Le me post Emetofobia
Più vedo l’Emetofobia diventare trasparente e più me lo chiedo: chi sarà la me post-emetofobica?
La prima volta che questa domanda mi è saltata in braccio, momenti appiadino una vecchietta sulle strisce. Sì, perché io le domande sulla mia vita le formulo o in bagno o sul motorino, operando involontariamente nei seguente modi:
- passare interminabili ore ipnotizzata dalla carta da chiappe
- giocare a bowling stradale con i nonni di qualcuno
(Che nessuno scriva il mio epitaffio traendo spunto da queste due cose!!!)
Dal giorno che la domanda ALFA si è installata nel mio hard disk neuronico non ho più smesso di cercare la risposta. La stessa che si renderà visibile solo quando ci sarà una me post-emetofobica, quindi non adesso.
E intanto i dubbi si sfamano con le mie sicurezze, lasciandomi bucce di paura sparse dappertutto.
Il timore più quotato è quello di scoprire un essere vuoto, o peggio, un buco nero nascosto per dieci lunghi anni dietro il sipario chiamato Emetofobia.
E’ come se tutto questo fosse un teatro.
Ci sono io-spettatrice attiva (nel senso che non sto qui a menarmi le mani, ma sto facendo qualcosa per accorciare i tempi di inzio spettacolo), l’Emetofobia-sipario chiuso e il sospettato buco nero (la me libera dall’Emetofobia) sul palco nascosto dal sipario.
Sconti di fine anno
I conti non mi piacciono perché dopo il conto c’è sempre il pagamento, e anche quest’anno arrivo al 31 Dicembre con le tasche piene di buchi neri finaziari. Non ho voglia di iniziare il 2011 con i debiti.
Una cosa però dovrò farla prima dei titoli di coda: mantenere i buoni propositi del 2010.
I buoni propositi sono come i compiti delle vacanze, te li trascini fino all’ultimo giorno e preghi che il tempo si fermi almeno di un altro secolo.
I “farò…” del 2010 erano questi:
- uscire dall’Emetofobia
- diventare ricca
- essere più sociale
- domare la matematica
- santificare…sacrificare il sabato alle pulizie
- portare la pace nel mondo
- dire alla mia vicina di casa che se sposta ancora i mobili alle tre di notte, io le cambio la disposizione degli organi interni
- lavorare di più
- dormire di meno
- essere più buona con gli idioti
E l’ultimo, quello più doloroso:
- resistere alla forza di gravità del divano.
Non ho fatto niente di tutto ciò, ma c’è sempre tempo, in fondo mancano ancora due giorni. No?
In ogni caso dovrò pensare ai nuovi propositi per il 2011.
Cosa potrei fare di moralmente buono nei prossimi 36e qualcosa giorni?
Di tornadi e auguri
Quest’anno l’autunno ha concentrato tre mesi in uno: settembreottobrenovembre.
O forse sono io che ho trascurato i contatti con il calendario? Non lo so, ma mi dicono che siamo già alla vigilia di Natale nonostante io abbia la forte sensazione che il mio ventisettesimo e ottobrissimo compleanno sia ancora mooooooolto lontano.
Sì, me ne rendo conto, sto entrando in quella fase dell’ evoluzione in cui allontare le date dei compleanni è quasi istintivo.
Non festeggio il Natale, tuttavia, da buona approfittatrice di altrui festività, vado in vacanza.
Dove?
Ma è ovvio, sul divano.
In questi ultimi mesi ho avuto dei sconvolgimenti interni che mi stanno portando a scelte altamente rischiose, ma che probabilmente salveranno quel poco di futuro che ancora riesco a vedere in mezzo alla polvere lasciata da dieci anni di Emetofobia e 27 di intrerpretazioni scottanti della vita.
Libri in sala d’aspetto
In piena era House, quando trascorrevo i suoi infregabili* ritardi nella sala d’aspetto dello studio, ero solita afffidare la mia sopravvivenza intellettuale ai libri.
Le alternative erano queste:
- Ascoltare pettegolezzi e tragedie delle segretarie (“Ma lo sai de Barbara? S’è fatta roscia. Pare ‘na rapa”; “Me so’ scordata de prenne er pane! Oddio, mo è ‘n casino!”).
- Dare involontariamente la mia disponibilità a sedare le micro rivolte dei bambini sciolti (House ha lo studio itinerante in un centro polivalente per nanetti).
- Giornali di gossip preistorici.
- Guide TV scadute.
- Giornalini immobiliari affetti da Superlativo Assoluto: “Illuminatissimo”, “Centralissimo”, “Ampissimo”, ecc. Prezzi compresi.
E la tristissima lettura da sala d’aspetto del medico: il poster sanitario-informativo, quello dove sono tutti sorridenti e rilassati mentre fanno le cose più dolorose e imbarazzanti (il vecchio e la sua prostata me li sogno la notte).
Roba da suicidarsi con la forza del pensiero.
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21x
Il prossimo che mi dice “Ah, ma è solo una tua pippa mentale”, giuro che lo scuoio, lo scortico, lo depellizzo. A parole, ma lo faccio.
Lo so, non dovrei dare ascolto alle persone e alle sinfonie di idiozie che tirano fuori solo per dimostrare di saper parlare, però ogni tanto capita di avere i nervi in ebollizione e non è saggio gettarci altro sale sopra. Che è poi la principale occupazione di chi ama lanciare risposte come semi ai piccioni.
Alla fine devi anche ringraziare chi dispensa consigli non richiesti, perché nel loro piccolo, direi minuscolo, hanno provato a mostrarti una via. E non importa se ti hanno fatto perdere tempo, se alla fine della loro salvifica via c’è un burrone che arriva fino al centro della terra, devi ringraziarli lo stesso, perché in fondo potevano ignorarti. Insomma, l’unica cosa che ti resta da fare è somatizzare.
Somatizza somatizza somatizza, prima o poi qualcuno dall’otorino ce lo mandi.
Ok, lasciamo perdere, perché anche io ho suonato la canzone “No consigli, sì informazione” cento volte e sto cominciando ad annoiarmi.
Be’, che dire?
Dico che ho un bollettino medico simile ad una schedita del totocalcio.
Fegato-intestino x.
Stomaco-reni 1.
Ecc. ecc.
Lasciarsi liberi
A tutti è capitato almeno una volta di sentirsi strizzati in un involtino di decisioni da prendere, di soffocare in mezzo a scelte potenzialmente giuste e a quelle pregiudicate sbagliate. E di ritrovarsi alla fine sbranati dai dubbi, persi nel tempo che si è impiegati a scegliere, costantemente e irrimediabilmente seguiti da una domanda piccola ma letale: “Ho fatto la cosa giusta?”
Ebbene, pare che questo periodo mi si presenti una volta ogni tot tempo, come se entrassi in una sorta di calore che mi spinge ad accoppiarmi con la me più selvaggia e vedere insieme le strade da prendere. Non giuste, non sbagliate. Strade, decisioni.
Comincio a sbraitare dentro, poi passo una notte sentendomi tutti i mali del mondo, e ogni cosa si conclude con una giornata in cui prendo efferate decisioni su come guidare la bagnarola sulla quale mi sono trovata a navigare: la vita.
Eccolo, quel periodo è arrivato.
Sono giorni che il sangue mi ribolle, mando a fanlì tutto e tutti per rimanere sola, per deliberare ancora una volta, per decidere a chi far vincere il processo, se all’istinto o alla ragione, se sconvolgere tutto seguendo quello che VOGLIO fare o quello che DEVO fare, includendo in tutte le mie peregrinazioni mentali anche la fetta di torta da dare all’Emetofobia.
A differenza delle altre volte, a ‘sta botta ho dato incodizionatamente retta alla parte selvaggia, all’istintiva bestiaccia, a quella che sbava dicendo “Adesso mi sono rotta le palle, si fa come dico io”. E sapete una cosa? Una crisi emetofobica che stavo per avere ieri sera si è smorzata in pochi istanti, poof, svanita, adesso c’è-ora non c’è più. Ci sono rimasta di carciofo.
Quindi ho cominciato a pensare che lasciarmi libera potrebbbe essere una soluzione.
Obiettivi, informazione e propaganda
E’ lungo, però è importante perché chiarisce (ancora??????
) gli scopi di questo blog.
Non credo di riuscire a svegliarmi bene la mattina nell’illusione che essere amata sia automaticamente un motivo sufficiente per ritenermi utile su questa terra.
Ho bisogno di qualcosa di più.
Di fare qualcosa di più.
Quando sono in fila al banco dei prosciutti e guardo stracchini e caciotte, in mezzo a donne che parlano per intere mezzore di bresaola in offerta, mi domando spesso: “A cosa servo?”
Poi penso a mia madre, a mio fratello, a Pikadilly, al Piko e al loro volermi bene. Mi soddisfa tutto ciò? No. Lo so, è brutto dirlo, ma non mi basta il loro amore per sentirmi soddisfatta. Posso dire che mi gonfia, ma non mi fa esplodere come vorrei.
Potrei esistere solo perché loro vogliono che io esista o perché la vita, nonostante tutto, mi piace o perché devo capire cosa ha l’Emetofobia da strillare tanto, o perché ho tutto un mondo qua dentro senza il quale per me non ci sarebbe motivo di respirare, sì, credo che potrei vivere anche con queste cose, perché sono grandi, galattiche, ma io ho sempre voluto coscientemente andare oltre, non fermarmi mai agli assodati, agli è così-va bene così-mi basta così. Leggi tutto






