I bambini dell’Africa

Postato il February 5, 2010 da: Pikadilly | Categoria: Emetofobia | 2 Commenti


A tutti quelli che hanno palesato la propria emetofobia sarà capitato di sentirsi dire: “pensa ai bambini dell’Africa, quelli non hanno niente da mangiare, e tu rifiuti il cibo per una stupida paura”.

Ecco, parliamo di questi ipercitati bambini dell’Africa che diventano il termine di paragone per misurare la nostra estrema stupidità nell’avere paura di vomitare.

La prima volta che qualcuno mi ha presentato i bambini dell’Africa è stato quando ho detto a scuola di non avere luce e acqua calda in bagno.
“Luciani, pensa ai bambini dell’Africa” mi disse la professoressa.
La seconda, me lo ricordo bene, mi vennero messi sul piatto da un medico:
“Da quanto non mangia? 3 Mesi? Ah, ma pensi ai bambini dell’Africa, quelli non mangiano mai…”

Fino a qualche tempo fa, quando raccontavo della mia emetofobia, non mancavo mai di eplicitare la mia posizione di privilegio rispetto ai bambini dell’Africa, come se fosse mio dovere non angosciarmi se per due giorni di fila non mangiavo nulla, come se non avessi il diritto di stare male, o peggio, di sentirmi debole e affamata.
Poi mi sono resa conto che la storia dei “bambini dell’Africa” non solo è una doverizzazione terribilmente lesiva, ma anche un falsissimo senso di colpa che spesso non viene seguito da nessun fatto concreto. Serve solo a sentirsi meno sfigati.

Perché:

A) Non è pensando che si riempe loro lo stomaco
B) Crea dei sensi di colpa e delle doverizzazioni che vanno dal “devo stare bene perché in fondo non sto messa come i bambini dell’Africa”, “mi sento in colpa: io ho il cibo e lo rifiuto, i bambini dell’Africa non hanno niente”, ecc.

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Con un House in meno

Postato il February 2, 2010 da: Pikadilly | Categoria: Emetofobia | 5 Commenti


Venerdì ho salutato House.
Come sono riuscita a non trasformare lo studio in una vasca di lacrime non lo so. Ma tant’è, alla fine sono riuscita ad uscire sulle mie gambe.
Certo, lui non mi ha aiutata. Poteva fare qualcosa per dimostrarmi che non gliene fregava niente della mia dipartita terapistica, che, anzi, per lui era un sollievo non avermi più tra gli appuntamenti del venerdì. Invece no, mi ha esplicitamente mostrato di esserne dispiaciuto e amareggiato.

Quando vieni tranquillamente e felicemente abbandonato da chi ti ha messo al mondo, ti aspetti che nessuno si dispiaccia se ad un certo punto sei tu a toglierti di torno. E’ più facile preventivare un’espressione sbiadita, magari anche uno sbadiglio, che due occhi pieni di di interrogativi riguardo una decisione così inaspettata e fuori da ogni logica.

Mi ha strappato dalle mani la mia vincente arma del “tanto lo sapevo che non gliene fregava niente di me”, quella che mi proteggeva la mucosa emotiva da delusioni e scoramenti. Nessuna aspettativa, nessun dolore.

Quella di lasciarlo è stata una “scelta” che non mi sta facendo per niente bene, non ho ancora metabolizzato la cosa: ho come la sensazione che sia stato tutto uno scherzo. Sono in attesa di vedere uscire un omino intransitivo che mi dice “sei su scherzi a parte” e tutti che battono le mani, io che rido e piango di commozione mentre do dei simpatici schiaffetti ai complici dello scherzo.
Ma più mi guardo intorno e più mi rendo conto che non c’è nessun omino intransitivo con il cartello, nessuno batte le mani e io non rido, ma piango di rabbia mentre mi è più chiara la verità:

ho proprio lasciato il Dr House, venerdì.

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Il tapis roulant

Postato il January 25, 2010 da: Pikadilly | Categoria: Emetofobia | 1 Commento


Dieci anni fa pesavo 83 kg. Giuro.

La prima costola l’ho vista in una radiografia. Io non sapevo nemmeno di averle, le costole.
Nonostante sembrassi un rovagnati con braccia e gambe, ero felice.
L’estate indossavo un costume da bagno duepezzigiallocanarinofluorescente che metteva in evidenza tutto, e per tutto intendo tutto! Una cosa inguardabile. Inguardabile veramente, quel costume ti faceva venire la cataratta precoce, ma mi piaceva così tanto da non essere ancora riuscita a pensionarlo, sebbene io lo abbia sostituito con un due pezzi con i cuori rossi. Niente di meno inguadabile, comunque.

Pur essendo un prodotto degli anni in cui Olivia Newton John terrorizzava tutti con Physical, non ho mai fatto una dieta in vita mia. Tra un’obesa lasagna e la depressa insalata, non c’era nemmeno da pensarci: le mangiavo entrambe.
Non avendo né auto né amore per i mezzi pubblici, camminavo molto: non facevo di certo parte di quella categoria di adolescenti sedentari che stavano tutto il giorno davanti alla tv a fagocitare girelle e big mac. Giocavo anche a pallavolo, quindi ero a posto con la coscienza, un po’ meno con Olivia Newton Jhohn, ma pazienza. :D

Tutto andava bene così. Per ragazzi ero un maschio con le tette, ma quello del dimagrire era un compromesso al quale non volevo arrivare solo per farmi accettare come femmina del branco. Alcune volte, lo ammetto, mi sentivo morire sapendo che una ciabatta ortopedica arrivava ad essere più sensuale di me, ma i momenti così passavano subito, e ogni cosa tornava alla normalità. La mia, naturalmente.
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Addio o arrivederci, Dr House?

Postato il January 22, 2010 da: Pikadilly | Categoria: Società | 4 Commenti


Lo stato d’animo con cui scrivo questo post oscilla tra l’imbestialito e l’incarognito. Non so nemmeno io definire che sensazioni provo in questo momento, ma una cosa è certa: qualcuno si pentirà di avermi messo i bastoni tra le ruote per 26 anni consecutivi.

Potrò sembrare iperpolemica, infantile, ignorante, come volete, non importa. Non più, ormai.

La diplomazia con la quale ho cercato di scrivere fino a questo momento ha sempre indorato la realtà che vivo giorno per giorno a causa dell’emetofobia, ma sopratutto a causa dell’emetofobia applicata alla società di perbenisti del cazzo che danno la possibilità ad un’assassina come Erika De Nardo di studiare e a me un calcio in culo solo perché sto male e perché, quando mia madre era su una sedia a rotelle, non l’ho accoltellata o soffocata nella vasca.

Sono talmente indignata che l’emetofobia non mi fa più schifo di questa società di ipocriti perbenisti e santocchi che vanno ad Haiti a fare gli eroi, fottendosene del vicino di casa che sta moralmente e fisicamente crollando!! (E non leggetela come se stessi dicendo che gli haitiani devono schiattare sotto i massi.)

Il prossimo venerdì dirò un addio/arrivederci al Dr House perché non posso più permettermi di pagarlo. Va bene. No, davvero, va bene.  Mi rendo perfettamente conto di non far parte di quella cricca di criminali da salvare, semplicemente perché io non sono una criminale. Basta saperlo, no? Io lo so: non ho alcun diritto di guarire dall’emetofobia. Non è difficile da capire.
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Chi sono

pikadillyNome? Francesca
Nick? Pikadilly
Età? Pervenuta per metà
Capelli? Castano andante
Occhi? verdi. Non fare quella faccia,è vero.
Ansie, paure...fobie? Emetofobia.
Cosa?: Emetofobia. Ok, parliamone.
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