Guerra tra poveri…

Scritto da: Pikadilly | In: Emetofobia | commenti Commenti (0)
28
Sep
2009

Si dice così quando ci si scanna per una scodella di riso o quando si è dal paninaro e si belligera per reclamare il diritto di precedenza sull’ultima ciriola:
“Io l’ho chiesta per prima”
“Ma io l’ho vista per prima”

Si dice così per tante altre cose che coinvolgono coloro i quali dovrebbero fare gruppo contro ingiustizie e prevaricazioni. Di guerre tra poveri ce ne sono parecchie ogni giorno.

Il post che sto per scrivere può sembrare cattivo, impertinente, discriminatorio, ma mi si permetta, dopo dieci anni, di non essere politicamente corretta, vabbenista e tollerante perché, per come la si guardi, nella vita si fanno delle scelte che non possono essere pagate dagli altri. Mi rendo conto che quello che è avvenuto qualche mese fa è stata l’ennesima guerra tra poveri nata e morta lì, davanti un banchetto per le offerte.

Quel giorno ero alla ricerca di un ufficio, mi girava la testa perché per due giorni di fila ero dovuta uscire stando fuori casa fino alle sette di sera, questo per me significava, e purtroppo significa ancora, non mangiare e bere per ore e ore. Non ero al mio top, così, un po’ per la fame, un po’ per le decisioni prese quel giorno, ero incazzata come un black mamba. Avevo praticamente la schiuma alla bocca quando una signorina tutta piercing e tatuaggi si avvicinò con una penna in mano e mi domandò, con un accento da centro sociale:

“Ti va di donare qualcosa per la nostra comunità?”
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Una sedia

Scritto da: Pikadilly | In: Emetofobia | commenti Commenti (0)
17
Sep
2009

Ultimamente mi capita spesso di pensare al mio lavoro, alla sedia sulla quale ogni giorno faccio cadere un rinocerontico fondoschiena nella vana speranza di lavorare otto ore filate.

Posso dire che il mio lavoro l’ho scelto anche se non è affatto così, ma mi piace, quindi non posso affermare di fare qualcosa che odio e aborro. Tuttavia alcune volte, proprio per la non scelta, mi viene da pensare ai mille altri lavori che avrei potuto fare se un giorno non avessi imbroccato la via dell’emetofobia.

Nello scrivere questa frase mi sono chiesta se l’emetofobia non sia stata sempre e solo una scusa che si frapponeva giusta giusta tra me e le cose che in verità non ho mai avuto il coraggio di fare, poi però mi vengono in mente le volte in cui per uscire non mangio e sento quasi la fame, pronta a ricordarmi che  senza mangiare regolamente anche fuori casa, o comunque prima di uscire, ogni lavoro che mi porta lontana da questo pc è precluso.

Per quanto mi sforzi di dire che se una cosa la vuoi fare la fai lo stesso, devo ammettere che la prospettiva di arrivare a fine mese con la testa a mo’ di campo da golf e le costole schizzate fuori dalla pelle, be’, non è bella per niente.
L’ho passato nove anni fa e non voglio ripeterlo.
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Questione di carattere

Scritto da: Pikadilly | In: Emetofobia | commenti Commenti (0)
8
Sep
2009

Manca poco all’entrata ufficiale dell’autunno, ma vedo che le foglie sono giunte al pensionamento, ergo l’estate è quasi finita.
Mi dispiace.
Sì, come quando la Lazio perde. :D

Con l’arrivo dell’autunno, capitombolano sulle nostre capocce le tanto temute influenze di stagione e soprattutto lei, la Bin Laden del fondamentalismo emetofobico: l’influenza intestinale.

In questo periodo si parla tanto di febbre suina; ogni giorno i tg allarmano la popolazione annunciando nuovi contagi, nuovi morti, morti vivi, vivi morti, vaccini e contro vaccini e intanto, mentre al supermercato le casalinghe si mettono una mano sulla bocca quando passano davanti alle confezioni di Suillo, gli emetofobici aizzano l’attenzione contro il basso ventre, alla spasmodica ricerca del sintomo sordo.

“Oddio, ieri sera dopo aver mangiato un silos di cozze e ostriche pescate nel porto di Genova, ho sentito un leggero tumulto allo stomaco: avrò preso l’influenza intestinale?”
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Non ti ho abbandonato

Scritto da: Pikadilly | In: Emetofobia | commenti Commenti (0)
2
Sep
2009

Questo blog mi sta chiamando maledicendo ogni minuto me e la mia negligenza nei suoi confronti.

Nel rallegrarmi per la venuta di settembre non avevo calcolato che con lui sarebbe arrivato anche il lavoro, e se fino a ieri potevo sollazzarmi nel decidere cosa scrivere, ora devo assolutamente mettermi a lavorare.
C’è un Dr House che va pagato e un debito che fermenta ogni giorno di più. Non vorrei proprio ritrovarmi a uscire dall’emetofobia per entrare nel giro dei cravattari, con la conseguenza di non uscire più di casa non per paura di vomitare, ma di essere uccisa a legnate sulle gengive.

C’è da dire che ne sto accumulando di cose da scrivere, ma per ora sono sole bozze che galleggiano poco convinte da parte a parte del mio cervello, voglio dire, di spazio là dentro ce n’è in abbondanza, stanno comode. Loro.

Comunque sì, sono ancora emetofobica, o meglio, ho ancora l’emetofobia. Lo dico per rispondere ad una mail di una ragazza convinta della mia uscita dall’emetofobia: non vedeva nuovi post e allora ha pensato che ormai non avevo più nulla da dire in merito.

Anche se domani dovessi andare al ristorante e mangiare cinghiale e strage di mare, il blog non chiude. Questo blog non parla solo di emetofobia, ma di comportamenti umani che spesse volte sono più assurdi dell’emetofobia stessa. Insomma, ormai ho iniziato e non voglio assolutamente smettere.

V’è toccata. :D

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