
<p>Rendetevi conto di cosa ho scritto: tranquillizzante fame.<br />
Ripetiamolo per chi non ha capito il concetto: tranquillizzante fame.</p>
<p>Mi avvicino a quella che dovrebbe essere la mia sana colazione.<br />
Parte il gioco del milionario:</p>
<p><strong><em>Se mangio questa cosa, poi vomito?</em></strong><br />
<em>Sì<br />
No<br />
Forse<br />
Non ci pensare</em></p>
<p>Se scelgo di interpellare il pubblico (ometto e vicina di casa), riceverei un &#8220;ah, proprio lei. La smette di guardare Spongebob tutta la notte? Mio figlio non dorme perché sente la sigla!&#8221; o un &#8220;fatti meno seghe e mangia, ché se dimagrisci non c&#8217;ho più niente da toccare&#8221;.</p>
<p>Se scelgo l&#8217;aiuto da casa, riceverei un &#8220;ma con House giochi a omo nero?&#8221;<br />
Se scelgo il cinquanta e cinquanta, ho paura che mi ranzi via il <em>No</em> e il <em>Forse</em>, lasciando in gioco solo il <em>Sì</em> e il <em>Non ci pensare</em>, che poi sarebbe un Sì mascherato.</p>
<p>Potrei cambiare domanda e chiedermi &#8220;se mangio questa cosa, poi mi verranno i brufoli sottopelle?&#8221;, ma questo gioco non prevede cambi di domanda, così lascio perdere il gioco <em>Chi vuol morire per l&#8217;emetofobia</em> e mangio con tibetana calma.</p>
<p>Al secondo morso già sento la nausea tornare. Smetto di mangiare, guardo la colazione come se  da un momento all&#8217;altro dovessero comparire gli Umpa Lumpa ballando e cantando qualcosa tipo &#8221; la la la la la&#8230;hai voluto mangiare, adesso comincerai a vomitare&#8230;. la la la la&#8221;.</p>
<p>Sono inorridita dai miei stessi pensieri. Decido di mettere a fuoco la realtà dei fatti. Ci sono due opzioni:</p>
<p>Fermarsi e lasciare che il mio corpo mi si rivolti contro, un giorno.<br />
Continuare e utilizzare la ragione, non solo il pollice opponibile.</p>
<p>Ci penso, ascolto il mio corpo. Ok, continuo.</p>
<p>Con House stavo imparando ad ascoltare per bene i segnali del corpo: differenziare la sensazione della fame da quella della nausea. Ma avendo interrotto la terapia per cause da attribuirsi al dio denaro, il processo di differenziazione è più lento, quindi scambio ancora la fame per nausea.<br />
Un po&#8217; come scambiare Orietta Berti per Marisa Laurito, insomma.</p>
<p>Così continuo a mangiare, ma ogni boccone potrebbe essere l&#8217;ultimo prima di rivedere tutta la colazione trasformata in minestra per wc. Qualcosa di puramente traumatizzante, lo posso assicurare.<br />
Dopo aver mangiato, il resto è tutto un pensiero che veleggia intorno alla paura. Ve lo risparmio. <img src='http://www.emetofobiaonline.com/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' /> </p>
<p>E pensare che a me mangiare piace un casino.</p>
<p>C&#8217;è chi mi chiede: &#8220;ma non ti sei abituata?&#8221;</p>
<p>No, dopo dieci anni non mi sono abituata alla nausea. Ritengo che l&#8217;abitudine sia pura utopia quando si parla di nausea persistente.<br />
Ogni volta è sempre più dura, più cattiva, più stressante.<br />
Ecco, è questo il punto.<br />
<strong> La nausea è stressante.</strong></p>
<p>In vita mia ho provato dolori fisici forti, ma niente partorisce stress come fa la nausea unlimited.<br />
Lei si sveglia con me, si alza con me, mangia con me, lavora con me, fa tutto con me, o peggio, io sono costretta a fare tutto con lei. La sera sono talmente stanca che riuscirei a trovare troppo intellettuale anche una puntata del Grande Fratello.</p>
<p>Alla nausea dedico -potrei anche dire <em>dedichiamo</em> &#8211; la maggior parte dei pensieri durante il giorno. Non è sano, non è bello, non è giusto.<br />
Eppure è così.</p>
<p>Una volta, nel forum dell&#8217;emetofobia, ho letto la frase di una ragazza che parlava di una futura esperienza di viaggio.<br />
Be&#8217;, ha detto più o meno così:<br />
<strong>&#8220;Come al solito, i pensieri belli si trasformano in pensieri traumatizzanti&#8221;.</strong></p>
<p>In due anni, mai altra frase è riuscita a descrivere meglio cosa si prova quando si vive con una fobia invalidante come l&#8217;emetofobia.<br />
Ogni pensiero bello si trasforma in qualcosa da evitare perché mette ansia, paura e quindi nausea torrenziale.</p>
<p>Tutti i giorni leggo di ragazzi e ragazze che si massacrano di domande prima di fare qualche bella esperienza per la loro formazione professionale/universitaria, ma anche per andare ad un semplice appuntamento con il medico o con un/a ragazzo/a. E io mi ritrovo in ogni loro parola, ogni virgola sembra essere una mia virgola.</p>
<p>Quello che dovrebbe (lo so, sto usando una doverizzazione) essere vissuto con felicità ed entusiasmo, si vive invece come l&#8217;ennessima prova da superare senza sentirsi male, senza viverla come una violenza morale contro la nostra <em>apparente</em> tranquillità. (Dico <em>apparente</em> perché alla fine non è vera tranquillità, è solo un <em>meno peggio.)</em></p>
<p>A lungo andare provoca una sorta di avversità per ciò che rende felici, perché tutto, il buono e il bello, potrebbe essere un attivante della paura, e quindi della nausea.</p>
<p>Insomma, lei c&#8217;è sempre. La nausea, la nausée.</p>
<p>Grazie a lei ho perso tante (non tutte, eh) occasioni positive, e quando ho deciso che il momento era proprizio per dire stop, ho cercato di sovrastarla con tutti i mezzi. Però, alla fine sembra vincere sempre lei, anche quando faccio cose entusiasmanti, anzi, è proprio in quei momenti che lei è più forte. Infetta tutto.</p>
<p>La cosa che mi fa più male è sapere che non so cosa farò domani mattina, ma di sicuro c&#8217;è una cosa: appena mi sveglierò, lei sarà lì dove l&#8217;ho trovata anche stamattina, seduta a gambe incrociate sul mio stomaco. Mi sorriderà e mi dirà: &#8220;Ben svegliata! Pronta per una nuova giornata in mia compagnia?&#8221;</p>
<p>No, credo che non sarò mai pronta.</p>
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		<title>Il B.e.p. dell&#8217;emetofobico</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Feb 2010 12:45:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pikadilly</dc:creator>
				<category><![CDATA[Emetofobia]]></category>
		<category><![CDATA[analisi]]></category>
		<category><![CDATA[bep]]></category>

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		<description><![CDATA[Oggi mi sento molto Montezemolo. Senza soldi, però.
E&#8217; da stamattina che parlo di grafici, di percentuali, di analisi swot e tutto quello che fa very marketing woman.
Ho ripreso in mano i miei libri sul tema e, mentre mi autoconvincevo di poter sistemare l&#8217;imprenditoria italiana con uno straccio da spolvero, ho incontrato un grafico che mi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="margin:5px"><!--adsense--></div><p><img class="alignleft" title="Montezemolo" src="http://www.emetofobiaonline.com/images/montezemolo.jpg" alt="" width="150" height="104" />Oggi mi sento molto Montezemolo. Senza soldi, però.<br />
E&#8217; da stamattina che parlo di grafici, di percentuali, di analisi swot e tutto quello che fa very marketing woman.</p>
<p>Ho ripreso in mano i miei libri sul tema e, mentre mi autoconvincevo di poter sistemare l&#8217;imprenditoria italiana con uno straccio da spolvero, ho incontrato un grafico che mi ha fatto pensare subito all&#8217;<strong>Emetofobia.</strong></p>
<p>Si parla di <strong>B.e.p.<br />
</strong></p>
<p><strong>B.e.p</strong> non sta per Black Eyed Peas, bensì per <em><strong>Break Even Point</strong> </em>(punto di pareggio). Attraverso l&#8217;analisi di spese e profitti, l&#8217;azdiena XY è in grado di stabilire le entrate e le perdite relative ad un determinato periodo.  Il B.e.p. si ha quando profitti e spese vanno in pari, mostrando così che in quel determinato punto (periodo) l&#8217;azienda non ha né guadagnato né perso soldi.</p>
<p>Per dirla breve, prendo un gratta e vinci da due euro e vinco due euro: non ho né guadagnato né speso, ma ho avuto la possibilità sia di incrementare i miei guadagni (vincendo) sia di perdere i due euro puntati (spese).</p>
<p>E&#8217; un metodo che può praticamente essere rapportato a tutto. E secondo voi, potevo perdere l&#8217;occasione di applicarlo anche all&#8217;emetofobia? Certo che no. Come quando utilizzai <a href="http://www.emetofobiaonline.com/emetofobia/marketing-in-analisi.html">l&#8217;analisi Swot</a> per chiarire ad House concetti che non sapevo spiegare altrimenti, ricevendo da lui un&#8217;occhiata stremata che voleva dire qualcosa tipo &#8220;mi denunceranno se l&#8217;appendo al muro?&#8221;</p>
<p>Ho adattato questo B.e.p. all&#8217;emetofobia in una maniera un po&#8217; insolita, ovvero processando il livello marginale di sopportazione che l&#8217;emetofobico deve superare prima di decidersi a fare qualcosa.<br />
<span id="more-1097"></span></p>
<p>Nel libro di Cesare Sansavini<em>, L&#8217;arte di vendere</em> (libro dal quale ho tratto il grafico che sto per pubblicare senza vergogna), si parla dei bisogni del cliente.</p>
<p>Cito: &#8220;La molla che stimola un cliente all&#8217;acquisto è una certa insoddisfazione (bisogno) che ha superato il proprio livello marginale (b.e.p.).&#8221;</p>
<p>E&#8217; così anche per chi soffre di patologie fisiche o psicologiche.<br />
Sopporto il dolore finché questo non scavalca la linea marginale di sopportazione (qui bisognerebbe anche parlare di principio di realtà:  l&#8217;uomo sopporta il dolore nell&#8217;aspettativa di un grande piacere futuro. Ma per ora lasciamolo perdere).</p>
<p>Molto spesso, ci si decide a fare qualcosa solo dopo aver superato il margine di sopportazione: il cliente acquista, il malato si cura.<br />
La linea di sopportazione cambia da persona a persona, ognuno ha i suoi parametri per giudicare quando non ce l&#8217;ha fa più.</p>
<p>Ma passiamo al grafico:<img class="aligncenter" title="Livello marginale di sopportazione" src="http://www.emetofobiaonline.com/images/dia.jpg" alt="" width="450" height="350" /></p>
<p>La<strong> linea A</strong> indica il livello teorico di sopportazione. Diciamocelo senza troppi vabbenismi: nessuno sopporta al 100% l&#8217;emetofobia, anche se è in forma lieve. Se così fosse, non ci sarebbe bisogno di chiamarla sopportazione né ci si troverebbe di fronte un problema.</p>
<p>La<strong> linea B</strong> indica il livello di sopportazione che oscilla. Sentiamo l&#8217;insopportabilità più intensamente quando ci si allontana dalla linea A. Ogni giorno abbiamo un grado variabile di sopportazione, un sali e scendi tra A e C.</p>
<p>La<strong> linea C</strong> indica il livello marginale di sopportazione. Superata la linea C la nostra sopportazione è a limite dell&#8217;esasperazione. Qui avvertiamo pesantemente il problema, ci rendiamo conto delle forti ripercussioni sulla nostra vita. In questa zona  incontriamo una biforazione: curarsi o lasciarsi andare aspettando che la linea B ritorni accanto il più possibile alla linea A.</p>
<p>Laddove il venditore deve capire il livello di insoddisfazione del cliente rispetto ad un prodotto, e in quali casi la linea B s&#8217;incrocia con la C, <strong>l&#8217;emetofobico dovrà capire, invece, in quali punti, o in seguito a quali episodi, pensieri, scenari immaginativi, la spezzata B incontra e supera la linea C.</strong></p>
<p>Questo è possibile solo dopo un&#8217;attenta osservazione di situazioni e pensieri che stuzzicano la paura o la pippa mentale, ovvero quegli elementi (pensieri, sensazioni, ecc.) che si presentano prima che la paura o la pippa abbiano luogo.<br />
<strong>Nel punto in cui B amoreggia con C fanno camping tutti quegli eventi attivanti ai quali non si fa caso se non quando ormai B è già andato oltre C.</strong></p>
<p>Una volta superata la linea C siamo in un sentiero di carboni ardenti, qualsiasi cosa facciamo per andare avanti sembra farci male, vogliamo solo tornare il più possibile verso la linea A, ben consapevoli che sopportare è un contentino rispetto a ciò che potremmo trovare cambiando &#8220;prodotto&#8221;, ovvero scegliendo di fare concretamente qualcosa affinché non ci sia più bisogno di parlare di &#8220;sopportare l&#8217;emetofobia&#8221;, ma di &#8220;uscita dall&#8217;emetofobia&#8221;.</p>
<p>Io ho scelto di non vivere zigzagando tra la linea A e la linea C, anche se mi rendo conto che il sollievo di tornare vicino alla linea A ha un&#8217;attrattiva paragonabile a quella di una sacher per un diabetico. Tuttavia,  la scelta sarebbe dettata dalla mia paura di non riuscire a superare l&#8217;emetofobia, paura che sto ampiamente abbandonando lungo il cammino.</p>
<p>E questo è quanto. Spero che la mia spiegazione sia stata abbastanza potabile.</p>
<p>Be&#8217;, in conclusione posso dire che mi piace combinare i princìpi del marketing all&#8217;emetofobia. Già mi ci vedo: tacco dodici e ventriquattrore nera, altro che ciavatte infradito e Pronto Legno Vivo Spray. <img src='http://www.emetofobiaonline.com/wp-includes/images/smilies/icon_biggrin.gif' alt=':D' class='wp-smiley' /> </p>
]]></content:encoded>
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		<title>Aridatime House</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Feb 2010 16:15:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pikadilly</dc:creator>
				<category><![CDATA[Emetofobia]]></category>
		<category><![CDATA[Dr House]]></category>

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		<description><![CDATA[Davanti una foto di Tim Burton: &#8220;assomiglia ad House!&#8221;
Davanti una ricevuta: &#8220;ah, pure House mi faceva le ricevute!&#8221;
Davanti  una penna verde in cartoleria: &#8220;uh! La penna che usava House!&#8221;
Davanti la vetrina di un negozio cinese: &#8220;guarda, quel maglioncino ce l&#8217;aveva pure House!&#8221;
Davanti la vetrina di un ottico: &#8220;anche House portava gli occhiali, ma si vergognava [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="margin:5px"><!--adsense--></div><p><img class="alignleft" title="Tim Burton" src="http://www.emetofobiaonline.com/images/burton.jpg" alt="" width="100" height="133" />Davanti una foto di Tim Burton: &#8220;assomiglia ad House!&#8221;<br />
Davanti una ricevuta: &#8220;ah, pure House mi faceva le ricevute!&#8221;<br />
Davanti  una penna verde in cartoleria: &#8220;uh! La penna che usava House!&#8221;<br />
Davanti la vetrina di un negozio cinese: &#8220;guarda, quel maglioncino ce l&#8217;aveva pure House!&#8221;<br />
Davanti la vetrina di un ottico: &#8220;anche House portava gli occhiali, ma si vergognava a metterli&#8230;&#8221;<br />
Davanti un SH 125 nero: &#8220;quello è uguale allo scooter di House!!&#8221;<br />
Davanti una foto di Bruno Vespa:&#8221;anche House lo odiava!&#8221;<br />
Davanti un negozio di divani:&#8221;questo divano ha lo stesso colore di quelli che c&#8217;erano nella sala d&#8217;aspetto di House!&#8221;<br />
Davanti agli uomini senza capelli: &#8220;anche House aveva una pista da sci sulla testa&#8230;&#8221;<br />
Davanti un perché:&#8221;House mimava un ghigno di dolore quando dicevo un perché&#8230;&#8221;<br />
Davanti a Dr House Medical Division: &#8220;House non sei tu!! Vai via, impostore zoppicante!&#8221;</p>
<p><strong>&#8230;sono ancora recuperabile&#8230;Aridatime House!!! <img src='http://www.emetofobiaonline.com/wp-includes/images/smilies/icon_biggrin.gif' alt=':D' class='wp-smiley' /> </strong></p>
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		<title>I bambini dell&#8217;Africa</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Feb 2010 12:24:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pikadilly</dc:creator>
				<category><![CDATA[Emetofobia]]></category>
		<category><![CDATA[fame]]></category>
		<category><![CDATA[paura di vomitare]]></category>

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		<description><![CDATA[A tutti quelli che hanno palesato la propria emetofobia sarà capitato di sentirsi dire: &#8220;pensa ai bambini dell&#8217;Africa, quelli non hanno niente da mangiare, e tu rifiuti il cibo per una stupida paura&#8221;.
Ecco, parliamo di questi ipercitati bambini dell&#8217;Africa che diventano il termine di paragone per misurare la nostra estrema stupidità nell&#8217;avere paura di vomitare.
La [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="margin:5px"><!--adsense--></div><p><img class="alignleft" title="Bambini Africa" src="http://www.emetofobiaonline.com/images/b_africa.jpg" alt="" width="150" height="265" />A tutti quelli che hanno palesato la propria emetofobia sarà capitato di sentirsi dire: &#8220;pensa ai bambini dell&#8217;Africa, quelli non hanno niente da mangiare, e tu rifiuti il cibo per una stupida paura&#8221;.</p>
<p>Ecco, parliamo di questi ipercitati bambini dell&#8217;Africa che diventano il termine di paragone per misurare la nostra estrema stupidità nell&#8217;avere paura di vomitare.</p>
<p>La prima volta che qualcuno mi ha presentato i bambini dell&#8217;Africa è stato quando ho detto a scuola di non avere luce e acqua calda in bagno.<br />
&#8220;Luciani, pensa ai bambini dell&#8217;Africa&#8221; mi disse la professoressa.<br />
La seconda, me lo ricordo bene, mi vennero messi sul piatto da un medico:<br />
&#8220;Da quanto non mangia? 3 Mesi? Ah, ma pensi ai bambini dell&#8217;Africa, quelli non mangiano mai&#8230;&#8221;</p>
<p>Fino a qualche tempo fa, quando raccontavo della mia emetofobia, non mancavo mai di eplicitare la mia posizione di privilegio rispetto ai bambini dell&#8217;Africa, come se fosse mio dovere <strong>non</strong> angosciarmi se per due giorni di fila non mangiavo nulla, come se non avessi il diritto di stare male, o peggio, di sentirmi debole e affamata.<br />
Poi mi sono resa conto che la storia dei &#8220;bambini dell&#8217;Africa&#8221; non solo è una doverizzazione terribilmente lesiva, ma anche un falsissimo senso di colpa che spesso non viene seguito da nessun fatto concreto. Serve solo a sentirsi meno sfigati.</p>
<p>Perché:</p>
<p>A) Non è pensando che si riempe loro lo stomaco<br />
B) Crea dei sensi di colpa e delle doverizzazioni che vanno dal &#8220;devo stare bene perché in fondo non sto messa come i bambini dell&#8217;Africa&#8221;, &#8220;mi sento in colpa: io ho il cibo e lo rifiuto, i bambini dell&#8217;Africa non hanno niente&#8221;, ecc.</p>
<p><span id="more-1000"></span>All&#8217;inizio potrebbe sembrare sollevante, ma a lungo andare diventa un senso di colpa estremamente nocivo.<br />
E&#8217; peloso dirlo, ma ognuno ha la sua rogna, non è facendo paragoni o pensieri intransitivi sulla fame dei bambini dell&#8217;Africa che si riesce a venirne fuori senza danni collaterali.</p>
<p>Pensare a chi sta peggio va bene se poi ci si mette le manine in tasca e si tirano fuori zinzi per aiutare, non per sollevarsi in un momento di sconforto, perché, anche se non ce ne accorgiamo, stiamo creando una regola che ci vieta di stare male poiché, rispetto a noi, c&#8217;è chi è nella melma più totale.</p>
<p>Non capisco perché sempre chi sta male, in qualsiasi senso, è obbligato moralmente a pensare ai bambini dell&#8217;Africa, mentre il mondo dei sani se ne sbatte e continua a farsi venire le psicopatologie se gli rigano la macchina, se ha pagato due centesimi in più il peperone scontato, se deve fare due metri di fila alla posta e se a pranzo ha mangiato <em>solo</em> un panino e adesso ha bisogno di una salvifica Fiesta.</p>
<p>La fame, quella vera, quella che ti fa sentire come se lo stomaco stesse banchettando con il tuo cervello, è uguale per tutti. Un pensiero o uno sciapo senso di colpa non la faranno passare, tantomeno ai bambini dell&#8217;Africa.</p>
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