Crepe
Stamattina mi sono svegliata e ho notato un’altra crepa in uno dei due denti incisivi superiori.
E’ l’Emetofobia che non potendo più attaccarmi totalmente sul personale, mi attacca sul piano fisico.
Lo sta facendo nel modo più bastardo possibile: distruggendomi i denti.
Gli stessi con i quali sorrido ai clienti.
Quando apro gli occhi, invece di controllare se fuori sta lavorando il sole o la pioggia, mi dedico completamente all’ispezione del cuscino, terrorizzata dall’idea di trovarci frammenti di denti.
Altre vittime di una fobia che è sempre sul punto di digerirmi completamente.
E me lo domando ancora: non è un problema fisico?
E’ come una parola palindroma, se la leggi a rovescio rimane identica.
Per superare l’emetofobia ho bisogno di House, per andare da House ho bisogno di lavorare, per lavorare ho bisogno di superare l’emetofobia, per superare l’emetofobia ho bisogno di House.
Dov’è la mia seconda stella a destra?
Cammino cammino cammino e mi ritrovo sempre sullo start.
Non voglio mischiarmi al vittimismo, ma oggi non posso fare a meno di sentirmi una perdente, in piedi sull’orlo di quelle crepe.
Aridatije House!
Colla
Every: “Perché questa colla non incolla?”
Pika: “Per lo stesso principio per cui con lo stipendio non arrivi alla fine del mese.”
Every: “Non vedo il nesso.”
Pika: “Nemmeno io, ma se la colla non incolla e lo stipendio non basta, perché io dovrei essere logica? Prenditela con la colla e lo stipendio!”
Every: “Qual è il numero di House?”
Al telefono con genitrice
Mamma: “Sì?”
Pika: “Quando diventiamo ricchi?”
Mamma: “Mi hai chiamato solo per chiedermi questo?”
Pika: “No, anche per sapere quando facciamo i soldi.”
Mamma: “Quand’è che devi vedere House?”
Con l’incoscienza di poi
La primavera sta spacciando i suoi pollini in ogni dove. Me ne rendo conto quando sento la vicina di casa starnutire a mitraglietta.
In verità, anche gli alberi parlano di primavera, così non posso proprio fare a meno di ammetterlo: è di nuovo primavera.
E mentre la primavera sistema le sue faccende là fuori, io qua dentro me ne sto sprofondata nei lontani ricordi di adolescenza. Non è causale questo ritorno ai 15 anni. Forse, tra le faccende della primavera c’è anche il farmi spolverare immagini, suoni, parole e profumi del tempo che fu.
La primavera può essere così carogna? Credo di no. Probabilmente cerca solo di farmi capire che sulla schiena ho più anni passati a mangiare spensieratamente che quelli trascorsi a belligerare con l’Emetofobia.
Comunque sia, durante questa passeggiata infradolescenziale, non ho potuto fare a meno di soffermarmi sulla voce oltretombale della proffa di greco indirizzata verso il mio banco: “Devi studiare! Cosa farai da grande?”
Leggi tutto
Rianimazione
Certe volte non riesco a ironizzare sulla relazione tra me e l’Emetofobia.
Lei mi ha strappato dalle mani i vent’anni, come se fossero giocattoli troppo pericolosi per me.
Non posso fare a meno di chiedermi dove sarei ora se io e lei non ci fossimo incontrate quel pomeriggio di Maggio.
Cosa sarei? Chi sarei? Avrei una laurea? Un’agenda piena di pranzi e cene di lavoro? Sarei la mocciosa che ho lasciato 9 anni fa insieme alla tranquillità di mangiare?
Quando queste domande battono i piedi per avere risposta, io mi sento profondamente responsabile, perché le ho generate io, in fondo. Non ho scelto l’Emetofobia, questo no, ma forse non sto facendo abbastanza per salutarla.
Sono così stanca di rianimare la mia vita.
Passano gli anni e comincio a rendermi conto di aver trascorso tutta l’esistenza cercando di farmi respirare. Mi chiedo se io abbia mai respirato, anche solo un secondo, senza cominciare a tossire e a sputare problemi ovunque.
Non lo so.
Vorrei solo dedicare alla vita un po’ del tempo che dedico cercando di riprendermela.
Forse quando morirò sarò orgogliosa di me o forse il mio letto sarà pieno di piccoli rimpianti che mi pizzicheranno la pelle impedendomi di morire serenamente.
Da piccola sognavo tutt’altro per me. In verità anche adesso, ma adesso il futuro mi spaventa.
Dovrò tornare ad ironizzare sulla relazione tra me e l’Emetofobia, se no rischio di mandarmi a fanculo. Ora non ho proprio la forza di sedare le risse intestine tra la me incazzata e la me rassegnata.
Solo adesso mi accorgo della presenza di foglie sulle dita degli alberi.
Anche gli alberi si rianimano ogni anno.
Non è un problema fisico?
Oggi è Pasqua, l’80% degli italiani starà glorificando il signore scofanando agnelli, lasagne e uova di cioccolata, l’altro 20% si divide in influenzati (eccomi eccomi), atei praticanti (ovvero coloro che considerano Natale e Pasqua due giorni normali), quelli che ancora devono capire come funziona la faccenda della fede (arieccomi), gli sfigati delle festività (ovvero coloro che “st’anno me la passo divertendomi” e poi sono costretti a lavorare) e seguaci di altre religioni. Amen.
Insomma, il mio regalo pasquale è rovinare la giornata a qualcuno scrivendo cose brutte e cattive.
Risata sadica di sottofondo, prego.
A parte gli scherzi, scelgo una festa mangereccia per affrontare un argomento poco simpatico, ma del quale è necessario parlare: i danni fisici provocati dall’Emetofobia.
L’Emetofobia è una patologia psicologica, si sa, quello che molti non sanno, però, è che a lungo andare può portare danni fisici ai quali porre rimedio è cosa lunga e dolorosa.
Non voglio spaventare nessuno, ma solo svegliare chi fa passare del tempo prima di affrontare la propria paura attraverso una terapia psicologica.
Leggi tutto





