Sfatation 2

Scritto da: Pikadilly | In: Emetofobia | commenti Commenti (3)
8
Jul
2011

Non mi piaceva “Sfatiamo un po’ di miti 2″, pareva il titolo di una fiction tipo Elisa di Rivombrosa. Oddio, brividi.

Prima di andare in vacanza (da intendersi:prima di chiudere baracca e passare al livello “Only Divano”), vorrei sfatare un’altra manciata di miti, ma stavolta sono miti che bivaccano tra chi soffre di Emetofobia.

Leggere attentamente le modalità d’uso di questo post prima di continuare.
Se siete particolarmente foboassorbenti, evitate di leggere quanto segue, altrimenti a fine post avrete bisogno del defibrillatore per riprendervi dallo spavento e io di un buon avvocato per difendermi dall’accusa di terrorismo psicologico. :D

Cominciamo.

Sono emetofobico, ergo non vomito

“Ho letto che essendo emetofobico sono automaticamente immune dal vomitare: che sollievo!”

Ebbene sì, c’è chi ha scritto questa cosa.
Ebbene sì, gli ho dato dello scemo.
Ebbene sì, m’ha detto che sono bastarda.
Ebbene sì, ha ragione, lo sono, ma ho ragione anche io, lo è. Scemo.

Sfatiamo: ebbene no, non siamo vomitifughi.
Non so chi abbia sgabbiato questa boiata, non mi importa, ma chi soffre di Emetofobia può vomitare e, credetemi, vomita. C’è chi ogni inverno ha l’appuntamento fisso con l’influenza gastrointestinale e passa nottate intere a farsi le coccole con il wc e a invocare l’aiuto di Freddy Krueger per farsi asportare, anche in modo violento, tutto l’apparato digerente.
E’ altresì vero che siamo, come dire, più resistenti. Penso che se non fossi stata emetofobica, in questi dieci anni avrei vomitato almeno una quarantina di volte. Di certo non me ne vanto, ma nemmeno me ne dispiaccio, da un certo punto di vista fa piacere sapere di avere un potere. :D

Vi ho spaventato? Forse, ma ritengo che crogiolarsi nell’idea “Io non vomito perché sono emetofobico” sia come darsi una pugnalata su un’arteria e aspettarsi di non morire in una pozza di sangue.

Odiatemi, me lo merito. :D
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Sfatiamo un po’ di miti

Scritto da: Pikadilly | In: Emetofobia | commenti Commenti (18)
15
Jun
2011

Riti magici. Fioretti. Mercanteggiata anima al miglior offerente. Ipotecato mia madre. Venduto a nuda proprietà gli organi di Pikadilly. Promesso in sposo il Piko alla prima santa con aspirazioni da peccatrice. Ho anche giurato di non nominare Star Trek per due giorni di fila. Ma niente. L’estate è arrivata. Anzi, è arrivato lui: il caldo.

Perché io non ce l’ho con l’Estate, intendiamoci, ma con il caldo, quello che zitto zitto si sfama con le mie forze.
Boccheggio come un tonno. Davanti al pc divento un tonno affumicato.

Comunque, mentre il resto dell’emisfero boreale si prepara a farcire sundek e nanobikini, io penso alla salvaguardia mentale della specie emetofobica cercando di uccidere quelle credenze che spesso rendono la comunicazione emetofobico-tutti e tutti-emetofobico un incubo.

Sfatisciamo…sfatasciamo…sfatiamo un po’ di miti.

La Fame

“Se vieni a casa de mi nonna all’ora de pranzo, vedi come te viene fame! Lassa perde!”

Sono anni che mi sento ripetere questa cantilena “La fame ti viene”, ma ancora non ho ben localizzato il punto esatto da dove è fuoriuscita la diceria che gli emetofobici non abbiano fame, o peggio, che non la soffrano. Ah boh.

Sfatiamo: un vomitofobico che magari non mangia fuori/mangia poco dentro casa/rifiuta le avances della nonna che mette in tavola una vasca olimpionica sbottante di cinghiale e polenta, ha fame e la sente come tutti gli altri, forse anche di più, ma ha paura di vomitare ciò che mangia, quindi per logica evita di mangiare o si limita. E ciò non blocca la fame, semplicemente (mica tanto semplicemente) non la soddisfa perché la paura spesso è più forte dei movimenti tellurici dello stomaco.

Quindi, la prossima volta che incontrate un emetofobico (=la prossima volta che incontrate me), non gli mettete in dubbio la fame, perché se poco poco l’Emetofobia si distrae un attimo, quello vi sbrana.
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Istinto free

Scritto da: Pikadilly | In: Emetofobia | commenti Commenti (10)
4
Apr
2011

Sottotitolo: libera la bestia che in te.

Oddio, sembra lo slogan di una pubblicità anni ’80 o il classico titolo di un libro per depressi a vita.
Evvabbe’, passatemelo, l’argomento in fondo non si dissocia tanto dalle baccalate scritte in quei libri, l’unica differenza è che dopo aver letto questo post non vi si creerà intorno un’aura di santità, al massimo avrete finalmente un motivo per non leggermi più. :D

Be’, l’argomento si è capito: l’istinto, quella robina che ti fa correre più veloce di Bolt se ti trovi davanti un leone, un Godzilla o una qualsiasi suocera rompiballs. Ovviamente non è solo questo, spiegare cosa sia in realtà l’istinto non è facile, perché fa parte di quei retaggi animaleschi che ci trasciniamo da quando penzolavamo dagli alberi e litigavamo con i vicini di ramo per una banana.

Il mio fedelissimo dizionario mignon lo spiega cosi:
Disposizione naturale, impulso.

Definizione stitica, ma sostanzialmente esatta.

Con il tempo, l’essere umano ha sentito l’esigenza di tradurre la parola “istinto” con la meno animala parola “cuore”, molto probabilmente spaventato dall’idea di essere anche lui una bestia con degli impulsi naturali.

Che sei matto?Noi siamo macchine con una coscienza, abbiamo smesso di strapparci la pelle per una poco costosa banana. Eh.
Già, solo che adesso lo facciamo per il petrolio, per la iolanda e per una svariata gamma di banane travestite da altro.

Abbiamo tradotto la parola, abbiamo perso la pelliccia, i canini e la coda di dietro si sono rattrappiti, ma la sostanza non cambia: siamo bestie istintive che però tentano di smorzare l’istinto. Riuscendoci tanto quanto io riesco a risolvere un’equazione matematica senza farmi saltare tutte le sinapsi, aggiungerei. :D
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Il potere…

Scritto da: Pikadilly | In: Emetofobia | commenti Commenti (5)
23
Mar
2011

“Ah, no, guarda, IO non dico niente a nessuno perché se no do agli altri il potere su di me!

Fin da quando ho inizializzato il blog (oggi mi piace il verbo inizializzare, l’ho usato anche stamattina per dire che ero sveglia: “Mi sono inizializzata…”), il terrore di coloro che mi vogliono bene (o fingono alla grande di volermene) è quello del presunto potere che ho messo nelle mani del mio prossimo dopo il coming out.

Il potere non è nient’altro che il rischio di essere presa per pazza o comunque di non essere ascoltata in nessuna sede di dibattito, dando oltretutto agli altri la possibilità di manovrarmi come vogliono, sbattendomi in faccia, o per meglio dire, ricattandomi con la mia stessa paura: l’Emetofobia.  (Già immagino la scena: “O fai come dico io o dico a tutti che hai l’Emetofobia!” e io: “Ommioddio! Ah…ma…già lo sanno tutti…” :D .)

Praticamente, dichiarando al mondo che ho l’Emetofobia, tutte le mie cellule hanno firmato un contratto senza ritorno in cui chiunque encefalogramma piatto di questa terra ha il diritto di:

- giudicarmi idonea o meno a prendere decisioni importanti
- rastrellarmi via il diritto di parola
- discutere tutto quello che dico
-  agire su di me o sui miei comportamenti come meglio crede, senza vedersi arrivare un cazzotto in pieno muso o un vaffa interpuntivo che metta fine a qualsiasi tipo di rapporto con presunto essere monocellulare

Si può dire che esplicitare una qualche tipo di fobia equivale a mostrarsi incapaci di intendere e soprattutto di volere, deboli, discutibili, indifesi e manovrabili.
Sono sconveniente se rido di questa cosa fino a farmi uscire la milza a tranci dalla schiena?
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Vi racconto la fame

Scritto da: Pikadilly | In: Emetofobia | commenti Commenti (8)
14
Feb
2011

“La fame è brutta.”
Lo abbiamo detto tutti almeno una volta nella vita, ma quanti di noi l’hanno effettivamente provata? Parlo della fame di settimane che finiscono per sembrare secoli, non del languorino tra il panino e la Fiesta.

Non lo so, be’, io ho assaggiato quella che arriva a cibarsi del cervello e voglio provare a spiegare cosa si vive quando lo stomaco diventa un verme che ti mangia da dentro.

Ho dimenticato quasi tutto di quel periodo, ma non la fame, perché una sensazione così non la scrosti via né dalla memoria né dal corpo, anche se di mezzo ci sono dieci lunghi anni.

La fame è come un leone che comincia a leccarti quando ancora sei vivo. La prima fase è sopportabile, lei se ne sta nello stomaco e lancia gridolini cui fai indubbiamente caso, ma non li lasci giocare con la tua lucidità. E’ quando dallo stomaco comincia a soffiare un vento di debolezza passando prima per le gambe e poi tornando su verso le braccia per arrivare poi al cervello, è lì che hai la sensazione di essere divorato e ignorare è impossibile.

E’ come se il cervello fosse la parte superiore di una clessidra e lo stomaco la parte inferiore, piano piano avverti una sorta di leggerezza pesante e hai la sensazione di vedere tutto il contenuto del cranio scivolare via dal collo della clessidra per arrivare allo stomaco senza mai saziarlo. Ripeto, senza mai saziarlo. (In questi anni l’ho sempre descritta come la sensazione dello stomaco che sbrana il cervello.)

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La conversione

Scritto da: Pikadilly | In: Emetofobia | commenti Commenti (7)
25
Jan
2011

Quello che sto attraversando è uno dei tornadi interiori più “distruttivi” della mia vita.
Nemmeno quando (soprav)vivevo con un pacchetto di pavesini al giorno avevo così tante convinzioni scoperchiate, sicurezze sradicate e stati d’animo che cambiano continuamente senso di rotazione.

Ieri ero al supermercato, mentre operavo una delle scelte più difficili da quando bazzico il banco dei succhi di frutta (prendere il succo alla pesca buono, ma che costa un arto, o alla quello alla pera che fa schifo, ma costa poco?), sono stata investita da un vero e inconfondibile attacco di panico che si è manifestato con una nausea da manuale e con giramenti di testa al limite dello svenimento.

E per la prima volta non ho avuto paura di vomitare, ma di perdere il contatto con la realtà.

Ho arraffato il succo di frutta alla pesca e ho rombato verso la cassa cercando di respirare meno cinghialmente possibile e di mantenere un comportamento civile, sì, insomma, cercando di non fare la palla da bowling in mezzo all’intasamento di carrelli e casalinghe.

Alla cassa ho avuto il secondo scossone, ma sono riuscita a rimanere in piedi.
Sono tornata a casa con la spesa per la settimana fatta a metà e una convinzione: l’Emetofobia si sta trasformando in qualche altra cosa.

Il che era prevedibile e logico, in un certo senso, semplicemente perché non ho ancora abbandonato la signora “Controllo tutto”.
Non riesco a lasciarmi libera completamente. Mi torturo ogni minuto, anche quando sono sola, affinché la mia parte deprecabile (o qella che io considero tale) non venga fuori. L’ho fatto per 27 anni sacrificando amicizie, parentela, amori, passioni, diplomi, lauree, momenti della vita che non torneranno pur di controllare quella parte di me che reputo inaccettabile e colpevole per l’abbandono primordiale da parte dell’essere che mi ha generato e poi ha marinato la paternità.

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Lasciarsi liberi

Scritto da: Pikadilly | In: Emetofobia | commenti Commenti (7)
16
Nov
2010

A tutti è capitato almeno una volta di sentirsi strizzati in un involtino di decisioni da prendere, di soffocare in mezzo a scelte potenzialmente giuste e a quelle pregiudicate sbagliate. E di ritrovarsi alla fine sbranati dai dubbi, persi nel tempo che si è impiegati a scegliere, costantemente e irrimediabilmente seguiti da una domanda piccola ma letale: “Ho fatto la cosa giusta?”

Ebbene, pare che questo periodo mi si presenti una volta ogni tot tempo, come se entrassi in una sorta di calore che mi spinge ad accoppiarmi con la me più selvaggia e vedere insieme le strade da prendere. Non giuste, non sbagliate. Strade, decisioni.

Comincio a sbraitare dentro, poi passo una notte sentendomi tutti i mali del mondo, e ogni cosa si conclude con una giornata in cui prendo efferate decisioni su come guidare la bagnarola sulla quale mi sono trovata a navigare: la vita.

Eccolo, quel periodo è arrivato.
Sono giorni che il sangue mi ribolle, mando a fanlì tutto e tutti per rimanere sola, per deliberare ancora una volta, per decidere a chi far vincere il processo, se all’istinto o alla ragione, se sconvolgere tutto seguendo quello che VOGLIO fare o quello che DEVO fare, includendo in tutte le mie peregrinazioni mentali anche la fetta di torta da dare all’Emetofobia.

A differenza delle altre volte, a ‘sta botta ho dato incodizionatamente retta alla parte selvaggia, all’istintiva bestiaccia, a quella che sbava dicendo “Adesso mi sono rotta le palle, si fa come dico io”. E sapete una cosa? Una crisi emetofobica che stavo per avere ieri sera si è smorzata in pochi istanti, poof, svanita, adesso c’è-ora non c’è più. Ci sono rimasta di carciofo.

Quindi ho cominciato a pensare che lasciarmi libera potrebbbe essere una soluzione.

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